Cronache di un cacciatore nel tempo del Coronavirus

In fondo Maslow non aveva torto. Nella sua classificazione dei bisogni metteva quelli fisiologici, che comprende anche il mangiare, al primo posto. È per questo motivo che alla notizia dell’arrivo di una quarantena la prima cosa che hanno pensato molte persone è correre al supermercato per prendere quanto più cibo possibile.

In una società utopica, dove tutto funziona alla perfezione, ognuno avrebbe calcolato quanto cibo sarebbe stato necessario per far fronte all’emergenza, ridotto gli sprechi al minimo e acquistato con calma, il giorno seguente e a mente fresca, l’esatta quantità di cibo necessaria per fronteggiare i primi giorni.

Ma la verità è che siamo in una società di egoisti. Dove si pensa solo al proprio orticello. Quindi l’istinto di alcune persone è stato di correre al supermercato per arraffare l’arraffabile, prima che altri egoisti avessero arraffato l’arraffabile.

Io me ne sono stato a casa. Non perché sono migliore degli altri, ma perché ho semplicemente riflettuto. Il virus non colpisce gli stock di cibo, le coltivazioni o i rifornimenti. Nel nostro Paese, fortunatamente, c’è cibo in abbondanza. Ne avrei trovato con calma nei giorni a seguire e infatti così è stato.

Per evitare di uscire di casa, al grido di #iostoacasa, ho provato per la prima volta i servizi di acquisto online della spesa. Servizi che non avevo mai usato prima per acquistare pasta e salame. Il primo servizio che ho provato ad usare è stato quello di Esselunga di cui avevo già attivato la tessera raccogli punti in passato.

La catena di supermercati ha un’app dedicata alla spesa online dove è presente tutto il catalogo. L’app è abbastanza semplice da usare, anche se non consente di usare i buoni pasto online. Purtroppo dopo qualche ora è crollata. Probabilmente molte persone hanno avuto la mia stessa idea mandando in tilt i server collegati. Ora ha ripreso a funzionare.

Peccato che le finestre di consegna, mostrate graficamente in modo chiaro con una griglia e un colore (rosso è occupata, verde è disponibile) sono tutte occupate fino alla fine della quarantena. In pratica ci sono persone che hanno prenotato la spesa per riceverla alla fine di questo mese. Se non saranno potenziate le consegne al momento questa via è impraticabile.

Poi ho scaricato l’app di Carrefour che è a pochi metri da casa mia. Non l’ho mai usata prima, ma l’app mi è apparsa subito troppo lenta. Al momento la società ha deciso di fornire il servizio della spesa online solo ai più deboli, come anziani, neo-mamme, persone con handicap e così via. Una scelta di sicuro condivisibile.

Quindi ho virato verso Amazon Prime Now. La loro app è simile a quella classica di Amazon, con il catalogo dedicato al cibo presente nel deposito di Amazon e a quello distribuito dalla catena di supermercati U2.

A differenza di Esselunga, che permette di prenotare qualsiasi data, Amazon ha deciso di consentire di prenotare una finestra di consegna entro massimo 48 ore. Questo significa che ad ogni mezzanotte si aprono le finestre di consegna del 3° giorno, perché in questo momento storico quelle delle ultime 48 ore sono tutte occupate.

Ho quindi composto la lista di cose disponibili nei magazzini di Amazon e che potrebbero servirmi per sopravvivere. Alle 00:00 in punto si aprono gli Hunger Games. Bisogna correre a premere il pulsante di prenotazione prima di tutti gli altri. Questo porta al collasso dei server in poco tempo. Il che è anche ironico visto che i server sono proprio quelli di Amazon e teoricamente dovrebbero essere scalabili in AWS.

Così per un paio di volte ho atteso la mezzanotte e giocato la mia competizione premendo continuamente il messaggio di ricarica della pagina. Tutte le volte mi sono trovato a riuscire a terminare un ordine circa 30 minuti dopo. Tutte le volte con molta meno merce che avevo messo in carrello.

Questo perché a mano a mano che gli ordini procedono e il deposito si svuota, il carrello viene deperito dalle cose che erano state infilate all’interno. Fortunatamente, però, qualcosa a casa sono riuscito a portarla.

Una volta selezionata la finestra di consegna, entrambe le volte scivolate a fine serata, si paga il tutto con il metodo di pagamento scelto proprio come nel resto di Amazon. L’ordine viene poi processato.

Nel giorno stabilito e nella finestra di tempo scelta, che dura di solito 2 ore, un furgone di Amazon fa il giro della città consegnando i prodotti in grandi sacchi di carta facilmente riciclabili. Un omino effettua le consegne come un normale pacco di amazon, fornendo il cibo a chi è riuscito ad ordinarlo.

In uno degli ordini che avevo effettuato mancavano un paio di cose. Nell’app si può giudicare la consegna segnalando delle anomalie. Segnalati i prodotti mancanti ho ricevuto il rimborso dopo poche ore senza problemi.

Quindi la morale di questa storia è che se non volete uscire di casa per fare la spesa e avete un servizio di consegna a domicilio disponibile in città, ai tempi del Coronavirus dovete armarvi di pazienza e saper usare al meglio il cibo che avete in casa senza esagerare negli sprechi.

So che stando in casa si cerca di occupare il tempo mangiando, ma quella è la strada più semplice. C’è anche una strada fatta di allenamento fisico sul posto, di lettura di libri, visione di serie TV, di pulizie di casa, fai-da-te, video chiamate ai familiari e altro che potrebbero occupare il tempo senza sprecare risorse.

Male che vada alla mezzanotte vi attendo per gli Hunger Games su Amazon.

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