FBI: abbiamo commesso alcuni errori con l’iPhone ma potremmo obbligare Apple

FBI

Continua la discussione tra Apple e l’FBI per l’iPhone 5C di San Bernardino. Al centro della questione non c’è semplicemente lo sblocco di un iPhone, ma lo sfruttamento del caso da parte dell’intelligence americana per costringere Apple ad installare una backdoor in iOS, per accedere agli iPhone di chi vogliono.

Ieri Bruce Sewell, consigliere generale di Apple, ha tenuto il suo intervento dopo quello di James Comey, direttore dell’FBI. Quest’ultimo ha dichiarato che l’agenzia federale ha fatto un errore a cambiare la password di iCloud dell’iPhone dopo il sequestro, ma temevano delle manomissioni a distanza da parte di persone che potevano detenere la password.

Comey, però, dichiara che in caso di verdetto negativo potrebbe costringere Apple a collaborare perché, in caso di necessità per la sicurezza nazionale, si può scavalcare il 4° emendamento della Costituzione. L’impresa, credo, sia dimostrare che un iPhone 5C di un vecchio caso rappresenti una necessità urgente di sicurezza nazionale.

Sewell, invece, ha dichiarato che Apple ha collaborato per molte ore per il caso di San Bernardino, fornendo all’FBI tutte le informazioni disponibili e fattibili. Il consigliere generale di Apple, inoltre, ha dichiarato che la società collabora sempre con le autorità, come il caso del volo Malaysia Flight 370. Un aereo scomparso nell’Oceano Indiano, in cui Apple collaborò per la triangolazione degli iPhone dei passeggeri.

Se vi va trovate il video dell’udienza in basso. Il video dura più di 5 ore e mezza.

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