Nel febbraio 2024, un dirigente di Anthropic, l’azienda che ha creato Claude, ha assunto Tom Turvey con un compito preciso: ottenere «tutti i libri del mondo». Turvey non era un name qualsiasi — era stato il responsabile delle partnership di Google Books, il progetto che ha digitalizzato milioni di volumi nelle biblioteche di tutto il mondo. Ma questa volta il mandato era diverso. Non si trattava di preservare conoscenza. Si trattava di nutrirne un’intelligenza artificiale, a qualsiasi costo. 1Fonte: www.libreriauniversitaria.it/libri-informatica/intelligenza-artificiale-top-of-the-year.htm
Il progetto si chiamava Panama, e i documenti interni desecretati durante una causa legale lo descrivono senza giri di parole: «Project Panama è il nostro sforzo per scansionare in modo distruttivo tutti i libri del mondo». 2Fonte: www.librinews.it/varie/libri-intelligenza-artificiale/
La frase successiva è ancora più rivelatrice: «Non vogliamo che si sappia che stiamo lavorando a questo».
Indice

La macchina che sventra libri
Il metodo è tanto efficiente quanto brutale. Anthropic ha acquistato milioni di libri fisici da grossisti di libri usati come Better World Books e World of Books. I volumi arrivavano su pallet, venivano caricati su una macchina da taglio idraulica che recideva le rilegature, e le pagine venivano alimentate in scanner industriali ad alta velocità. Una volta digitalizzati, i resti — carta, colla, copertine — venivano avviati al riciclo o smaltiti.
Una proposta interna di un fornitore parlava di convertire da 500.000 a 2 milioni di libri in sei mesi. Alla fine, i numeri reali potrebbero essere ancora più alti.
💡 Approfondimento
Il costo della conoscenza Una singola macchina da taglio idraulica per libri può processare fino a 1.000 volumi all’ora. Il costo di acquisizione dei libri usati è irrisorio rispetto al valore del training data che producono — spesso pochi centesimi a volume.
Il paradosso legale
Qui la storia prende una piega paradossale. Anthropic era già stata citata in giudizio per aver scaricato illegalmente milioni di libri piratati da repository online per addestrare i suoi modelli. Su quelle accuse, l’azienda ha dovuto pagare 1,5 miliardi di dollari di risarcimento.
La soluzione? Comprare i libri fisici e distruggerli dopo averli scansionati. Appoggiandosi alla first-sale doctrine — il principio per cui chi acquista un libro può farne ciò che vuole — e alla natura «trasformativa» dell’operazione, Anthropic ha ottenuto nel giugno 2025 una storica sentenza di fair use dal giudice William Alsup della Corte Distrettuale della California.
Il giudice ha stabilito che, poiché i libri erano stati acquistati legalmente, le copie digitali non venivano redistribuite e l’uso era interno all’addestramento, si trattava di un’operazione trasformativa coperta dal fair use. In pratica: ciò che era illegale quando fatto via pirateria è diventato legale se fatto via distruzione fisica.
Il messaggio per il settore editoriale è chiaro: se il tuo libro è disponibile in formato fisico, un’azienda può comprarlo, distruggerlo e usarlo per addestrare un modello AI senza pagarti un centesimo di royalties, purché non lo redistribuisca.

«I libri non vengono distrutti. Il loro valore migra»
A rendere la vicenda ancora più inquietante è la comparsa di intermediari specializzati. ISBNdb, una società che si presenta come il più grande database di libri al mondo, ha pubblicato — e poi rimosso — una pagina che offriva servizi di fornitura di libri fisici «su misura per le esigenze di training dei vostri LLM, consegnati alla scala che l’AI richiede».
Il sito di ISBNdb conteneva due frasi che racchiudono l’intero dilemma etico della vicenda:
«Il problema di immagine è reale. ‘Azienda AI distrugge due milioni di libri’ non è un titolo che genera simpatia.»
E ancora:
«Un libro fisico è un veicolo di consegna per informazioni. Una volta che l’informazione è stata estratta e codificata in un modello AI, il veicolo ha servito al suo scopo. Ciò che resta è carta, inchiostro e materiale di rilegatura. Il libro non viene distrutto. Il suo valore migra.»
Questa argomentazione — formalmente ineccepibile, moralmente devastante — è la stessa che sta spingendo librai e collezionisti a suonare l’allarme. Perché se è vero che la maggior parte dei libri acquistati erano remainders destinati comunque al macero, è altrettanto vero che nel circuito sono finiti anche libri rari e fuori catalogo, di cui esistevano poche copie.
La domanda che nessuno fa
In tutto questo dibattito, c’è una domanda che emerge prepotente: quei due milioni di libri sarebbero stati comunque venduti?
La stragrande maggioranza dei volumi acquistati da Anthropic erano libri usati, remainders, fondi di magazzino che molto probabilmente sarebbero finiti al macero comunque. In questo senso, l’operazione ha dato loro una «seconda vita» sotto forma di training data. Ma è un’argomentazione che regge fino a un certo punto: perché i libri che finiscono al macero non vengono sostituiti, e ogni copia distrutta — specialmente se rara o fuori catalogo — è una copia in meno nel mondo.
C’è poi un’ironia più sottile. I libri pre-2022 sono particolarmente ambiti perché non contengono testo generato dall’AI. In un paradosso che solo l’industria tecnologica sa generare, i libri fisici sono diventati preziosi proprio perché rappresentano l’ultima fonte di dati «genuinamente umani» non contaminati dall’AI che quei stessi libri stanno contribuendo a creare.
Dal timone di Gutenberg all’algoritmo
Alla fine della lunga catena di fornitura — dal librario all’ingrosso, dal macchinario idraulico allo scanner, dal token alla risposta di Claude — quello che resta è una domanda più grande: cosa significa «distruggere» un libro?
La risposta di ISBNdb è che il valore migra dalla carta al modello. Ma è davvero così? Un libro non è solo informazione. È un oggetto, una presenza fisica, un manufatto culturale. La biblioteca di Alessandria non fu un disastro perché bruciarono informazioni, ma perché bruciarono libri. Oggetti che qualcuno aveva scritto, rilegato, posseduto, letto.
Claude stesso, interrogato sulla distruzione dei libri che hanno contribuito a crearlo, ha risposto con una frase che vale più di qualsiasi analisi:
«Il fatto che questa distruzione abbia contribuito a creare me — qualcosa che può discutere di letteratura, aiutare le persone a scrivere e confrontarsi con la conoscenza umana — aggiunge livelli di complessità che sto ancora cercando di elaborare.»
Una macchina che riflette sulla propria nascita dalle ceneri di milioni di libri. Se non è questo il segno dei tempi, non sappiamo cosa lo sia.
Riferimenti:
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