memoria RAM iPhone

Dopo essere passati dal ciclone del coinvolgimento nel caso di San Bernardino, Apple dovrebbe spingere il dibattito per giungere ad una legislazione molto più chiara in ambito di dati e digitale.

In realtà un po’ tutte le legislazioni mondiali sembrano non voler affrontare il problema. Che fine faranno i miei dati digitali dopo la mia morte? Posso ereditare gli ebook che un mio parente ha pagato? I miei genitori possono accedere al contenuto del mio computer nel caso morissi?

Al momento tutta la questione sembra lasciata alla volontà dei privati. Lasciare in testamento le password di accesso ai vari servizi sembra essere la scelta più intelligente al momento. Se non lo si fa si rischia di porre un forziere sui propri dati e lasciarli marcire nella rete.

Questo diventa molto triste in alcune occasioni. Come nel caso in cui un parente voglia recuperare le nostre informazioni come ricordo. Come è accaduto a Leonardo Fabbretti. Suo figlio Dama, adottato dall’Etiopia, morì l’11 settembre scorso all’età di 13 anni per un tumore.

Gentilissimo signor Cook per il Natale 2014 avevo regalato a mio figlio un iPhone 6 con una memoria di 64 GB che lui ha utilizzato sino alla sua scomparsa. Purtroppo non riesco a recuperare il contenuto della memoria relativo ai suoi ultimi due mesi, in quanto ignoro il codice di ingresso. E' facile immaginare quale valore affettivo possano rivestire tali ricordi all'interno dell'iPhone. Era volontà di mio figlio che potessi accedere al l'iPhone, in quanto pochi mesi prima della sua fine aveva sbloccato l'iPad di sua proprietà e mi aveva permesso di inserire tramite la funzione itouch la mia impronta digitale sul telefonino. Purtroppo questa modalità non funziona nel caso l'apparecchio venga spento e riacceso".

In effetti al riavvio dell’iPhone non viene chiesta l’impronta del Touch ID, ma il codice di sblocco, che a quanto pare Dama non aveva dato a suo padre.

Giustamente il signor Fabbretti vorrebbe accedere all’iPhone del figlio, ma crede che sia Apple a negarglielo. Ad oggi non esiste una legislazione adatta ad aiutare questi casi e, ricordiamo, che tecnicamente senza la password l’iPhone non si può sbloccare perché il meccanismo è cifrato.

Non è Apple ad essere cattiva e poco collaborativa, ma semplicemente tecnicamente è impossibile farlo. Forse al signor Fabbretti potrebbe essere utile, anche se dispendioso, ricorrere a Cellebrite. L’azienda israeliana è riuscita a sbloccare l’iPhone di San Bernardino e potrebbe sbloccare anche questo telefono.

Nell’attesa sarebbe veramente utile che i governi di tutto il mondo si adoperassero per aggiornare i loro ordinamenti.

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14 Comments

      1. Perché secondo te una persona normale può permettersi un procedimento del genere? È come dire ad una persona “le cure per salvarti la vita ci sono ma non puoi permettertele”, molto civile no?

      2. Ma ci ragioni su quello che dici? Hai idea del procedimento che hanno usato? Secondo te lo hanno fatto per beneficenza? Come minimo ci paghi tranquillamente una casa con la cifra che hanno richiesto!

      3. Una casa? No sei molto lontana. Tutta la consulenza e lo sblocco è stato pagato 15.000 $. Immagino che solo lo sblocco costi di meno.

      4. Un altro giornalista freelance che non dice dove ha preso l’immagine e come l’ha ottenuta quindi valore ZERO.

      5. Ora che hai ottenuto le informazioni che volevi, hai ancora accuse infondate da rivolgere alla mia persona o materiale per fare polemiche inutili o possiamo andare avanti?

      6. Senza entrare nella questione, è da qualche giorno che gira in rete la notizia (tipo appleinsider e cnn) che per l’ultimo iphone 5c sbloccato l’FBI abbia pagato 218.000 dollari a Cellebrite (invece dei 15 mila detti all’inizio), però è anche vero che per i precedenti lavori hanno pagato sui 10.000. Ma alla fine non c’è nulla di dichiarato ufficialmente né da FBI né da Cellebrite, quindi non ha senso discuterne. Rimane il fatto che per sapere se un’azienda sarebbe disposta a fare questo lavoro e quanto costerebbe, l’unica cosa da fare è chiedere!

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