Scott Forstall è uno dei nomi più importanti e meno celebrati nella storia recente di Apple. È l’uomo che ha guidato la creazione di Aqua, l’interfaccia che ha reso Mac OS X un capolavoro, e poi di iOS, il sistema operativo che ha trasformato l’iPhone nel prodotto più venduto del pianeta.

Eppure, quando nel 2012 Tim Cook lo ha epurato dopo il caso Apple Maps, la narrazione ufficiale lo ha ridotto a un capro espiatorio: il manager arrogante che si era rifiutato di firmare le scuse. La storia vera è più grande: con Forstall è uscito l’ultimo erede della visione di Steve Jobs, e il software Apple non è mai stato lo stesso.

Il percorso di Scott Forstall — da NeXT ad Aqua, da iOS all’epurazione — merita di essere raccontato per intero, restituendo credito a chi ha costruito il volto del software Apple per quindici anni.

Scott Forstall mostra l'iPhone sul palco
Scott Forstall alla presentazione dell’iPhone, l’uomo che ha dato il volto al software Apple

L’uomo che ha dato il volto al software

La carriera di Forstall comincia nel 1992, quando sceglie NeXT invece di Microsoft. Dopo il rifiuto, Microsoft gli spedì un pesce fresco del Pike Place Market per vendergli Seattle. Forstall lo cucinò e andò comunque a NeXT, a Redwood City: Cupertino arrivò solo con l’acquisizione del 1996.

Con l’acquisizione di NeXT del 1996, Forstall entra in Apple e si ritrova nel cuore del progetto che doveva sostituire il Mac OS con la tecnologia NeXT. Mentre Avie Tevanian e Bertrand Serlet — quello che Gizmodo chiamava il padre di Mac OS X — adattano il sistema (il kernel Mach, l’architettura Unix), Forstall riceve un compito diverso: Steve Jobs vuole una nuova interfaccia per il nuovo sistema. Nasce così Aqua, con le finestre traslucide, i pulsanti caramella e il Dock: il volto di Mac OS X, e il motivo per cui quel sistema è ancora ricordato come un capolavoro.

Il contributo di Forstall in quel progetto è triplice:

  • Carbon, il ponte che ha permesso alle applicazioni Mac esistenti di girare sul nuovo sistema
  • Aqua, l’interfaccia con le finestre traslucide e i pulsanti caramella
  • Il Dock, la barra delle applicazioni che è diventata il simbolo di OS X

Visibili erano Aqua e il Dock. Carbon stava sotto: il ponte per far girare le applicazioni Mac esistenti sul sistema nuovo, non quello che l’utente toccava.

Il carattere di Forstall non era semplice: burbero, competitivo, capace di urlare in riunione, esattamente come il suo mentore. Le storie sul suo conto sono piene di aneddoti: Jobs che insisteva a pagare il caffè con il suo badge alla caffetteria di Infinite Loop, i soprannomi, le sfide interne. Ma c’è anche il lato umano: quando Forstall finì in ospedale, Jobs gli mandò un medico agopunturista a notte fonda, che gli fece passare i vomiti con l’agopuntura.

Interno del WWDC 2012
Il WWDC 2012, l’ultimo con Scott Forstall sul palco

Il software che ha reso l’iPhone l’iPhone

Nel 2005 Steve Jobs affida a Forstall il progetto più segreto dell’azienda: il software dell’iPhone. Il gruppo parte dal sistema NeXT e costruisce quello che diventerà iOS: il multitouch, la tastiera virtuale, le applicazioni. Forstall è anche il volto dei keynote, con le demo dal vivo che sembravano magia e che ogni volta finivano in un applauso.

Lo stile che Forstall porta in iOS è lo skeuomorphism: l’interfaccia imita gli oggetti reali. Il calendario è in pelle, i libri in iBooks sono in legno, il Game Center è un tavolo da gioco. Steve Jobs lo adorava, perché rendeva il software intuitivo per chiunque. Oggi quello stile viene deriso, ma è stato la chiave del successo dell’iPhone: la ragione per cui un bambino e un nonno lo capivano al primo tocco.

A questo si aggiunge il pezzo che ha cambiato l’economia: l’App Store, aperto nel 2008, che ha creato un ecosistema da centinaia di miliardi di dollari. Forstall non è solo il capo del software: è il responsabile di quasi tutto quello che l’utente vede e tocca su un iPhone. Se l’iPhone è stato il prodotto che ha salvato Apple, il suo software è stato la ragione per cui è diventato insostituibile.

Ritratto di Scott Forstall
Scott Forstall, il creatore di Aqua e iOS

La caduta: Maps, le scuse e l’epurazione

A settembre 2012 Apple lancia iOS 6 con la sua mappa al posto di Google Maps. È un disastro: strade sbagliate, città collocate nel posto sbagliato, ponti che non esistono. Tim Cook è costretto a scrivere una lettera di scuse pubblica, un evento senza precedenti per Apple.

La lettera di scuse

Tim Cook, in quella lettera, ammetteva senza giri di parole il fallimento:

“Siamo venuti meno all’alto standard che ci siamo sempre imposti.” — Tim Cook, lettera di scuse per Apple Maps (traduzione redazionale)

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Forstall si rifiutò di firmare quella lettera, mentre la faida interna raccontata da Om Malik era nota a tutta la Silicon Valley: la sua posizione era che la colpa fosse del processo, non della sua squadra. Il 29 ottobre 2012 Apple annuncia la sua uscita. La riorganizzazione è totale: Jony Ive prende il controllo del design dell’interfaccia, Craig Federighi unisce iOS e OS X, Eddy Cue eredita Maps e Siri. La lettura ufficiale è semplice: Forstall è caduto per Maps. La lettura vera è più scomoda: era rimasto l’ultimo legame diretto con l’era Jobs, e la sua uscita ha chiuso quel capitolo.

Alcuni raccontano che fu lo stesso Forstall a chiedere di essere licenziato, quando capì che la riorganizzazione lo avrebbe svuotato di potere. Qualunque sia la verità, il segnale era chiaro: l’epurazione non era una punizione, era un cambio di regime.

Dopo Forstall: il flat design e la fine di un’epoca

Nel giugno 2013, al primo WWDC senza Forstall, Jony Ive presenta iOS 7: niente più pelle, niente più legno, niente più profondità. Il flat design sostituisce lo skeuomorphism. È una scelta estetica legittima, ma è anche la tomba del modo di progettare di Forstall: il software Apple diventa più pulito e, per molti, più anonimo.

Il paradosso è che oggi, più di dieci anni dopo, il design ricco è tornato: visionOS e le interfacce moderne usano di nuovo trasparenze, materiali e profondità. Quello che era stato deriso come kitsch è di nuovo considerato competenza. Il tempo, come spesso accade, ha fatto giustizia.

Il silenzio e il credito negato

Dopo l’uscita, Forstall è sparito. Niente startup, niente interviste, niente social: il contrario di quasi tutti gli ex dirigenti Apple. Ha rotto il silenzio solo per raccontare la storia dell’iPhone al Computer History Museum e in un paio di eventi, sempre parlando di Jobs e di Apple come si parla di una famiglia.

Il blog ha raccontato la sua storia in più occasioni: da quando Businessweek lo descriveva come il misterioso capo di iOS, a Che fine ha fatto Scott Forstall, fino alle sue apparizioni pubbliche al Creative Life. Quello che manca è un riconoscimento netto: Forstall ha guidato Aqua, iOS e l’apertura dell’App Store, e senza di lui quel volto del software Apple sarebbe stato un altro. Il credito che manca è di comando, non di paternità esclusiva. Tim Cook ha vinto la partita politica, ma la storia del software Apple ha un solo grande dimenticato, ed è lui.

Il credito negato ha un motivo preciso: la sua storia scomoda la narrazione di Apple post-Jobs. Se l’architetto di iOS fosse stato un eroe, la sua epurazione sarebbe stata un errore; più comodo raccontare la versione del capro espiatorio arrogante. Ma Forstall era difficile quanto indispensabile: il 29 ottobre 2012 è uscito dal palco l’ultimo uomo che sapeva presentare il software come magia, e nessuno ha più riempito quel vuoto.

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1 Comment

  1. “era rimasto l’ultimo legame diretto con l’era Jobs, e la sua uscita ha chiuso quel capitolo.”

    In realtà è stato il primo a uscire, Jobs era morto da un anno . e quel legame dell’era Jobs c’era ancora con altri (John Ive, Craig Federighi, Phil Schiller,..)

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