Nella versione web di Apple Music la profezia di Steve Jobs

Apple Music Web
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Ci fu un periodo dove i giornali pubblicavano notizie sulla morte di internet. Ovviamente sarebbe stato impossibile scriverlo su internet se fosse veramente morto. Alla base di queste notizie c’è un cambio di paradigma. Un cambiamento di fruizione.

Se in passato tutto passava dai browser, ora sempre di più lo scambio di dati avviene mediante l’uso app per smartphone o tablet. Questo ha spinto molte aziende a immaginare i loro progetti da questo punto di vista. Accanto ai siti web, quindi, spesso si sviluppano app per migliorare l’esperienza d’uso degli utenti.

Apple ha di sicuro un grande ruolo in questo processo. iOS è uno dei sistemi operativi mobile più diffusi al mondo, con una fanbase di circa 1,4 miliardi di dispositivi. La società, inoltre, è stata tra le prime ad aprire un negozio per le app e l’App Store è uno dei centri di distribuzione di app più grandi al mondo.

Ad oggi sono 5 milioni le app nel mondo, rivela uno studio di TrueNumber. Di queste 2,2 milioni su Play Store e 2,8 milioni nell’App Store. In totale il mercato vale 3 mila e 351 miliardi di dollari, considerando tutta la filiera. Questa, tra l’altro, è più grande in Europa che negli Stati Uniti. In generale le app generano l’1,1% dell’occupazione in Europa, contro lo 0,84% negli USA.

La società di Cupertino attivò il settore nel 2008, con l’inaugurazione dell’App Store. Ma prima di allora, se ricordate bene, ci fu un anno dove Steve Jobs fece una profezia. Jobs decise che le app per il primo iPhone fossero web app. L’ex CEO di Apple era convinto che i browser fossero sufficienti per gestire le applicazioni nella pagina web.

Ad oggi, ad oltre 10 anni di distanza da quel momento, il settore è in realtà ancora diviso. Sono nati colossi sul modello SaaS (software as a service), cloud computing, CRM e altri. Ma è anche vero che per alcuni scopi le app da installare sono ancora necessarie.

Negli ultimi anni sempre più aziende, nell’evoluzione incerta del settore, hanno realizzato delle versioni web dei loro servizi erogati con le app. Questo porta ad una dispersione delle risorse, ma di fatto si rende necessario creare un sito web operativo e, nello stesso tempo, delle app da installare nei dispositivi.

Uno dei prodotti più recenti individuabili con questa tendenza è Apple Music. L’app di Apple per lo streaming musicale ora è disponibile anche con una versione web. Un po’ come fa anche Spotify per distribuire il suo servizio.

Andando nella pagina dedicata, attualmente ancora in beta, si può utilizzare l’app Musica così come la si utilizza in iOS, macOS e Android. Avere una web app che funziona dal browser semplifica di molto lo sviluppo e la fruizione. Basta inserire un contenuto nell’app per poterla utilizzare da qualsiasi browser mediante l’utilizzo degli standard. Il che di per se è ironico considerando che un browser è di fatto un’app.

Quindi pare che Steve Jobs abbia “predetto” anche questa tendenza. L’uso delle app web per usufruire dei contenuti in dispositivi diversi. Probabilmente la scelta dell’epoca fu dettata più da un problema di limitate capacità dell’iPhone che di una reale volontà di anticipare i tempi, ma sta di fatto che la direzione sembra quella.

Chissà se un giorno, tra qualche decade, arriveremo proprio nel punto individuato da Jobs. Un dispositivo contenente solo un browser, con tutti i nostri dati, app e gestione dei contenuti accessibili da qualsiasi dispositivo. Un’avanzamento della tecnologia cloud dove il sistema operativo è tutto online e si adegua in base al dispositivo utilizzato.

Niente più backup, perdita di dati o impossibilità di lavorare se non si ha quel determinato dispositivo, dove sono presenti quei software specifici. Un trend che in fondo potrebbe già essere in crescita.

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