Le mie impressioni sul Keynote dell’iPhone X

Keynote iPhone X

C’è una cosa che ho notato negli eventi di Apple e che non trovo negli eventi degli altri. Si tratta dell’assenza dei suoni di congiunzione tra le frasi. Non ci sono “Ehmmm”, “Mhmmm” e altri mormorii. Questo perché chi sale sul palco si trasforma praticamente in un attore.

Nessuna improvvisazione, ma una vera e propria parte assegnata ad ogni persona, con tanto di studio di battute, gesti e pause. C’è anche un gobbo accanto alle slide ai piedi del palco, che suggerisce cosa dire in caso di momentanei smarrimenti. Il Keynote è in realtà un’opera teatrale con a base la presentazione dei prodotti, che risponde ad un copione ben preciso.

Un copione così studiato e interpretato da apparire a tratti noioso. I manager di Apple che si susseguono sul palco generano sentimenti in base alla loro bravura nella recitazione. Dalle semplici comparse, come Angela Ahrendts che ha letto per tutto il tempo cercando di convincerci che gli Apple Store si trasformeranno in piazze, fino a Craig Federighi che è il vero grande artista dell’evento.

Un Keynote tutto sommato pieno di contenuti, ma esposti con un ritmo così studiato da lasciar cadere l’entusiasmo (sempre se le indiscrezioni ne avevano lasciato un po’). Mi sono anche convinto che i gridolini e gli applausi tra il pubblico siano studiati per ottenere quell’effetto nel momento esatto in cui serve. Un sospetto dettato dal fatto che il “Whooo” di ovazione ha sempre lo stesso tono, come se fosse generato sempre dalle stesse persone, per poi attivare un effetto domino a cascata sul resto del pubblico.

Molto bella l’inaugurazione del teatro ricordando Steve Jobs. Un atto più che doveroso verso una persona che ha realmente attivato il progetto e che, ahimè, non è mai arrivato a vedere completo.

Buona la scelta di non prevedere forzatamente quote rosa e di etnie diverse, ma mostrare il volto dei vice presidenti che si sono occupati della gestione dei team dei vari prodotti. Superflue, invece, le demo di alcuni giochi, che hanno più senso durante il WWDC dedicato agli sviluppatori, rispetto un evento così importante come quello dell’iPhone.

E mentre ci chiediamo perché per l’Apple Watch sia salito sul palco Jeff Williams – COO di Apple – e non Kevin Lynch – vice presidente alle tecnologie – (che tra l’altro era presente in sala), pensiamo ancora una volta all’epic fail che ha colpito Craig Federighi, quando l’iPhone X non si è sbloccato con il Face ID.

Doveva essere la demo da effetto wow e invece l’intoppo ha rovinato la scena a Federighi, che da bravo comunicatore è corso ad usare l’iPhone X secondario. Ma perché è accaduto? C’è chi dice che sia colpa di qualcuno che non ha inserito il codice di sblocco dopo il riavvio dell’iPhone. Operazione che si fa per liberare RAM del telefono prima della demo.

Ma alla fine della fiera, diciamolo chiaramente, riusciremo sul serio ad usare gli Apple Store come piazze dove incontrarci? Riusciremo a combattere quella tendenza ad entrare in un negozio solo quando vogliamo comprare qualcosa?

Forse la risposta arriverà nella prossima rappresentazione presentazione.

  • dataghoul

    Gli applausi, i gridolini e i “whoooo” li fa la claque, cioè l’orda di dipendenti Apple presente in sala, secondo il copione prestabilito.
    Quando Cook li ha fatti alzare per ringraziarli, si è visto chiaramente che costituivano sicuramente più di un terzo dei presenti.
    D’altra parte, se si tratta di una recita, la claque è d’obbligo. 😉

  • MS86UK

    A me ha fatto molto piacere vedere Woz in platea 🙂 L’ho visto come un “omaggio” a Steve Jobs e al teatro dedicatogli