Apple protegge i dati degli utenti, ma non in Cina

Apple si è trovata di fronte un enorme dilemma in Cina. Probabilmente la scelta li ha costretti a notti insonni per prendere una decisione irrevocabile: come affrontare l’esigenza del governo cinese di controllare la navigazione dei suoi cittadini?

Dal 2014, infatti, la Cina avvisò l’azienda di Cupertino dell’esigenza di avere i server fisicamente in Cina per i dati dei cittadini cinesi. Questa scelta è dettata dalla volontà di evitare che governi esteri, come quello americano, possa chiedere di curiosare negli affari cinesi e, nello stesso tempo, continuare ad utilizzare i filtri di controllo sul traffico.

Quindi da Cupertino hanno dovuto decidere se abbandonare il mercato cinese, se schierarsi a favore della tutela dei dati dei cittadini (come per il caso di San Bernardino) o se calare la testa e obbedire. Alla luce dei 44,76 miliardi di dollari fatturati in Cina nel solo 2017, la società ha abbassato la testa.

Questa volta non si è schierata a favore dei cittadini, il che poteva dare adito a movimenti sovversivi. Ha preferito rispettare la legge cinese per continuare ad operare in Cina, consegnando le chiavi di cifratura dei server cinesi di iCloud.

In pratica la Cina potrà applicare il suo personale sistema di cifratura dei dati e decidere, all’occorrenza, se decriptare i dati oppure no.

Purtroppo tutti i big di internet operanti in Cina rispettano questo dettame. Apple si è solo accodata alla lista pur di non perdere il fatturato cinese.

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