Spotlight

Quando si installano nuovi software di solito appaiono delle licenze enormi e dei TOS (Terms Of Service) chilometrici, magari in inglese, da accettare per procedere nell’installazione. E allora cosa facciamo tutti? Accettiamo sulla fiducia.

Tra questi termini, che abbiamo accettato tutti per installare OS X Yosemite, c’è scritto che Apple colleziona le ricerche effettuate in Spotlight, il motore di ricerca interno del sistema operativo. I giornalisti del Washington Post, che hanno studiato le carte, se ne sono accorti e Apple, utilizzando il sito iMore, ha spiegato la faccenda:

Siamo assolutamente impegnati nel proteggere la privacy dei nostri utenti e abbiamo costruito una carte dei diritti sulla privacy per i nostri prodotti. Per i suggerimenti di Spotlight abbiamo minimizzato le informazioni mandate ad Apple. Apple non registra gli indirizzi IP dei dispositivi degli utenti. Spotlight registra solo l’area di connessione del dispositivo e non manda le coordinate precise. Spotlight non usa un identificativo persistente, così la storia delle ricerche degli utenti non può essere creata da Apple o da altri. I dispositivi di Apple usano un sessione anonima di 15 minuti prima di cancellare l’ID.

Stiamo lavorando anche con Microsoft1 per proteggere la privacy degli utenti. Apple segue solo i termini più cercati e solo a livello di localizzazione della città su Bing. Microsoft non registra i termini di ricerca o registra gli indirizzi IP.

In pratica, in ottica di Big Data e miglioramento dei servizi, la società registra le chiavi di ricerca aggregandole per città. La cosa da chiedersi è: ma è proprio necessario?


  1. Spotlight usa il motore di ricerca Bing di Microsoft.

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1 Comment

  1. Regostrare le chiavo di ricerca aggregandole per città secondo me ha senso, gogle migliora così i suoi risultati e funziona piuttosto bene, il fatto che Apple lo faccia nel rispetto della privacy poi a me sembra solo una cosa positiva.

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