Sviluppatori fanno causa ad Apple per la quota di iscrizione annua

App Store

Apple sta passando un periodo difficile per l’App Store. Non in termini di download e ricavato, che è sempre in crescita, ma ci potrebbero essere possibili problemi legali. La Corte Suprema americana, infatti, ha stabilito che si può procedere a possibili cause contro Apple per posizione dominante nell’App Store.

Si accusa la società di favorire le proprie app a discapito di altre, perché l’azienda non paga a se stessa la commissione del 30% mentre le altre app sì. Inoltre la società ha il potere di decidere quali app far entrare o meno nel suo negozio.

A tal proposito è iniziata una sorta di corsa alla diligenza. Molti stanno approcciando il fenomeno per distruggere la gestione attuale dell’App Store e chiedere di aprire negozi alternativi.

Alla base c’è sicuramente una regia, ma intanto arriva una causa da parte di due persone. Due sviluppatori hanno fatto causa ad Apple per posizione dominante. Le accuse sono due: 1) si accusa Apple di fissare i tagli dei prezzi delle app e di non dare agli sviluppatori la libertà di creare un prezzo liberamente; 2) si accusa Apple di chiedere i 99 $ l’anno di accesso al programma di sviluppo.

L’accusa dichiara che 99 $ l’anno e il 30% di commissioni eliminano il profitto per gli sviluppatori ammazzando l’economia. Considerando che questo sistema è in vigore da oltre 10 anni, generando un giro d’affari da 120 miliardi di dollari per gli sviluppatori, forse bisognerebbe semplicemente chiedersi se fare la lagna per “punire” Apple sia la strada più etica da applicare.

La società offre, a fronte di iscrizione e commissioni, una piattaforma sempre aggiornata fatta da software, servizi web e spazio senza limiti di banda per scaricare app in tutto il mondo. Questo ha un valore e quel valore non è sicuramente zero come vorrebbe qualcuno.

Il caso sarà discusso al Tribunale della California.

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