Tile mette le mani avanti e cerca aiuto dalla UE per un prodotto che Apple non ha ancora presentato

Tile è un bottone intelligente che aiuta a trovare gli oggetti. Grazie all’uso del bluetooth, infatti, è possibile vedere se un oggetto è all’interno del raggio di azione del segnale e avere indicazioni della direzione dove rivolgersi per ritrovarlo.

Apple mostrò il prodotto anche nel corso della WWDC 2019, per dimostrare come era semplice usare ARKit per ritrovare gli oggetti mediante la realtà aumentata. Il problema è che da un bel po’ di mesi che si vocifera di un bottone intelligente brandizzato Apple.

Siamo ormai certi che a breve, forse alla WWDC 2020, Apple presenterà AirTag: la sua versione di Tile. Il problema? Apple riuscirà ad integrarlo meglio in iOS perchè ha accesso a tutto il codice del sistema operativo, invece Tile può usare solo le API rilasciate dalla società.

Questo secondo la società del noto bottone creerà una situazione di vantaggio per Apple perchè potrà vendere i suoi bottoni grazie ad una migliore integrazione. Ci sarebbe un livello di parità se anche Tile potesse accedere a quella integrazione per fornire ai clienti una reale alternativa.

Per questo motivo l’azienda ha già messo le mani avanti inviando una richiesta alla Commissione Europea. In una lettera firmata il 26 maggio, Tile chiede al commissario Margrethe Vestager di vegliare sulle pratiche anticoncorrenziali di Apple nel settore dei bottoni intelligenti.

Ed è buffo visto che Apple non ha ancora presentato un bel niente. L’AirTag allo stato attuale è solo un’indiscrezione. Potrebbe non vedere mai la luce.

Negli ultimi dodici mesi, Apple ha adottato diverse misure per svantaggiare completamente Tile, anche rendendo più difficile per i consumatori l’utilizzo dei nostri prodotti e servizi. Ciò è particolarmente preoccupante perché le azioni di Apple arrivano contemporaneamente al fatto che Apple ha lanciato una nuova app FindMy che compete ancora più direttamente con Tile e ha anche iniziato a prepararsi per il lancio di un prodotto hardware competitivo.

La società di Cupertino ha replicato con una sua nota come riportato dal Financial Times:

Neghiamo strenuamente le accuse di comportamento non competitivo che Tile sta intraprendendo contro di noi. Coerentemente con il percorso critico che seguiamo da oltre un decennio, l’anno scorso abbiamo introdotto ulteriori protezioni della privacy che salvaguardano i dati sulla posizione dell’utente. A Tile non piacciono quelle decisioni, quindi invece di discutere il problema nel merito, hanno invece deciso di lanciare attacchi senza merito.

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