Ecco come WhatsApp raggira la cifratura end-to-end

Buona parte della comunicazione tra persone oggi avviene via messaggio digitale. Una forma avanzata delle vecchie e lente lettere, che consentono di scambiare informazioni velocemente, senza pretendere di occupare un determinato range di tempo di una persona come avviene con una telefonata.

Il problema, se così possiamo dire, è che questa forma di comunicazione viene usata anche per lo scambio di attività illegali, come la vendita di droghe e la preparazione di attentati. Se fino a qualche tempo fa per le forze dell’ordine era semplice intercettare lo scambio di messaggi, oggi con la cifratura delle comunicazioni la cosa diventa più difficile.

Ormai tutti i protagonisti della messaggistica istantanea offrono la cifratura end-to-end. Vale a dire che solo il mittente e il destinatario hanno le chiavi per decifrare il messaggio. Chi si intromette nella comunicazione non è in grado di leggere il contenuto. Ma è veramente così?

Non proprio e non per tutti. Le comunicazioni sono cifrate e illeggibili da terzi, ma resta l’accesso al backup online che questi servizi offrono agli utenti e quello non è cifrato. E se per Apple bisogna fare un’apposita richiesta al giudice e successivamente alla società, per altri sistemi come Whatsapp pare che l’accesso ai backup sia molto semplice per le autorità.

Pavel Durov, fondatore di Telegram, dichiara che WhatsApp non è sicuro come raccontano. Essendo un sistema chiuso, e non open source come Telegram, le falle di accesso ai backup sono alla mercé del migliore offerente.

Per Durov WhatsApp non sarà mai sicuro, perchè il codice non sarà mai accessibile. In pratica la società può creare facilmente l’accesso alla lettura dei messaggi con delle backdoor. Per questo motivo avvisa gli utenti di fare attenzione nelle loro comunicazioni. La loro privacy non è così protetta come avrebbe. Ed è per questo motivo, conclude Durov, che WhatsApp non è bandito in Iran e Russia, mentre Telegram sì.

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