Ogni persona che porta un Apple Watch al polso produce un archivio di dati sanitari. Quasi sempre non l’ha mai visto. Passi, frequenza cardiaca a riposo, fasi del sonno, ECG, allenamenti con il percorso: l’app Salute li raccoglie e li custodisce, ma non offre un modo serio per portarli fuori. Health Auto Export esiste per risolvere questo problema. È l’app di Lybron Sobers che esporta i dati di Salute in CSV, JSON e GPX. Dalla versione 10.0.1, aggiornata l’11 settembre 2026, aggiunge un tassello che cambia il quadro: un server MCP per collegare i dati di salute a un assistente AI.
Il download di Health Auto Export è gratuito. Le funzioni sono su tre livelli. La versione base copre widget e statistiche. Basic costa 2,99 € una volta sola. Premium si paga 1,99 € al mese, 7,99 € all’anno oppure 29,99 € a vita. Serve iOS 17. Gira anche su iPad, Mac e Apple Vision.
La questione è politica prima che tecnica. I dati di salute sono i più personali che uno smartphone produce. Restano davvero propri solo quando esiste un modo per esportarli in un formato leggibile da chiunque. Health Auto Export è una delle poche app che lo fa: non chiede un account e non manda niente a un server di proprietà dello sviluppatore.
Indice

Cosa esporta, e in quali formati
La scheda sull’App Store parla di 150 e più metriche di salute e fitness. La guida dello sviluppatore cita oltre cento metriche e settanta tipi di allenamento. Dentro c’è tutto quello che serve a chi vuole analizzare i propri dati.
Ci sono i parametri giornalieri: passi, energia attiva, frequenza cardiaca, peso. Ci sono le fasi del sonno con il dettaglio per stadio. Ci sono gli allenamenti completi di tracciato GPS. E poi risultati ECG, eventi di fibrillazione atriale, farmaci, sintomi e stato d’animo.
I formati sono CSV, JSON e GPX, con Markdown fra le voci visibili nelle schermate ufficiali del selettore. È la differenza che conta rispetto all’export nativo di Apple. Quei file si aprono con un foglio di calcolo, si importano in un database, si danno in pasto a uno script.
Il controllo sul dettaglio è la parte più curata. Si sceglie l’intervallo, da pochi secondi a più anni. Si decide se aggregare i valori o conservare i singoli campioni. Si stabilisce se includere i tracciati e la frequenza cardiaca di ogni allenamento. Per chi fa ricerca personale sulle proprie serie storiche, è la differenza fra un grafico riassuntivo e un archivio vero.

Le automazioni: i dati escono dall’iPhone da soli
L’export manuale è solo il punto di partenza. Le mete delle automazioni sono elencate sul sito dello sviluppatore: iCloud Drive, Google Drive, Dropbox, un endpoint REST, MQTT, Home Assistant, il calendario di iOS e anche report via email.
Dal telefono alla scrivania
Con Sync to Mac le metriche e gli allenamenti finiscono nell’app per macOS. Chi preferisce costruirsi un cruscotto in casa può partire dal progetto open source indicato dallo sviluppatore. È il tipo di scelta che interessa a chi non accetta che i dati di salute vivano soltanto dentro un’app che non si può ispezionare.
Le automazioni hanno però un vincolo da conoscere adesso, non dopo l’acquisto. iOS non permette di leggere HealthKit mentre il telefono è bloccato. Non consente nemmeno a un’app di svegliarsi a un’ora prestabilita in secondo piano. La conseguenza è spiegata dalla guida stessa: un’automazione può partire più tardi della frequenza impostata. Va stimolata a mano dal widget, da un comando di Shortcuts o aprendo l’app.
Il server MCP: i dati di Salute davanti a un modello AI
La novità della versione 10 è il server MCP. Nelle schermate ufficiali compare la schermata Server. Si vedono l’indirizzo del tipo `http://…:9000/mcp`, il trasporto HTTP, la versione 1.1.0 e un token di accesso. C’è anche la sezione per i client AI, con VS Code come esempio e le istruzioni per incollare la configurazione JSON.
Il salto concettuale è netto: si passa da “esportare un file” a esporre una sorgente. Un assistente sulla stessa rete può leggere le metriche senza passaggi in mezzo. La guida sul repository dello sviluppatore cita esplicitamente il collegamento a modelli come Claude desktop.
Le connessioni TCP del server non sono cifrate: l’app stessa consiglia di usarle soltanto su reti fidate.
È il punto in cui la comodità incontra un rischio concreto. Dati sanitari serviti in rete, con la cifratura spenta di default, sono una scelta da fare con la testa. Sul telefono ci sono le serie storiche del cuore e del sonno, non gli appunti di una riunione.
Quanto costa
- Free — widget per la schermata Home e cruscotto delle statistiche
- Basic — 2,99 € una tantum: export manuale, scelta dei formati, dettaglio delle metriche, aggregazione su misura, automazioni semplici con Shortcuts
- Premium — 1,99 € al mese, 7,99 € all’anno o 29,99 € a vita: sync in background, automazioni verso i servizi esterni, Sync to Mac
Sul fronte della riservatezza le premesse sono buone. Non serve un account e non c’è raccolta di dati. La scheda dell’App Store riporta alla voce privacy “dati non raccolti”. Restano due dettagli dichiarati apertamente. Le funzioni di accessibilità supportate non sono ancora state indicate. Per recuperare su un dispositivo nuovo i backup delle automazioni serve il Portachiavi iCloud: le credenziali salvate sono cifrate.

Le domande più comuni
Serve un account?
No. L’app non prevede registrazione e non trasmette dati a server propri.
Dove finiscono i dati esportati?
Solo dove decide chi la usa: un cloud personale, un endpoint configurato, un servizio di domotica o un client AI sulla stessa rete.
Le automazioni funzionano a telefono bloccato?
No, ed è un limite di iOS, non dell’app. Le esportazioni automatiche girano quando il dispositivo è sbloccato. Si possono anche avviare a mano dal widget, da Shortcuts o aprendo l’app.
Serve per forza un Apple Watch?
No, ma è la sorgente più ricca. Senza orologio restano passi, peso e i dati inseriti a mano nell’app Salute.
A chi serve davvero
Health Auto Export non è un’app per chi vuole solo guardare i propri grafici. Per quello bastano l’app Salute e l’Apple Watch. Chi cerca qualcosa di diverso per l’allenamento in palestra ha già una risposta in FitnessOnLine.
Serve invece a chi vuole possedere i dati. Chi fa un backup personale. Chi li analizza con i propri strumenti. Chi vuole costruirsi un cruscotto in casa. Chi vuole interrogare le proprie metriche con un assistente AI, senza passare da un servizio di terze parti.
Chi vuole capire quanto pesi quella base informativa trova un caso concreto nell’articolo su Apple Watch e ipertensione, dove un sensore da polso diventa uno strumento clinico. È la stessa materia che un’app come questa mette in un file. La differenza è che il file si può portare via. Il grafico no.
