Banana Plug, l’app che veniva usata per vendere droga al college

È possibile essere arrestati per l’uso di emoji? Direttamente no, ma è possibile se dietro l’uso di alcune emoji si nasconde un traffico di droga. Un po’ come avveniva anni fa per telefono, dove si ordinavano caffè e cappelli per indicare vari tipi di droga, nello stesso modo Collin Howard vendeva droghe con un’app.

L’app si chiamava Banana Plug, giocando con il nome della mascotte dell’Università di Santa Cruz: Banana Slug. Il nome Plug in gergo è lo spacciatore. Forse credendo di non dare nell’occhio, tra l’altro distribuendo anche pubblicità in giro per l’università, il 18enne riusciva a far recapitare la droga all’utente mediante un incrocio di banane e prese di corrente.

Tramite un sistema di segnalazioni cifrato, che consisteva nell’impilare le emoji delle banane e quelle delle prese di corrente in un certo modo, il ragazzo comprendeva che tipo di droga servisse e a chi.

I detective hanno portato avanti le indagini incrociando lo scambio di messaggi su Snapchat, scoprendo il doppio fini di quello che sembrava un comune gioco per iOS. L’app è stata eliminata e Collin Howard arrestato.

Ora il ragazzo rischia 20 anni di galera e 1 milione di dollari di ammenda. Attualmente continua a dichiarare di aver creato un semplice gioco per iOS.

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