Il prossimo video virale che scorre nel feed potrebbe non averlo fatto nessuno. Scene spettacolari, voci perfette, storie avvincenti: sempre più spesso sono il prodotto di un modello che genera, non di una persona che crea. Il pubblico non lo nota più, e questo è il primo sintomo. Il secondo è economico e molto meno raccontato: l’AI produce contenuti gratis, e quando il contenuto è gratis, chi lo crea diventa di troppo.

Per capire cosa succede bisogna guardare i social come un mercato, non come una vetrina. Le piattaforme non producono contenuti: li comprano. YouTube, TikTok, Instagram e Meta non hanno mai scritto un post, girato un video o scattato una foto. Offrono l’infrastruttura — algoritmo, distribuzione, pubblicità — e pagano chi riempie quella infrastruttura con l’unica materia prima che attira l’attenzione: i contenuti umani.

Il prezzo di questa materia prima ha un nome: revenue share. YouTube paga ai creator il 55% dei ricavi pubblicitari, e lo fa da quasi vent’anni; TikTok arriva al 50% con i creator sopra i 100mila follower; Meta ha toccato il 55% sugli annunci in-stream (ripartizione dei ricavi per piattaforma). Sono numeri stabili, quasi sacri, e c’è un motivo: finché l’unico modo per avere contenuti era comprarli dagli umani, il prezzo lo decideva la scarsità.

Studio di creazione contenuti con schermi pieni di video generati dall'AI
Il contenuto generato riempie i feed: il costo per produrlo sta crollando

Il prezzo del contenuto sta crollando

Questa equazione si è rotta in tre anni. Nel marzo 2023 GPT-4 costava 30 dollari per milione di token. Oggi modelli con prestazioni paragonabili costano meno di mezzo dollaro: un calo del 99% in tre anni (il crollo dei prezzi dei token). Il costo per generare testo e immagini di qualità accettabile è ormai trascurabile; il video generativo costa ancora di più, ma segue la stessa curva. Produrre contenuti gratis non è più un’eccezione: è il default.

E qui sta il punto che quasi nessuno dice: non serve che l’AI sia migliore degli umani. Basta che sia abbastanza buona e infinitamente più economica. In economia, quando il rapporto qualità-prezzo di un fornitore crolla, il contratto di fornitura si ridiscute. I contenuti AI sono già ovunque: i virali che stupiscono e vengono smascherati — lo stesso fenomeno raccontato in TikTok AI e video finti: fine dello stupore — i canali che pubblicano decine di video al giorno, le pagine che riempiono i motori di ricerca. La qualità media sale, il costo marginale scende a zero, e la scarsità che teneva alto il prezzo del lavoro umano è evaporata.

Il primo segnale è già arrivato. Il 15 luglio 2025 YouTube ha aggiornato le regole del Partner Program per demonetizzare i contenuti mass-produced e ripetitivi: i canali automatici che sfornano video in serie con voci sintetiche rischiano di perdere i ricavi pubblicitari. Non è una crociata contro l’AI: è una piattaforma che decide cosa merita ancora pagamento. Il che, tradotto, è esattamente il punto di questo articolo.

Studio televisivo vuoto con uno schermo che mostra un paesaggio generato dall'AI
Lo studio è pronto: resta da capire chi lo riempirà

Non muore il creator. Muore il fornitore di contenuti

La conseguenza è spietata ma precisa: le piattaforme non devono sostituire i creator con l’AI — devono solo smettere di pagarli come se fossero insostituibili. Il creator che produce contenuto — video, foto, articoli, intrattenimento — produce oggi una commodity. E chi produce commodity, in un mercato dove il costo di produzione crolla, viene rimpiazzato dal fornitore più economico. Non per cattiveria: per aritmetica.

Questo non significa che sparisce chiunque faccia contenuti. L’AI replica il prodotto, non la relazione. Restano umani:

  • la voce riconoscibile di chi produce;
  • la storia vera che nessun modello può inventarsi;
  • la comunità che si fida e torna;
  • il gusto che decide cosa vale la pena guardare.

Chi vende attenzione resterà. Chi vende solo riempitivo — il creator industriale che pubblica per algoritmo — sta già facendo i conti con un futuro in cui la piattaforma può produrre da sola lo stesso identico riempitivo, senza dividere i ricavi con nessuno. I timori sulla creatività umana messa in discussione dall’AI si sono rivelati solo un lato della medaglia: il lato che non si vede è la fattura.

L’errore è pensare alla sostituzione in termini artistici: l’AI non sarà mai creativa come un umano. Vero, ma irrilevante. La sostituzione è industriale, non artistica.

Persona in metropolitana che scorre un feed pieno di contenuti generati
I virali generati dall’AI sono già ovunque nei feed

Il segnale da guardare

La creator economy non finirà con un annuncio. Finirà quando una grande piattaforma toccherà la revenue share — la prima a dire ai creator che il 55% non è più sostenibile, o la prima a popolare i feed con contenuti proprietari generati dai suoi modelli. La prima mossa è già alle spalle: YouTube ha già deciso cosa merita pagamento, e non sono i contenuti in serie. E se le piattaforme decidessero di crearsi da sole i contenuti con l’AI, i creator che fine farebbero? La risposta la stanno già dando le policy di pagamento, una riga alla volta.

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