Elizabeth Holmes, fondatrice di Theranos
Elizabeth Holmes, fondatrice di Theranos

Siamo in un momento storico dalle molteplici potenzialità. Un vero e proprio Rinascimento. Abbiamo molta tecnologia a buon mercato, le informazioni si trovano velocemente in rete, se siamo bravi riusciamo a crearci un network di persone abbastanza velocemente e possiamo ambire ad avere molta visibilità.

Siamo nell’era delle idee. Con una startup possiamo costruire cose in grado di cambiare il destino dell’umanità. Soprattutto in alcune aree geografiche dove si concentrano capitali, cultura, persone e tecnologie. E i casi di successo sono molti.

Jack Ma in Cina ha costruito un impero miliardario in 6 anni. Mark Zuckerberg è diventato una delle persone più ricche del mondo a 36 anni. Jack Dorsey di Twitter ha costruito anche Fleetic e Square a soli 44 anni. Elon Musk a 49 anni ha un conglomerato di aziende di enorme successo.

Viviamo quindi nel mito di persone di enorme successo, fama e potere. Multimiliardari che hanno realizzato industrie in grado di occupare centinaia di migliaia di persone. Spesso sono anche persone non laureate, tutto sommato persone normali e questo ci trae in inganno.

Visto che una persona normale può costruire un impero miliardario con una startup partendo da zero, perché non possiamo farlo anche noi? E allora ci improvvisiamo esperti di machine learning, intelligenza artificiale, 5G, guida autonoma, solo per avvicinarci a chi ce l’ha fatta.

Pubblichiamo libri, partecipiamo a conferenze, organizziamo webinar e ci riempiamo la pancia di libri sulla crescita personale. Ascoltiamo podcast e curiamo il brand personale affibbiandoci titoli. Su LinkedIn siamo dei luminare, su ClubHouse la nostra bio dice agli altri che siamo i numero uno. Ci targhettizziamo, ci colleghiamo agli esperti del settore, su Instagram pubblichiamo storie dove ci mostriamo con questo e quello. Ma nei fatti?

Nei fatti non conosciamo il significato della parola sacrificio, impegno, dedizione. Quella che Leopardi chiamava “studio matto e disperatissimo”. Siamo i numeri uno nel vedere video tutorial su YouTube, ma troviamo faticoso leggere un libro a settimana. Siamo amanti della sintesi, ma non dell’approfondimento.

Un caso emblematico è quello di Theranos. La sua fondatrice, Elizabeth Holmes, appartiene a una famiglia benestante. Suo nonno era Louis Fleischmann, fondatore dell’omonima industria alimentare. Suo padre Christian Holmes era vice presidente di Enron e sua madre membro del Congresso.

Elizabeth era quindi indirizzata verso un futuro roseo. L’unica cosa che doveva fare era studiare e impegnarsi, visto che le tribolazione di noi poveri, come il pagare gli studi e il mutuo, non c’erano.

Dopo il primo anno di università, alla Stanford, Elizabeth decise di prendere una scorciatoia. Fortemente ispirata dalla vita di Steve Jobs, dal quale copiò anche i dolcevita neri, Elizabeth decise che non serviva l’università per cambiare il mondo, quindi lasciò la Stanford e fondò Theranos.

La startup aveva come obiettivo realizzare un numero molto ampio di analisi del sangue usando solo poche gocce, anziché sottoporre il paziente a un vero e proprio prelievo. L’obiettivo era velocizzare le analisi del sangue, abbattere i costi e velocizzare il responso, per realizzare un mini laboratorio facilmente installabile ovunque, per ottenere l’analisi del sangue in pochi minuti.

Vista la famiglia alle spalle, con i famosi “amici di famiglia” pronti a finanziarla, Elizabeth avviò Theranos con 6 milioni di $ nel 2004. Nel 2010 aveva raccolto 92 milioni di $ e riuscì a convincere alcuni amici di famiglia a entrare nel consiglio di amministrazione.

Questo creò un mix di offuscamento senza precedenti. Avere capitali, persone importanti nel consiglio di amministrazione, essere in un settore in forte crescita come quello della medicina dove, diciamolo, i giornalisti di solito ne capiscono molto poco, creò un mix di vapore e promesse enorme.

Elizabeth, inoltre, sempre affascinata dai geni della Silicon Valley, parlava e si muoveva proprio come loro. Parlava di innovazione, ispirazione, startup e così via. E poi c’era questo fattore: finalmente una donna giovane aspirava a diventare la nuova Steve Jobs. I giornali fecero a gara per intervistarla e pubblicare copertine con le sue foto. Elizabeth è anche molto carina.

Questo mix generò una crescita enorme per Theranos. Nel 2014 Fortune le dedicò la copertina. Forbes la nominò la più giovane imprenditrice miliardaria. Theranos arrivò a raccogliere 400 milioni di $, per un valore di 9 miliardi di $, di cui la metà erano di proprietà di Elizabeth. Visto il denaro nacquero anche le partnership con gli istituti sanitari: Cleveland Clinic, Capital BlueCross, AmeriHealth Caritas e altri.

C’era un unico problema in questa storia: il prodotto non esisteva. Il metodo di prelevamento di poche gocce del sangue per ottenere un’analisi in pochi minuti non esisteva. Era stato tutto costruito su promesse. Theranos non produceva nulla e non c’era un prodotto funzionante.

Elizabeth aveva attivato anche una frode per non far crollare il suo castello di carta: aveva fatto installare dei macchinari di Theranos nei negozi Walgreens. I campioni erano però inviati nei centri Theranos per l’analisi dei dati. Nel frattempo i macchinari erano stati modificati per mostrare un finto responso di ricezione dei dati. Le analisi arrivavano dopo giorni e non erano completi e spesso errati. Non era possibile un’analisi completa da un campione ematico così piccolo.

Per evitare che la frode uscisse fuori, in Theranos si chiedeva di firmare una NDA molto articolata che impediva agli assunti di divulgare qualsiasi informazione prima o dopo il rapporto di lavoro.

Dopo un’indagine di un mese, però, John Carreyrou del Wall Street Journal scoprì l’imbroglio grazie alle soffiate anonime di alcuni ex dipendenti. Elizabeth Holmes provò anche a bloccare l’articolo con cause legali e minacce, ma Carreyrou riuscì a pubblicare tutto nell’ottobre del 2015.

L’impero della Homes crollò. Theranos fu colpita da una serie di cause legali, non per ultima un’indagine della SEC. Elizabeth fu condannata ai risarcimenti, una multa da 500.000 $ e l’impossibilità di coprire ruoli di controllo in aziende per 10 anni. Nel 2018 Theranos fallì. Le cause continuano e Holmes ora rischia 20 anni di carcere.

Il caso Theranos resta un case history importante che dimostra come il successo a tutti i costi, complice un ecosistema che cresce non sui prodotti o servizi venduti ma sulle promesse, spesso può generare dei veri e propri mostri. La speranza è che il caso Theranos spinga le persone a investire sulle startup in grado di realizzare ciò che promettono e le persone a impegnarsi con il duro lavoro invece semplicemente imitare chi ce l’ha fatta.

Se volete approfondire John Carreyrou ha anche scritto un libro sulla storia di Theranos. Si chiama “Una sola goccia di sangue” e lo trovate su Amazon.

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