Tim Cook Foxconn

Il neopresidente Trump può essere criticato per molti aspetti. Ma la sua politica per l’occupazione è di certo interessante. Anche se negli USA la disoccupazione gira intorno al 4%, livelli purtroppo lontani da quelli italiani, Trump vuole creare nuovo lavoro costringendo le aziende americane a produrre negli USA.

È un’idea valida. L’occupazione è il punto dove tutto inizia. Senza occupazione non c’è reddito e senza reddito non ci sono consumi e la nostra economia è consumistica per natura. Anche l’Italia dovrebbe adottare politiche del genere, anziché far produrre tutto in Cina o nei paesi dell’Est Europa.

Nella sua spinta alla produzione americana, Trump sta convincendo molte aziende ad attivare le fabbriche negli USA. Tra queste aziende vorrebbe ci fosse anche Apple che, al momento, preferisce assemblare in Cina, anche se molti componenti dei suoi prodotti sono costruiti negli Stati Uniti.

Foxconn, a tal proposito, è il primo alleato per la delocalizzazione della Mela. La società, che occupa milioni di persone, non vuole perdere questa posizione ma si è espressa a favore di Trump per non ricevere troppe pressioni. La strategia, in pratica, è accontentarlo in qualche modo per non perdere tutta la torta.

Per questo motivo, come spiega il Nikkei Asian Review, Foxconn è pronta a produrre i suoi schermi negli USA con un investimento da 7 miliardi di dollari. Vi ricordo, tra l’altro, che Foxconn comprò Sharp che, a sua volta, produce gli schermi per Apple.

L’investimento potrebbe creare tra i 30.000 e i 50.000 posti di lavoro. Sperando che questo non faccia lievitare ulteriormente il prezzo dell’iPhone.

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