Big Sur

Probabilmente sarà novembre. Un giorno come un altro. In quel mese inizieremo a stilare i nostri elenchi di regali di Natale e inizieranno le vendite per il periodo più roseo dell’anno. Apple, come tutte le altre aziende, vorrà convincerci che un prodotto Apple è il regalo ideale, quindi lo renderà disponibile in quel momento.

In un giorno di novembre ci troveremo di fronte il primo computer Apple con processore proprietario. Un Apple Silicon derivato dalla stessa tecnologia presentata qualche mese prima, con il lancio dei nuovi iPhone 12. Un chip a 5 nm in grado di consumare poco, super efficiente, veloce molto di più di qualsiasi processore per computer in commercio.

Sarà allora che sentiremo aumentare il vento del cambiamento. Non solo per il passaggio di Apple nel settore dei processori per computer. Tecnologia che si terrà stretta per conquistare il trono di computer più efficienti sul mercato. Ma ci sarà un grande cataclisma nel settore delle app.

Come spiega Apple nel suo sito, infatti, avere nuovi processori significherà che i sistemi operativi inizieranno la loro danza ellittica, come enormi galassie, fino a collassare tra di loro con un moto di cui non conosciamo la durata: 5 anni, 10 anni, 20 anni? Non lo sappiamo. Sappiamo che prima o poi quel momento arriverà. Arriverà il momento in cui tutti i sistemi operativi saranno nel cloud e accedere dai dispositivi significherà semplicemente usufruire del contenuto in modo diverso in base allo schermo utilizzato.

Ma prima di allora dovremmo affrontare un cambiamento importante: l’arrivo delle app per iOS e iPadOS in macOS. Come spiega la società, infatti, con i nuovi processori:

gli sviluppatori potranno portare sul Mac le loro app per iOS e iPadOS senza dover apportare alcuna modifica.

Queste due righe, scritte con tanta nonchalance in un comunicato stampa, sono la chiave per una rivoluzione che riguarderà tutti.

In quella giornata di novembre milioni di app disegnate e concepite per gli schermi touchscreen potrebbero arrivare come per magia nei Mac.

Dietro ogni app, almeno quelle di successo, c’è un grande studio nell’esperienza utente. La posizione dei pulsanti, la loro grandezza, il tipo e la grandezza del font, i colori scelti, le interazioni e molto altro sono progettate per l’uso con gli schermi touchscreen di uno smartphone oppure di un tablet. Tant’è vero che le app per iOS sono differenti da quelle per iPadOS. Sono frutto di studi differenti. Così come le app per Mac sono frutto di uno studio diverso rispetto quelle per iOS e iPadOS.

Quel giorno, quindi, milioni di app frutto di uno studio nato per rendere l’esperienza utente migliore negli schermi touchscreen per iPhone e iPad potranno fare capolino in quel Mac. Potranno essere utilizzate in macOS con il puntatore del mouse o del trackpad.

Nessuno saprà se in quel momento si assisterà ad una collisione di esperienze d’uso, oppure se semplicemente cercheremo di usare un’app per iPhone all’interno di macOS, rabattandoci tra pulsanti nati per gli smartphone e testi scritti per display grandi 6”. Sta di fatto che accadrà.

Questo porterà gli sviluppatori a chiedersi se vale la pena disegnare un’app per un iPhone, oppure una per iPad o per un Mac. Spingendoli verso una decisione che con il tempo sarà univoca: disegnare un’app per tutti i sistemi operativi di Apple, in modo da dare all’utente l’esperienza ideale rispetto al dispositivo usato in quel momento.

Fino al momento in cui Apple non deciderà quando far collidere i tre sistemi e far decidere al dispositivo cosa visualizzare in automatico in base all’esigenza dell’utente.

Abbiamo pensato che con l’epoca Cook fosse stata stabilita la vittoria degli ingegneri sui designer. In realtà a questi ultimi sta per essere affidato un grande compito: diventare architetti. Disegnare la UI/UX fluida. Capace di funzionare ovunque. Una missione che ridarà slancio a questa professione.

Con la speranza che gli sviluppatori, nel frattempo, non saranno tutti impazziti.

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