Apple Music

Gli artisti e la musica. Un connubio che genera sempre meno denaro. Mentre in passato bastava pubblicare una canzone di successo per diventare ricchi, perché i brani prevedevano la vendita di un supporto, oggi le entrate maggiori sono generate dai concerti. Con il digitale il supporto è di fatto sparito.

Nella stessa industria della musica digitale, nonostante la rivoluzione da fisico a immateriale, abbiamo assistito ad un altro cambiamento, dalla musica da scaricare a quella da ascoltare in streaming. Ma quel conviene di più? Sulla carta, almeno per quanto riguarda il rapporto iTunes Store e Apple Music, agli artisti conviene più il secondo.

Secondo i dati forniti da Robert Kondrk, il dirigente di Apple che ha stretto gli accordi con le case discografiche, Apple gira il 71,5% dei ricavi degli abbonamenti mensili alle case discografiche negli Stati Uniti e il 73% all’estero, dove la società ha meno potere contrattuale.

Considerando che ad ogni vendita su iTunes Store, Apple cede il 47%, si evince che Apple Music rende di più. Questo in termini relativi. In termini assoluti, vale a dire concretamente quanto va agli artisti, è un altro conto.

Mentre per i brani musicali ad ogni vendita si individua concretamente artista e album, per lo streaming bisognerebbe sapere quanti centesimi vanno ai cantanti per ogni ascolto e quanti secondi servono per conteggiare un singolo ascolto.

Insomma il calcolo è più complesso e il risultato non è per nulla scontato.

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