
La sicurezza è uno dei punti chiave del quotidiano. È uno degli elementi che fanno parlare molto in riguardo l’immigrazione, la criminalità e così via. In fondo Maslow metteva al secondo posto il bisogno di sicurezza nelle persone, subito dopo i bisogni fisiologici.
Se siete stati vittima di un furto, la prima cosa che potrebbe venirvi in mente è un episodio di CSI. Vi aspettereste che la polizia corra a prendere impronte, analizzare videocamere di sorveglianza e raccogliere testimonianze per catturare il ladro il prima possibile. Nella realtà dei fatti le cose vanno diversamente.
Non c’è uno strumento in grado di riconoscere qualcuno da una prova o almeno non c’è un budget in grado di attivare la scientifica per ogni crimine. Qualcosa potrebbe cambiare con l’uso della tecnologia. Sono molte le società che si stanno adoperando per gestire delle banche dati di persone e il relativo riconoscimento.
Peter Thiel, il temuto fondatore di Paypal e amico di Trump, ha dichiarato di aver creato Clearview. Si tratta di una startup che ha creato un sistema di riconoscimento dei volti molto efficace. L’azienda ha addestrato il suo sistema approvvigionandosi da 3 miliardi di foto prese da Facebook, Youtube, Venmo e altri social network. Tutte immagini pubbliche che gli utenti lasciano in giro.
Quando si ha una persona da identificare, anche con una foto parziale o presa da un’angolazione laterale, il loro algoritmo cerca in questa vastità di foto come una sorta di Google per le immagini, fino ad arrivare all’identità della persona.
L’azienda dichiara che il grado di accuratezza del sistema è del 100%, anche se secondo gli esperti non dovrebbe superare il 75%.
Clearview sarebbe già in uso presso 600 autorità diverse che stanno usando il sistema durante le indagini. La polizia può trovare le persone presenti in una foto, in un video o dal vivo ricevendo in tempo reale l’identità del sospettato.
Questo ha attivato una serie di domande etiche. È giusto essere identificati in qualsiasi momento? Nel nostro ordinamento giuridico non è presente il “diritto all’anonimato”. Le autorità possono chiedere le nostre generalità sempre, ma c’era una sorta di margine per la privacy. Per esempio gli autovelox non possono fotografare i guidatori in volto, ma possono fotografare solo la targa.
Potremmo perdere presto la libertà di andare in un luogo e non far sapere a nessuno di esserci. Si perderà quel gusto di ignoto di non sapere chi è presente in una foto. Inoltre ci si chiede se siamo ancora padroni del nostro volto, oppure se le nostre sembianze siano un dato che perdiamo dalla nascita.
È vero siamo riconoscibili, ma non possiamo esimerci dall’essere scansionati. Ogni volta che guardiamo qualcuno o qualcosa uscendo di casa, rinunciamo all’anonimato. Possiamo essere individuati ovunque, come sta accadendo in alcuni aeroporti dove il viaggiatore riceve informazioni sul suo volo semplicemente mettendoci la faccia. Dalla Cina fino alla più vicina Linate.
Il nostro iPhone ci riconosce per lo sblocco e presto tutto ciò che ci circonda potrebbe sapere esattamente chi siamo e dove siamo. Un sistema di controllo di massa in piena corsa e difficile da fermare.
