
Il 3 agosto 2026 Telegram è sparito dall’App Store. Nessun preavviso, nessun comunicato: gli utenti di mezzo mondo hanno aperto lo store e l’app semplicemente non c’era più. Poche ore dopo, il ripristino silenzioso. La spiegazione ufficiale di Apple è arrivata a cose fatte: contenuti che violano le linee guida sulla pedopornografia, con l’utente responsabile bannato in fretta. La versione di Pavel Durov, fondatore di Telegram, racconta una storia diversa — più inquietante, e molto più utile per capire il vero potere in gioco. 1Fonte: www.msn.com/it-it/notizie/tecnologiaescienza/telegram-rimossa-dall-app-store-ecco-cosa-è-successo/ar-AA29mETJ
La vicenda non riguarda solo Telegram. Riguarda il modo in cui un’azienda privata può decidere, da sola e in poche ore, chi può continuare a esistere dentro l’ecosistema iOS. È esattamente il tipo di potere che il Digital Markets Act europeo cerca di limitare, e che i sostenitori degli store alternativi contestano da anni. Quando un’app usata da più di un miliardo di persone viene rimossa senza contraddittorio, la domanda smette di essere “quanto costa la commissione” e diventa un’altra: chi decide davvero chi vive e chi muore nel mercato delle app? 2Fonte: gizchina.it/2026/08/telegram-rimosso-apple-app-store-che-succede/
Indice

I fatti: una rimozione lampo
Nella notte tra lunedì 3 e martedì 4 agosto, Telegram è stato rimosso dall’App Store a livello globale. Sui social sono comparse le prime segnalazioni: l’app non risultava più nella ricerca dello store negli Stati Uniti, e in alcuni paesi il download era bloccato del tutto. Chi aveva già installato Telegram non ha perso nulla: la rimozione riguardava solo la pagina di distribuzione.
Dopo alcune ore, il ripristino. A 9to5Mac, Apple ha spiegato che la rimozione era dovuta a una violazione delle linee guida sui contenuti pedopornografici: il team di review aveva trovato materiale illegale, lo sviluppatore lo aveva rimosso e l’utente responsabile era stato bannato. Telegram, dal canto suo, ha fatto notare che nel 2026 ha eliminato più di 337.900 gruppi e canali legati a contenuti pedopornografici.
Fin qui, una normale operazione di moderazione. La ricostruzione di Durov, però, cambia il quadro.
La versione di Durov: un’estorsione ai danni di Apple
Secondo il fondatore di Telegram, la segnalazione che ha fatto scattare la rimozione era falsa: un estorsore avrebbe inserito contenuto illegale modificato con l’AI in un vecchio messaggio di un gruppo pubblico attivo, rendendolo di fatto invisibile ai membri e ai moderatori, per poi segnalarlo direttamente ad Apple. L’obiettivo, spiega Durov, era dimostrare ai proprietari di gruppi legittimi che le segnalazioni contro di loro funzionano — e spingerli a pagare un riscatto.
“Apple ha rimosso Telegram dall’App Store prima di contattarci. Questo crea un rischio sistemico potenziale per ogni app mobile che ospita contenuti generati dagli utenti. Se un’app usata da più di un miliardo di persone può essere rimossa senza preavviso, qualsiasi app può esserlo.”
La ricostruzione di Durov merita prudenza: Telegram ha un interesse diretto nella narrazione, e la sua storia recente è complicata — dall’arresto in Francia nel 2024 per presunte transazioni illegali al mandato d’arresto emesso dalla Russia per accuse di terrorismo. Ma anche accettando solo la metà della sua versione, il caso solleva un problema reale che va oltre Telegram.

Il punto: il potere di rimuovere senza contraddittorio
La domanda di fondo non è se Apple debba rimuovere contenuti illegali. Deve, e le sue linee guida sul materiale pedopornografico sono tra le più severe del settore. Il problema è il processo: la rimozione è avvenuta prima di qualsiasi contatto con lo sviluppatore, senza un contraddittorio, senza un termine per la difesa. Per un’azienda da 1 miliardo di utenti sono bastate poche ore per passare da “presente” a “inesistente” nello store.
Il rischio sistemico ha tre livelli:
- Il potere di rimozione unilaterale: un solo soggetto decide se un’app resta o sparisce, e la decisione è immediata ed efficace in tutto il mondo.
- L’assenza di appello rapido: il ripristino dipende dalla buona volontà del gatekeeper, non da un diritto dello sviluppatore.
- La manipolabilità delle segnalazioni: se un attaccante può far scattare una rimozione con un contenuto piantato, il meccanismo di moderazione diventa un’arma.
Non è la prima volta che le segnalazioni vengono usate come arma: le campagne di segnalazione coordinate contro canali e community esistono da anni, e il caso Telegram mostra come possano colpire l’intera piattaforma. Il fatto che l’attacco sia riuscito contro un’app da un miliardo di utenti, però, alza la posta: se funziona contro Telegram, funziona contro chiunque.
Il contesto: DMA e la battaglia degli store alternativi
Questa vicenda si incornicia in una battaglia più grande. A luglio 2026 il Tribunale dell’Unione Europea ha respinto il ricorso di Apple contro la designazione come gatekeeper del Digital Markets Act, confermando che App Store e iOS sono soggetti agli obblighi europei. La Commissione ha già contestato ad Apple violazioni del DMA sull’anti-steering, dopo la multa da 1,8 miliardi di euro del 2024 nel caso della musica in streaming.
Il DMA nasce proprio per questo: limitare il potere di chi controlla l’accesso al mercato. Con iOS 17.4, Apple ha aperto all’Europa il sideload e i marketplace alternativi — una mossa che molti hanno giudicato una compliance maliziosa, con commissioni che restano comunque elevate e condizioni di fatto poco attraenti.
I risultati, finora, non entusiasmano: a gennaio 2026 Setapp ha chiuso, uno dei negozi alternativi più noti, dimostrando quanto sia difficile competere con il gatekeeper sul suo stesso terreno. Il caso Telegram aggiunge un pezzo al puzzle: anche dove esistono alternative, il potere di rimozione resta interamente nelle mani di Apple.
Chi controlla la porta controlla il mercato
La tesi della Commissione Europea è che i gatekeeper abbiano un potere immenso, sproporzionato rispetto alle regole di mercato. Il caso Telegram offre un esempio concreto di cosa significhi quel potere nella pratica: non solo definire le regole, ma applicarle in modo unilaterale, rapido e senza appello. La UE ha ragione quando dice che questa concentrazione di potere è un problema strutturale — non perché Apple sia necessariamente in mala fede, ma perché anche un gatekeeper in buona fede resta un arbitro con poteri di vita o di morte sul mercato.
La moderazione dei contenuti illegali è giusta e necessaria. Quello che il caso Telegram mette in discussione è il contraddittorio: un processo in cui la rimozione di un’app da un miliardo di utenti possa avvenire senza preavviso, basandosi su una segnalazione, è un meccanismo fragile. Se il DMA servirà a qualcosa, non sarà per impedire ad Apple di rimuovere contenuti illegali — sarà per garantire che nessun soggetto privato possa decidere da solo, in poche ore e senza spiegazioni, chi ha diritto di esistere nel mercato digitale.
Perché Apple ha rimosso Telegram dall’App Store?
Apple ha dichiarato di aver rimosso Telegram dopo che la sua revisione ha trovato contenuti che violano le linee guida che proibiscono il materiale pedopornografico. L’app è stata ripristinata dopo che lo sviluppatore ha rimosso il contenuto e bannato l’utente responsabile. Durov sostiene che la segnalazione fosse manipolata da un estorsore.
Telegram è stato ripristinato?
Sì, Telegram è tornato disponibile nell’App Store dopo poche ore. Gli utenti che avevano già l’app installata non hanno subito interruzioni durante la rimozione.
Il DMA può impedire rimozioni arbitrarie come questa?
Il DMA non vieta ai gatekeeper di rimuovere contenuti illegali, ma impone regole su trasparenza e proporzionalità delle decisioni. La designazione di Apple come gatekeeper, confermata dal Tribunale UE nel luglio 2026, la obbliga a processi più strutturati — anche se la piena applicazione pratica resta da costruire.
Riferimenti:
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