Lo so che c’è uno zoccolo duro di 50enni che hanno ottenuto poco nella vita. Un momento del proprio percorso dove si cerca un rilancio, una rivalsa e spesso questa arriva dandosi importanza con dei video condivisi su Facebook o YouTube, dove si esprime la propria fantasia e si tesse una storia inventata mettendo in relazione tra di loro dei fenomeni completamente disconnessi.

Prima dei social network queste persone avrebbero scritto dei racconti da condividere con gli amici. I più fortunati avrebbero trovato posto su qualche rivista o addirittura presso qualche editore, che avrebbe chiesto loro di trasformare queste storie in libri di fantascienza. Ma siamo nell’era dei social network alla portata di tutti, quindi le storie di fantasia si trasformano in bufale e complotti.

Una delle ultime vede un complicato piano di Apple e Google per aiutare i governi a tracciare gli spostamenti di ogni singolo cittadino. Come se al Governo importasse dove si trova Peppino o Antonella alle 11.30 di giovedì. Credetemi, sono tutti abbastanza pigri da infischiarsene. Non lo farebbero neanche se avessero tutte le tecnologie in grado di permetterlo.

È anche vero che l’aiuto dato da Apple e Google, che insieme controllano praticamente tutti gli smartphone e tablet del mondo, necessita di una buona dose di fiducia. Le due aziende hanno unito le forze per creare un sistema in grado di ridurre i contagi da COVID-19. Ma come funziona?

Iniziamo a dire come non funziona: non usano il GPS. Non esiste un mega monitor con la mappa delle persone e i loro spostamenti. Non esiste un registro degli spostamenti di ogni persona. Ne Google e ne Apple possono sapere dove si trova una persona a piacere, seguire gli spostamenti e creare uno storico da regalare al Governo.

Quello che esiste è un sistema di scambio informazioni a corto raggio tra due dispositivi provvisti di bluetooth. Il bluetooth è una tecnologia radio e ha un raggio di azione di circa 30 metri (se non ci sono ostacoli). Quindi quando un dispositivo avverte la presenza di un altro dispositivo in questo raggio ne registra una chiave.

La chiave non contiene informazioni sulla persona. Non c’è nome, cognome, età, preferenza sessuale, partito politico, altezza o altro. Nulla. È solo una serie di lettere e numeri. Questa viene archiviata per 14 giorni, poi cancellata automaticamente.

Ora facciamo un esempio: Alice è vicina a Bob. I due magari sono amici o parenti. Lo smartphone di Alice registra la chiave del telefono di Bob e viceversa. Dopo 10 giorni Bob si scopre positivo al COVID-19. Tramite un’app che le autorità dovranno sviluppare, Bob segnala di essere positivo.

Tutte le persone che nei 14 giorni precedenti sono entrati in contatto con Bob, quindi anche Alice, riceveranno un avviso che inviterà loro a fare il tampone perché un contatto (di cui loro non conosceranno il nome) è risultato positivo al Coronavirus. L’app consiglierà ad Alice come comportarsi e valutare i sintomi. Nulla di più.

Il sistema non traccia le persone sulle mappe e non è un grande esperimento di monitoraggio di massa. Se non credete a ciò che dico ci sono tutti i documenti pubblicamente su questa pagina. Dentro troverete tutte le specifiche, con i dettagli del funzionamento del sistema.

L’unica cosa che manca è un termine per il funzionamento del sistema. Termine che al momento non c’è, probabilmente perché non sappiamo quando sarà trovata una cura al COVID-19.

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