Le mie impressioni sul Keynote del 9 settembre

Keynote 9 settembre

Immaginate di avere un’ottima bevanda. Una bevanda scoperta da una persona geniale, che piace a tutti, desiderata da tutti. La sua ricetta è fonte di tante imitazioni, ma nessuno riesce a farla uguale. Poi l’inventore muore e vi subentra un’altra persona. E cosa fa quella persona?

Anziché continuare ad usare quella formula, cerca di dargli il suo timbro. Cambia qualcosa e la bevanda cambia gusto. Nel caso di Apple non è migliorato e mi riferisco ai Keynote. L’ultimo, organizzato il 9 settembre, ha visto tante cose interessanti, ma lo stile non è certo quello di Steve Jobs.

Ora lo so, direte ancora con sto Steve Jobs, Apple è andata avanti. Sono d’accordo, ma lo stile di presentazione quello no, andava conservato. Steve Jobs sapeva tenerti incollato ogni singolo secondo. La sua tecnica, un misto di preparazione estrema e cura maniacale dei dettagli, vedeva un fattore di fondo: dimostrare come i nuovi prodotti potevano migliorare la vita.

Lo stile visto nell’ultimo Keynote, e anche nei precedenti, vede uno schema abbastanza semplice: abbiamo fatto questa nuova cosa, funziona così, costa questa cifra. Se vi piace compratela, se non vi piace compratela lo stesso.

Manca l’enfasi, il lato giocoso, la magia. Fattori che Tim Cook sa di aver bisogno, ma per qualche strano motivo non riesce a dare. Probabilmente non vuole semplicemente forzare la sua indole. Una mancanza che ha cercato di colmare aumentando la presenza degli sviluppatori e le loro demo, per dimostrare i risultati concreti dell’uso dei nuovi dispositivi.

Sul palco del Keynote abbiamo visto cose anche abbastanza strane: il calo della quota femminile di Apple ad una persona (Jen Folse), Eddy Cue che continuava a fare pasticci con il telecomando delle slide e un calo dei dati ufficiali. La società si è limitata a dire che l’Apple Watch soddisfa il 97% degli acquirenti (ok, ma quanti ne hai venduti?), che ci sono 10.000 app per lo smartwatch e l’iPhone cresce del 35% contro il 10% della concorrenza. Fine.

L’unico ad aver ricordato il caro Steve è ancora lui: Craig Federighi. Il suo intervento, fin troppo breve, ha utilizzato la vecchia formula portando ad un alzamento dell’interesse. So che Craig si occupa essenzialmente di software, ma consiglierei ad Apple di usarlo più spesso nei Keynote.

Il Keynote è stato interessante, ma non sbalorditivo. Il prodotto principale, per me, è stata l’Apple TV. Elemento che la società poteva giocarsi meglio. L’iPad Pro doveva essere la vera rivelazione, ma è passato come un semplice iPad più grande. L’iPhone 6s ha un paio di funzioni in più al 6, portandolo ad essere catalogato come un mero aggiornamento.

Conosco Apple da anni, so di che pasta è fatta. La società farebbe bene a non dimenticare la sua natura e rispolverare quel rapporto con gli utenti, i famosi mac user, che da tempo sembra essere stato messo in secondo piano.

  • LeonardoM

    A mio parere, la cosa che mi ha fatto fare “Wow!!” più di tutte è stato l’iPad associato alla Apple Pencil. Dell’Apple TV sono tremendamente deluso.