Cosa significa essere nell’Apple Developer Academy

Apple Dev Academy

Al mio tavolo si parla di videogame. Un gruppo di allievi dell’Apple Developer Academy discutono in merito le peculiarità di vari titoli arrivati sul mercato negli anni. Non sono videogame particolarmente famosi, forse un po’ di nicchia, ma si raccontano le idee geniali che li rendono unici.

Improvvisamente uno di loro si alza, racconta con veemenza un’idea che ha da tempo e che potrebbe migliorare il settore educativo. Alcuni seguono rapiti, altri danno consigli su come potrebbe evolversi l’idea. Gli offro i mie due cent, come si dice in gergo. Lui si illumina perché l’idea passa da una forma astratta covata nella sua mente a qualcosa di superiore: sembra più reale.

Il pomeriggio prosegue così. In un ballo di idee, punti di vista, elaborazioni. Tutti abbiamo un MacBook Pro di fronte ai nostri occhi, pronti per prendere appunti, fare concept, creare sinergie. Nell’aria si respira entusiasmo e collaborazione. Nessuno, tra noi, viene colpito da attività superflue che bruciano tempo come invidie, segreti e coalizioni.

Accade nell’Apple Developer Academy: una sorta di startup dell’educazione, dove si sperimenta l’uso concreto del sistema CBL (Challege Based Learning). Non lezioni di teoria interminabili, compiti per casa e sbadigli. Ma un insieme di sfide continue da svolgere singolarmente o in gruppo, dove si tende ad allenare la mente e le nostre capacità, superando i nostri limiti di giorno in giorno.

In una struttura disposta a ferro di cavallo, formata da laboratori e aree comuni per favorire gli incontri, si fondono le capacità di quasi 400 persone provenienti da formazioni diverse. Ci sono esperti in grafica, in programmazione, in lingue, in economia, in reti e molto altro. Persone unite tra di loro da passioni e obiettivi comuni.

Tutti vogliamo accogliere la richiesta di Apple di essere folli e affamati di sapere. Pronti a cambiare il mondo partendo dalle applicazioni e il saper costruire cose nuove. In questo turbinio di menti, rispetto reciproco, idee, entusiasmo e voglia di ascoltare ciò che ci può offrire il prossimo, come una sorta di caccia al tesoro del sapere, a volte mi trovo ad alzare la testa dal computer e accorgermi di avere gli occhi lucidi.

È possibile amici miei, si può fare. Funziona.

Sono passate appena due settimane dall’inizio del corso, eppure sembra chiaro che tutto questo porterà a qualcosa di importante. Mentre ci prepariamo il caffè nella cucina del campus, condividendone uno con la prima persona che ci capita a tiro, qualcuno si rende disponibile per unirsi dopo le lezioni e aiutare per migliorare l’inglese, altri si offrono per esercitarsi nel parlare in pubblico per le presentazioni in Keynote, altri ancora cercano amici per approfondire alcuni concetti di Swift.

Passeggiando tra i corridoi, accarezzando con i polpastrelli le pareti insonorizzate, vengo colpito da una sensazione provata in passato. La stessa che provai durante i viaggi di istruzione al liceo, dove per alcuni giorni ci si liberava della tenaglia dei libri e si occupava il tempo a condividere.

C’è aria buona qui nell’Academy. Non so dove sarò al termine del percorso, ma come disse qualcuno: “l’arrivo è solo un momento del viaggio”.

  • Massimiliano Pizzulin

    Bravo Kiro.

  • dataghoul

    Deve essere davvero una bella esperienza.