La proposta italiana contro l’obsolescenza programmata

Power Mac G3
Power Mac G3

Si parla spesso di obsolescenza programmata. Un concetto tipico di una società consumistica come la nostra. A differenza del passato, dove si mirava a costruire i migliori prodotti del mercato, dove la proposta era comprare un elettrodomestico in grado di durare anni, oggi la tendenza è usare materiali o sistemi di costruzione in grado di garantire la rottura di uno o più componenti, per invitare l’utente a comprare una nuova unità.

Pare che l’idea venne nel 1924 con il Cartello Phoebus: un cartello tra alcuni produttori di lampadine. Queste aziende stabilirono che le lampadine dovessero avere una vita media di 1.000 ore, per consentire di vendere più lampadine possibili. Ad oggi il fenomeno pare non si sia ridotto, anzi. L’obsolescenza programmata sembra essere sempre più presente.

Bisogna saperla distinguerla da una normale obsolescenza. Tutti gli oggetti invecchiano, come gli esseri umani, e non è vero che in passato si fabbricavano solo oggetti in grado di durare secoli. Uno smartphone è di per se un oggetto destinato a invecchiare velocemente. Questo perchè il progresso tecnologico è molto dinamico. I processori avanzano velocemente, così come le tecnologie dei sensori, gli schermi e tutto il resto.

Quando siamo di fronte ad un settore dove la tecnologia evolve velocemente, i dispositivi sono destinati a diventare vecchi velocemente. Questo non perchè c’è un’azienda cattiva che vuole che tu compri il modello nuovo, ma perchè l’obsolescenza diventa un effetto collaterale della vivacità del settore.

evoluzione degli iPhone
evoluzione degli iPhone

Apple, come gli altri produttori di smartphone, è sempre stata accusata di rendere vecchi i propri dispositivi di proposito. Per esempio limitando delle funzioni ai nuovi modelli e rallentando quelli vecchi. Un’impressione che si percepisce perchè si ha difficoltà a comprendere l’associazione tra hardware e software. Non si comprende, in pratica, che dietro una funzione avanzata è necessario avere il supporto di un hardware di ultima generazione.

Poi si aggiungono casi come lo slowgate, che buttano acqua sul fuoco. Nel 2017 la società dovette affrontare una sua défaillance nella comunicazione. Con iOS 10.2.1 l’azienda attivò un sistema della batteria in grado di ottimizzare i consumi, ma senza avvisare gli utenti.

Per evitare che i telefoni con una batteria consumata si spegnessero durante la giornata, attivò un sistema che automaticamente riduceva le performance del dispositivo per allungare l’autonomia. Il risultato furono delle segnalazioni di iPhone rallentati.

In effetti gli utenti dal loro punto di vista avevano ragione. Un update di iOS aveva rallentato i loro dispositivi. Al di là dei buoni propositi, come l’aumento dell’autonomia, alla fine della fiera gli iPhone erano stati rallentati. L’azienda dovette chiedere scusa e attivare un programma di sostituzione delle batterie degli iPhone a 29 €, fino alla fine del 2018.

Da allora iOS permette di scegliere se ridurre le prestazioni e allungare l’autonomia in maniera opzionale, se la salute del componente scende sotto l’80%. Inoltre da iOS 12 è possibile monitorare anche la percentuale esatta di stato di salute della batteria.

osolescenza programmata
osolescenza programmata

Come evitare che questi fenomeni si ripetano? Al momento non esistono leggi in grado di vietare l’obsolescenza programmata. Il Governo italiano sta provando a crearne una, con tanto di alzate di scudi da parte dei produttori di dispositivi, che minacciano un aumento dei prezzi.

L’altra strada che si sta provando è quella del diritto di riparabilità. Una legge in grado di garantire all’utente la riparabilità dei componenti che si danneggiano e avere supporto tecnico.

Il recente disegno di legge, per esempio, fa richiesta di una serie di diritti:

  • Ottenere i componenti per le riparazioni a prezzi ragionevoli.
  • Ottenere l’assistenza tecnica per tutto il tempo di commercializzazione del dispositivo.
  • Ottenere assistenza per tutta la durata della garanzia legale.
  • Continuare a far circolare i componenti per le riparazioni fino a 5 anni dopo la fine della commercializzazione di un dispositivo.
  • Per i componenti dal valore superiore ai 60 €, allungare la disponibilità a 7 anni dalla fine della commercializzazione di un dispositivo.

Il disegno di legge vuole anche allungare i limiti della garanzia. Attualmente è di 24 mesi, di cui 12 mesi presso il negoziante dove è stato comprato il bene. Il disegno di legge, invece, vuole allungare questo periodo a ben 5 anni per i dispositivi di piccole dimensioni e 10 anni per quelli di grandi dimensioni. Si parla, in questo caso, di difetti di fabbricazione.

Ma come sappiamo un disegno di legge tende a cambiare la sua natura durante il processo legislativo. Quindi parte di queste norme potrebbe sparire o cambiare natura per la fine del suo ciclo. Sempre se arriverà a destinazione.

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