Tim Cook vuole il GDPR negli USA ma in Europa Apple deve ancora imparare

GDPR societa

Il GDPR, il nuovo regolamento sulla privacy in Europa, ingessa un bel po’ alcune pratiche online (per esempio con banner e autorizzazioni da approvare per ogni sito), ma parte del regolamento offre delle garanzie che prima non esistevano. Per esempio gli utenti possono chiudere di eliminare tutti i dati presso un gestore.

A Tim Cook piace questo tipo di approccio nella protezione dei dati, tanto da spingere al dialogo per ottenere un regolamento simile anche negli Stati Uniti. Apple è sempre attenta alla privacy degli utenti, tanto da farne un cavallo di battaglia sul lato sociale. Peccato che nell’atto pratico c’è ancora molto da fare.

Le grosse aziende hanno accolto i cambiamenti solo in parte. Noyb, per esempio, ha analizzato gli strumenti integrati nelle varie piattaforme. Questa onlus che si batte a favore della privacy ha valutato se alcuni servizi di streaming siano veramente conformi al GDPR.

Si evince che Apple Music non è completamente conforme. La piattaforma di streaming musicale raccoglie dati grezzi, li analizza e gestisce le informazioni in background. Questo accade per analizzare le preferenze dell’utente e suggerirgli la musica che gli piace di più. In caso di condanna per raccolta dei dati, non accessibili all’utente, si potrebbe arrivare a una multa da 8,02 miliardi di euro.

Peggio fa solo DAZN che raccoglie i dati e chiude tutto all’esterno. Dato il giro d’affari l’azienda di streaming calcistico rischia solo 20 milioni di €. La più virtuosa è Flimmit che fornisce l’accesso ai dati.

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