L’Australia vuole la legge contro la cifratura dei dati

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Mentre in Europa si lavora incessantemente per proteggere la privacy degli utenti, per esempio richiedendo di cifrare i dati di navigazione con un certificato SSL e il GDPR, all’estero si prova a passare allegramente sui diritti dei cittadini per tentare di contrastare meglio la criminalità.

L’Australia, un tempo isola usata per deportare detenuti condannati, prova ad aumentare il livello di sicurezza del territorio con leggi molto dure. L’ultima è in discussione in questo periodo e mira ad ottenere un certificato di decriptaggio dei dati.

Quindi se da un lato si cifrano i dati, per renderli più sicuri, dall’altro si chiede di decifrarli all’occorrenza. Un’operazione che non può essere fatta senza creare un sistema in grado di consentire alle autorità, ma potenzialmente a tutti, di rendere nulla la protezione delle informazioni.

Attualmente Apple aiuta le autorità vagliando ogni richiesta, utilizzando un’apposita piattaforma. I dati contenuti nei dispositivi sono inaccessibili anche per Apple. Il backup online su iCloud, invece, non è cifrato, quindi può essere usato per verifiche delle autorità competenti.

Intanto, per contrastare questo ennesimo disegno di legge, alcune aziende si sono unite nella lobby DIGI che mira a contrastare ogni tentativo legislativo. Ne fanno parte anche Facebook, Google e Twitter. Società che in realtà lavorano con i dati.

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