Ora Apple vieta espressamente di minare cryptomonete

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Ci sono alcune app e alcuni siti che hanno integrato un business model alquanto moderno. Offrono tutto gratuitamente, ma mentre sono in uso minano cryptovalute. In pratica occupano parte della potenza di calcolo del dispositivo per risolvere problemi matematici. Questi offrono cryptomonete in cambio di risoluzioni di calcoli.

Il problema è che questa operazione consuma energia e riscalda molto i dispositivi. Per questo motivo Apple ne vieta l’uso. Questo genere di operazioni consuma la batteria del dispositivo rapidamente e il calore potrebbe sciogliere il collante nei circuiti, causando problemi hardware.

A tal proposito, per risolvere ogni indugio, la società ne ha vietato espressamente la pratica aggiornando le sue regole dell’App Store. In precedenza la norma numero 2.4.2 citava:

Progetta la tua app per utilizzare la potenza in modo efficiente. Le app non devono esaurire rapidamente la batteria, generare calore eccessivo o sovraccaricare inutilmente le risorse del dispositivo.

Ora, invece, dice:

Progetta la tua app per utilizzare la potenza in modo efficiente. Le app non devono esaurire rapidamente la batteria, generare calore eccessivo o sovraccaricare inutilmente le risorse del dispositivo. Le app, comprese eventuali pubblicità di terze parti visualizzate al loro interno, non devono eseguire processi in background non correlati, come il mining di criptovaluta.

In passato la società si trovò di fronte a situazioni ambigue. Sperando in un vuoto normativo, gli sviluppatori di Calendar 2 integrarono un sistema di mining nell’app per Mac. L’app fu poi esclusa dal Mac App Store.

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