Il Jackintosh, il clone economico del Macintosh prodotto da Atari

Jackintosh

Quando Apple presentò il Macintosh nel 1984 il mondo non restò lì a guardare. Così come oggi esistono tante alternative dell’iPhone, a volte troppo simili, nello stesso modo all’epoca i produttori di computer si accorsero che qualcosa era cambiato. Apple era riuscita ad applicare una delle sue leggendarie innovazioni in grado di modificare l’assetto del settore di riferimento.

Il Macintosh, infatti, aveva un’interfaccia grafica in grado di sostituire i comandi a codice dati nella linea di comando. Era una vera e propria rivoluzione informatica. Una delle persone che tentò di cavalcare quell’onda fu Jack Tramiel, fondatore di Commodore. Come saprete il Commodore non ha mai avuto un’interfaccia grafica per l’uso del suo sistema operativo, ma ha usato la linea di comando.

Uscito da Commodore nel 1984, Tramiel utilizzò il suo denaro per acquistare Atari. Successivamente, per la cronaca, tentò anche di comprare Amiga ma senza successo. Atari, così, iniziò lo sviluppo di un concorrente del Macintosh e realizzò la famiglia Atari ST.

Simile nel design al Commodore, l’Atari ST aveva un sistema operativo con interfaccia grafica a colori, anche se nell’esperienza utente non era all’altezza del Macintosh. Steve Jobs disprezzava Tramiel, non tanto per aver proposto un’alternativa economica del Macintosh (costava meno della metà del computer di Apple) ma per il suo carattere.

L’ex CEO di Apple, come afferma Jay Elliot nel suo libro “Steve Jobs – La storia continua“, era convinto che a Tramiel non interessasse fare buoni prodotti ma solo arricchirsi vendendo computer. Durante una delle Computer Electronics Show, dove Tramiel presentò un Atari ST, Jobs incontrò l’imprenditore e gli disse che la sua imitazione del Macintosh non avrebbe mai avuto successo.

Tramiel alzò una manica e mostrò il tatuaggio di un codice. Era il codice ricevuto nel periodo passato in un campo di concentramento nell’epoca nazista. Guardando Steve disse: “avrò sempre successo, nessuno può fermarmi“. La frase indicava le sue doti di sopravvivenza alla repressione dello sterminio nazista che lasciavano intendere come un’avventura nel mondo informatico fosse una passeggiata.

Il Jackintosh ebbe un buon successo, ma non abbastanza da far sopravvivere l’azienda. La scelta di abbandonare il settore del gaming permise l’ascesa di Nintendo e l’industria giapponese riducendo il successo della società. Atari fu venduta per 11 milioni di dollari alla Infogrames nel 2008. Jack Tramiel morì lo scorso aprile a 83 anni dopo aver venduto le sue attività alla JT Storage. Società che fallì nel 1999.

4 Comments

  1. “Uscito da Commodore nel 1984, Tramiel utilizzò il suo denaro per acquistare Atari. Successivamente, per la cronaca, tentò anche di comprare Amiga ma senza successo.”
    Se fosse rimasto in Commodore ancora un anno l’Amiga l’avrebbe avuto gratis dato che Commodore lo produsse nel ’85… e il Mac l’avrebbe emulato via software ad una velocità superiore a quello originale!

    • Non è proprio così. Amiga era nata come startup e Commodore l’acquistò proprio per sottrarla dall’offerta di Atari offrendo il quadruplo dell’offerta di Atari.

      • Il dettaglio dell’offerta maggiorata per acquistare i “dancing folks” per sottrarli alla Atari lo avevo perso nella memoria, grazie per la precisazione.

  2. ‘Steve Jobs disprezzava Tramiel, non tanto per aver proposto un’alternativa economica del Macintosh (costava meno della metà del computer di Apple) ma per il suo carattere.’
    da che pulpito venne la predica…!!!

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