L’FBI ha sbloccato un iPhone, siamo tutti in pericolo? No

Cina memoria iPhone

Nelle ultime ore i giornalai del web stanno avendo pane per i loro denti. Come farsi sfuggire la notizia dello sblocco dell’iPhone da parte dell’FBI, raccontando che Tim Cook racconta fregnacce e che adesso le autorità possono entrare ed uscire nei nostri telefoni come fosse un bar del centro?

Ovviamente le cose non stanno così. Come saprete l’FBI ha sbloccato l’iPhone tramite Cellebrite. Qualcuno dice che questa operazione sia solo un’indiscrezione, ma abbiamo visto che nei registri c’è stato il pagamento di 15.278,02 $ da parte del Federal Bureau of Investigation fatto alla Cellebrite USA Corp in data 21 marzo.

Cellebrite, quindi, ha preso fisicamente l’iPhone 5c di San Bernardino, ne ha copiato la memoria e ha provato l’operazione di brute force per trovare la password di accesso senza comprometterne i dati.

Da questa cosa si evincono varie cose, tra cui:

  • Per sbloccare un iPhone bisogna averlo fisicamente nel centro di ricerca.
  • Per sbloccarlo bisogna pagare 15.000 $.
  • L’FBI non ha trovato il modo per decifrare i dati contenuti nel telefono. Ha semplicemente ottenuto il codice di accesso. Senza di questi i dati restavano cifrati.

Quindi la situazione è ben diversa da come racconta qualcuno. Ed è ben diversa dall’ottenere una backdoor da Apple che avrebbe, a questo punto, concesso il recupero dei dati in remoto, vale a dire usando internet, cioè senza dire niente a nessuno.

Ora non so voi, ma non credo che l’FBI spenda 15.000 $ per accendere ad ogni iPhone e si prenda la briga di andarlo a recuperare presso tutti i sospettati. Personalmente ritengo che Apple mantenga la massima sicurezza promessa nei giorni scorsi.

Cosa ne pensi?