iPhone XS
iPhone XS

Sono sempre convinto che l’unica ragione per la quale molti concorrenti di Apple prosperano, come Huawei, sia il prezzo dei prodotti. Anche se Apple afferma il contrario, perché molti dei suoi modelli più datati costano quanto quelli dei concorrenti, i top di gamma costano molto.

Alla presentazione di ogni prodotto si assiste alla scoperta, neanche tanto sorprendente, che i prezzi crescono sempre di più. Potremmo giustificare questa tendenza con tanti motivi, come la qualità dei materiali, l’assistenza tecnica all’altezza, il software aggiornato per diversi anni e così via.

Sta di fatto che i prezzi sono alti così come lo sono i margini di Apple. Questo significa che semplicemente, banalizzando la cosa, gli iPhone costano molto perché Apple vuole fare più soldi possibili. Un paradigma che potrebbe cambiare in futuro per favorire l’aumento del numero di unità vendute, visto che Apple ha finalmente ammesso che il calo delle vendite si deve proprio al prezzo degli iPhone.

La classifica di TheMacIndex mostra che l'Italia è il luogo dove l'iPhone costa di più.
La classifica di TheMacIndex mostra che l’Italia è il luogo dove l’iPhone costa di più.

Come indica TheMacIndex in realtà negli Stati Uniti non costano neanche molto. Nella classifica dei luoghi dove l’iPhone costa di meno gli Stati Uniti sono in 15° posizione, con 960 € per l’iPhone XS, prendendo in considerazione una tassazione media del 10%. L’Italia è molto più in fondo. È al 34° posto con 1.189 € e l’IVA al 22%.

Viene superata solo da 4 paesi: Brasile, Turchia, India e Romania, dove bisogna spendere rispettivamente 1.675 €, 1.270 €, 1.263 € e 1.208 €.

Gli americani hanno però poco da festeggiare. L’iPhone è stato posizionato su un percorso di possibili nuovi aumenti. Il primo pericolo è sicuramente l’introduzione dei dazi. Trump è sempre più convinto che l’ascesa della Cina come prima nazione al mondo per ricchezza si possa evitare solo tagliando la dipendenza che ha l’Occidente dalle fabbriche cinesi.

Di per se è un ragionamento abbastanza semplice e nella sua ingenuità potrebbe funzionare, se non fosse che siamo in un mondo globalizzato, dove attuare politiche imperialistiche in realtà potrebbe essere più deleterio che vantaggioso. Abbiamo impostato le nostre economie sull’esternalizzazione. Facciamo produrre i prodotti basilari e di poca importanza strategica dove costa meno, basando i core business delle aziende sulla creatività e il valore aggiunto. La famosa legge di Pareto di cui vi parlavo qualche tempo fa.

Legge di Pareto
Legge di Pareto

Anche Apple usa questo sistema per occuparsi della ricerca, la progettazione, il marketing e le vendite, lasciando a società partner l’approvvigionamento dei componenti e l’assemblaggio. Cambiando questo assetto aziendale a tutte le aziende americane, non si farebbe altro che aumentare i costi e ridurre le efficienze. Non è detto che un operaio americano costruisca cavi di rame di qualità maggiore di uno cinese. Così come non è detto che un operaio americano assembli i computer o gli iPhone meglio di un operaio cinese.

Se Apple decidesse di portare negli Stati Uniti tutto il processo di produzione, i prezzi aumenterebbero di sicuro e non solo per gli Stati Uniti ma per tutto il mondo. Oltre al fatto che i cinesi inizierebbero ad acquistare meno prodotti di Apple riducendo il fatturato in quest’area che è la terza per importanza per la società.

I prezzi sono destinati ad aumentare anche se Apple non porta in patria la produzione. Il governo Trump, infatti, vuole incassare almeno 300 miliardi dai dazi applicati sull’importazione dei prodotti dalla Cina. Saranno colpiti molti prodotti, tra cui quelli di Apple. In via generale del 30% i prodotti che fanno uso di metallo e il 15% di quelli che fanno uso di alluminio.

Una spiegazione efficace dei dazi di Trump
Una spiegazione efficace dei dazi di Trump

Fino a qualche settimana fa le percentuali erano del 25% e del 10%, poi c’è stato un aumento del 5% dopo aver accolto la notizia che la Cina reagirà alla guerra dei dazi. Una sorta di dimostrazione di forza. Apple, però, dovrebbe essere riuscita a rimanere al 10%.

Saranno colpiti tra i prodotti informatici: portatili, tablet, computer desktop, batterie, smartphone, router, NAS, cavi, memorie, console e schermi. Il tutto costerà agli americani, nel solo settore informatico, circa 75 miliardi di dollari. I dazi entreranno in funzione il 15 dicembre, dopo uno slittamento dal 10 settembre impostato in precedenza.

Questo significa che al momento i nuovi iPhone saranno salvi, almeno durante le vendite natalizie che sono le più importanti per Apple. Dal prossimo anno, però, entreranno in vigore a meno di ulteriori proroghe.

La società di Cupertino ha fatto sapere che per il mercato cambierà poco perchè assorbirà i dazi, quindi i prezzi non cambieranno. Questo significa che la società avrà un margine minore e questo non farà piacere agli investitori. Inoltre se la società si farà carico del 10% dei dazi, difficilmente sarà disposta a farsi carico di un prezzo più basso per favorire le vendite.

L’altro pericolo che potrebbe aumentare i prezzi è proprio il calo delle vendite. Paradossalmente, per le economie di scala, più si produce e più i componenti costano meno. Quindi se Apple continuerà a vendere meno iPhone, i prezzi che i suoi partner le applicheranno saranno più alti. Non ci saranno sconti sulle quantità e i margini caleranno ulteriormente.

Secondo la notizia circolata qualche mese fa, Apple ha dovuto restituire a Samsung 600 milioni di $ per aver ordinato meno display OLED del previsto. Schermi che la società utilizza per gli iPhone X, XS e XS Max. Sono costi che di certo la società distribuirà sui prodotti, quindi alla luce dei costi più alti i prezzi potrebbero aumentare.

Quindi ricapitoliamo. L’iPhone dovrebbe vedere un calo dei prezzi per evitare la tendenza del 2018 che ha visto meno unità vendute. Apple potrebbe trovare molte difficoltà nell’applicare prezzi più bassi, perché da un lato ci sono i dazi incombenti per le importazioni negli Stati Uniti e dall’altro ci sono i costi crescenti per via degli ordini più bassi ai fornitori.

Riuscirà la società a trovare una quadra per ravvivare le vendite? Si convincerà a ridurre i suoi margini per aumentare il numero di unità vendute? Lo scopriremo probabilmente il 10 settembre, seguendo l’evento per il lancio dei nuovi iPhone.

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