Eclipse, una soluzione elegante per ricaricare i dispositivi

Eclipse

Probabilmente da qui a 10 anni ricaricheremo tutti i nostri dispositivi in modalità wireless, con una sorta di WiFi casalingo per l’elettricità che alimenterà tutti i dispositivi in casa. Una tecnologia del genere porterebbe alla fine dei cavi.

Al momento, però, dobbiamo usarli e domarli. A tal proposito ci sono degli accessori che ci corrono in aiuto. Uno di questi è Eclipse di Native Union, una società molto attiva nel settore degli accessori per iPhone e iPad.

Eclipse ha la forma circolare e consente di integrare fino a 3 cavi diversi, attaccati all’interno a tre porte USB. Queste porte, mediante una leva, possono diventare USB-C per i dispositivi più recenti, come i MacBook.

L’apertura di Eclipse passa per un enorme pulsante centrale che funziona anche da base di appoggio. Il progetto si finanzia su Kickstarter. Per 59 $ si riceverà un’unità da aprile del prossimo anno.

One Comment

  1. È pratica ed elegante questa base, mi piace. Certo in futuro ci si aspetta ben altro: ciò che limita l’esperienza utente non è tanto avere la ricarica mediante cavo oppure wireless ad induzione,che in buona sostanza risulta uguale nell’esperienza concreta, ma semmai qualcosa di più importante e legato all’essenza del dispositivo smartphone in sè: la mobilità. Questi dispositivi sono MOBILI, questo li differenzia da un PC desktop, da casa o da lavoro, ed anche da un portatile notebook o laptop, che è sì mobile, ma per essere utilizzato deve essere poggiato da qualche parte ed usato necessariamente DA FERMI. Sia che abbiamo a disposizione smartphone con ricarica con cavo, sia ad induzione, ?siamo invece pesantemente vincolati al punto preciso in cui si trova la ?presa di energia elettrica: da lì non ti puoi spostare, sei fregato, ?altrimenti niente smartphone. Ecco perchè nella mia personale esperienza? trovo molto più conveniente attaccare lo smartphone ad una batteria ?portatile: efficiente, comoda, leggera, e soprattutto utilizzabile in ?mobilità, la cosa più importante: di fatto anche la ricarica ad induzione non è? capace di eguagliare questo vantaggio. Anche quando si è all’interno di un ambiente abitativo o di lavoro, noi utilizziamo lo smartphone spesso (anche se non sempre) muovendoci e spostandoci all’interno dello spazio, anche laddove lo spazio a nostra disposizione è purtroppo di pochi metri quadri. Ci muoviamo: per necessità, per sfogare l’ansia, per cogliere una migliore ricezione telefonica o Wi-Fi. Ci muoviamo e basta. D’altronde anche Schiller aveva nicchiato sull’induzione sostenendo che serva comunque una base di ricarica. Per questo spero nel futuro in una ricarica mediante onde radio o una specie di Wi-Fi (perdonate la mia ignoranza sull’aspetto tecnico, non me ne intendo) , futuribile ed ahimè lontana.
    E’ questo il motivo per il quale se Apple verrà fuori con una semplice ricarica ad induzione, sebbene migliorando in tutto le -non entusiasmanti- tecnologie presenti in Android, di fatto non avrà risolto il problema più importante, quello della mobilità.?Ed io, nel mio piccolo, anzi piccolissimo, nonostante la scomodità continuerò a preferire la batteria portatile.

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