Intervista a Nicola Manzoni di Gima, per l’uso dei prodotti medici con l’iPhone

Gima

Uno dei campi in cui iOS sta facendo un grande lavoro è quello medico. Basti pensare al progetto di HealtKit per la raccolta, in forma anonima, dei risultati di alcuni test effettuati con i sensori presenti nei prodotti di Apple. Informazioni che aiuteranno molto la ricerca.

I dispositivi medici, che sono utilizzabili già da subito, ci consentono di monitorare velocemente dei parametri sulla salute. Un fattore che diventa fondamentale alla presenza di alcune malattie. Per fare il punto della situazione ho chiesto alcune cose a Nicola Manzoni – general manager di Gima – una società che abbiamo conosciuto per dispositivi come il misuratore di glucosio, il contapassi e il misuratore di pressione.

Ciao Nicola, Gima ha investito molto nel settore medicale, come inizia la vostra storia?

La nostra storia inizia nel 1926. Mio nonno, beh, abbiamo fatto un po’ di strada. Oggi abbiamo un catalogo di oltre 6.500 dispositivi medici che vendiamo a grossisti e distributori in oltre 140 paesi, ed una logistica in grado di spedire tutti i prodotti in 24 ore, insomma se si cerca un prodotto medicale noi siamo gli specialisti.

Come è nato il progetto iHealth e come vi siete posti nel confronto del mercato italiano che, di solito, non è molto avvezzo alle nuove tecnologie telematiche?

Come spesso accade i grossi progetti nascono da casualità. Ho incontrato il “sig. iHealth”, Uwe Diegel, un personaggio eccentrico e geniale, per caso ad una fiera, è stato amore a prima vista. Ho percepito subito le potenzialità di questo progetto ma anche lui ha capito che GIMA era il partner giusto per portare questo marchio in Italia.

Se avete tempo andate a leggervi la storia di questo personaggio. Quando ha iniziato con iHealth 6 anni fa, tutti ridevano di lui, “figurati se gli anziani si misureranno la pressione con telefono” dicevano. Oggi tutti i grossi player del mondo medicale stanno andando in questa direzione.

Nel vostro catalogo ci sono strumenti per la misurazione della pressione, del peso, dei passi. Come scegliete i parametri medici sui quali investire risorse per realizzare dispositivi?

Le logiche sono due: una quella di creare EVOLUTION, evoluzioni di prodotti già esistenti secondo le patologie più diffuse, quindi ipertensione (misuratore di pressione), diabete (glucometro), obesità (bilancia) e patologie respiratorie (pulsoximetro. Questi prodotti si caratterizzano per fare tutto ciò che fanno i loro “fratelli” già sul mercato, ma anche per un design unico, ergonomico, pulito, che non fa pensare ad un prodotto medicale, senza tasti, senza fili. Sono ideati per un mercato di persone sane che vogliono fare prevenzione, non pensati per i malati.

La seconda logica è quella di creare dei prodotti REVOLUTION, quindi inventare prodotti che non esistono sul mercato e che grazie alle nuove tecnologie consentono di effettuare esami impensabili prima. Uno di questi prodotti è il Cardiolab, un apparecchio destinato al medico semplice, a basso costo, che consente di fare un esame di screening cardiovascolare in maniera non invasiva e soprattutto in due minuti.

Il giorno in cui tutti i medici di medicina generale se ne doteranno potremo finalmente dire che i Italia si fa prevenzione, potremo rilevare patologie cardiovascolari prima dell’insorgenza dei sintomi, prima di andare dal cardiologo, in ospedale.

Che tipo di riscontro avete registrato tra gli utenti che possono, ora, contare sui dispositivi medici elettronici?

L’interesse è forte, ma anche la diffidenza. Il nostro primo obiettivo è far capire al consumatore che i prodotti iHealth non sono dei gadget, sono dei veri e propri dispositivi medici, certificati, testati. Pensate che ad oggi, dopo solo pochi mesi di attività, il misuratore di pressione BP5 è utilizzato da 1.500 medici di base all’interno di un importante progetto di telemedicina e siamo partiti con diversi ospedali

Ci sono dei limiti strutturali di iOS o dei dispositivi di Apple che vi limitano nello sviluppo degli accessori medici?

La rapidità dell’evoluzione di iOS ci impone continui aggiornamenti delle APP e questo motivo il primo anno ci siamo sentiti un po’ spiazzati. Ora c’è un gruppo di lavoro in Europa che si dedica solo all’aggiornamento delle app sia iOS che Android.

La vostra azienda ha iniziato una grande collaborazione con i medici. Che tipo di ostacoli avete trovato fino ad ora nella diffusione dei servizi?

Siamo all’inizio di un processo irreversibile, una rivoluzione culturale e sicuramente non sarà facile. Ciò che ci conforta è che praticamente tutti i grossi player in Italia dei servizi sanitari, le società di telemedicina che realizzano servizi per i medici, per gli ospedali, per le farmacie e per i consumatori finali, le assicurazioni sanitarie, le società di assistenza domiciliare, praticamente tutti hanno scelto GIMA per la fornitura dei dispositivi che integreranno questi servizi per la rilevazione dei parametri.

Oltre ad iHealth, GIMA mette loro a disposizione un catalogo molto vasto di apparecchiature medicali bluetooth: spirometri, ECG, ecografi, apparecchi per le analisi delle urine e del sangue.

Ci racconti un caso concreto nell'uso dei dispositivi di iHealth, di come hanno migliorato la vita di qualche paziente?

E’ la caso della signora Maria, invece che dover prendere la macchina, cercare parcheggio (e pagare il parcheggio), andare dal medico, fare anticamera in sala d’attesa per poi farsi misurare la pressione, oggi può fare tutto comodamente da casa. Le sue misurazioni finiscono in automatico nella sua cartella clinica presso il suo medico curante, ovviamente debitamente filtrate ed analizzate in modo che anche il medico non sia intasato di dati ma riceva solo quelli giusti.

Come vedi il settore della telemedicina in Italia? Siamo messi bene nell'uso dei dispositivi elettronici collegati ad internet?

In Italia si parla di telemedicina da 20 anni e sono stati 20 anni di fallimenti, progetti pilota finanziati da qualche ente che non sono mai sfociati in progetti concreti. Non c’era la tecnologia adatta, i dispositivi erano costosi, voluminosi, complicati. Oggi abbiamo la possibilità di offrire al mercato dispositivi “user friendly”, piccoli ed economici. Abbiamo il cloud, il 3G. Insomma ci sono i presupposti per il successo.

Quali sono i progetti futuri di iHealth? Avete in mente altri servizi o accessori da lanciare a breve?

Molti progetti. Nel secondo semestre 2015 verranno lanciati almeno 5 nuovi prodotti: termometro, ECG, holter pressorio, nuova bilancia ed una sorpresa. In modo da rendere l’ecosistema veramente completo per il monitoraggio di tutti i parametri. Entro poche settimane verrà lanciata la nuova app 3.0 ed a fine anno arriverà una grossa novità.

Mettiamo caso ti fosse concesso un desiderio per migliorare il progetto iHealth e renderlo perfetto. Quale sarebbe per te questo desiderio?

Non è per essere immodesti ma i prodotti iHealth sono difficilmente migliorabili a livello di hardware e design. Dove sicuramente si potrebbe fare di più è nella app. Avere un’app perfetta, universalmente compatibile con tutti gli smartphone, non soggetta alle variazioni di sistemi operativi, beh sarebbe l’ottimo. C’è di buono che ora i prodotti iHealth sono compatibili non solo con l’app ufficiale, ma con molte altre app: quella di GESI, società di telemedicina, di AMICOMED, di AXA Assicurazioni e di molte app per il fitness.