Open Banking: quattro chiacchiere con Andrea Zanzottera di Banca Widiba

Open banking

Credo sia stato 7 anni fa quando mi ritrovai di fronte un’app che permetteva di aggregare i dati della propria banca in un sistema di gestione delle finanze personali. Il problema è che funzionava solo all’estero. Il motivo? L’Italia e l’Europa in generale non prevedevano lo scambio di informazioni tra banche.

Ma sono passati molti mesi da allora e nel frattempo quello che appariva fantascienza è diventato realtà. Ora anche in Italia e in Europa le banche possono scambiare dati in formati open. Con direttiva 2015/2366, infatti, sono state poste le basi per l’open banking. Un concetto che il nostro ordinamento ha integrato il 13 gennaio 2018, portando la piena operatività qualche mese fa.

Banca Widiba ha voluto essere, ancora una volta, pioniere delle nuove tecnologie e per questo ha adottato da subito il concetto di open banking. Prima effettuando un tour di eventi con il nome di Open Stories, a cui ho anche partecipato e raccontato il contenuto sui social, e poi passando all’atto pratico fornendo l’uso dell’integrazione di altri conti nella propria pagina di home baking.

A tal proposito ho scambiato quattro chiacchiere con Andrea ZanzotteraHead of Banking and Payments di Banca Widiba. Ecco cosa ci siamo detti:

Ciao Andrea, si parla molto di open banking. Un percorso partito nel 2015 con la direttiva europea 2015/2366 che ha avuto un lungo percorso legislativo. Potresti spiegarci cos’è l’open banking?

Ci sono diverse definizioni di open banking, ma la più accettata è la possibilità che le banche oggi si “aprano” a terze parti per condividere servizi o dati. Una parte di questo cambiamento è stato trainato dalla direttiva PSD2, che ha imposto agli istituti bancari di permettere ai clienti di “esportare” i propri dati di saldo e pagamento su altre applicazioni, e di poter effettuare dei pagamenti da queste utilizzando i canali bancari. Un altro aspetto, molto importante, è dovuto all’esplosione del fenomeno fintech.

L’apertura nei confronti di questi nuovi partner non nasce da un obbligo normativo, ma è spesso il frutto di una convergenza di interessi: da un lato le banche non sempre hanno la possibilità di sviluppare servizi molto specifici per un numero limitato di clienti (e quindi ha più senso per loro rivolgersi a chi ha sviluppato questi servizi in modo indipendente), dall’altro le fintech hanno raramente la capacità di attrarre una massa critica di clienti, che è un’operazione molto costosa, e quindi beneficiano del traino offerto dalle banche. Tutto questo chiaramente è stato favorito dalla tecnologica, che è pronta a garantire sicurezza e semplicità nelle integrazioni.

Banca Widiba è sempre stata una delle banche più innovative in Europa e ha affrontato da subito l’integrazione dell’open banking. In che modo ha affrontato questo cambiamento?

Da subito per Banca Widiba l’open banking è stato visto come un’opportunità, in primis dal management. La particolare natura del progetto ci ha portato a creare dei team interfunzionali dedicati a queste tematiche, in modo che aspetti di prodotto, tecnologici e legali venissero affrontati in modo sincrono.

Quali sono state le difficoltà maggiori nel passare da un sistema chiuso, tipico delle banche negli ultimi decenni, ad uno aperto?

Dal punto di vista tecnologico questa è una domanda che forse si applica poco a Widiba: Widiba nasce infatti con una architettura che è già pensata per dialogare con l’esterno. I sistemi di Widiba dialogano già tra di loro attraverso API. Si è trattato “soltanto” di costruire canali super sicuri verso i partner con cui collaboriamo. Questo è fondamentale per comprimere tempi e costi di integrazione, che rischiano altrimenti di pesare molto sulla riuscita di un progetto.

Più in generale, più che di un tema tecnologico, si tratta di soprattutto di un cambio di mentalità: anche a livello normativo, di trasparenza bancaria, non siamo forse pronti ad avere clienti condivisi tra banche e società non bancarie.

Non avete timore che un sistema open possa in qualche modo portare la concorrenza tra banche a livelli molto alti? Quali strategie state mettendo in campo per restare tra le banche migliori?

La competizione, anche a livelli molto alti, è sempre una cosa positiva per il sistema. Per il singolo, diventa fondamentale farsi trovare pronti ed essere dal lato giusto della competizione. L’open banking credo che andrà a premiare le eccellenze, e Banca Widiba nasce con l’ambizione di essere una delle banche più innovative del mondo, non solo a livello Italia. Abbiamo una customer experience e una assistenza clienti che hanno davvero pochi eguali, forse nessuno, e puntiamo tantissimo su questi aspetti.

Come in ogni cambiamento, anche l’apertura all’open banking genera il timore tra chi si avvicina a queste nuove modalità di interazione con i conti. Il sistema è sicuro?

La normativa PSD2 nasce proprio per rafforzare ulteriormente la sicurezza di conti e pagamenti online, per cui sì: il sistema è sicuro. Va detto che è sicuro fintanto che si utilizzano applicazioni che seguono la PSD2, e che non chiedono di salvare le proprie password di un conto su un’altra app.

Widiba, al momento dell’aggiunta di un conto di un’altra banca, non chiede le password ma crea un tunnel per cui il cliente fa login letteralmente sul sito dell’altra banca. E ogni operazione sul conto collegato, deve essere autorizzata con lo stesso sistema

Open banking significa anche uno scambio maggiore di dati tra le banche di diversi gruppi. In che modo i dati dell’utente sono protetti e come potranno essere utilizzati?

È fondamentale verificare con la propria banca quali sono le politiche di gestione dei dati. In Widiba abbiamo creato un consenso dedicato all’open banking, per permettere al cliente di scegliere con la massima autonomia e flessibilità cosa condividere e con chi. E il consenso viene espresso nel momento della sottoscrizione del servizio, in modo che sin da subito i clienti abbiano il pieno controllo della loro privacy.

Attualmente sono supportati più di 200 istituti finanziari in Italia. Quanti altri si aggiungeranno in seguito?

L’obiettivo è arrivare alla copertura pressochè totale, direi che siamo già a un ottimo punto.

Nella prossima fase per l’open banking in Banca Widiba è previsto anche la possibilità di effettuare bonifici dal proprio conto usando conti presso altre banche?

Sì è uno sviluppo che abbiamo in cantiere, speriamo di dare novità molto presto in questo senso. Noi non prevederemo commissioni aggiuntive, anche se chiaramente essendo un’operazione effettuata su un’altra banca, e solo inizializzata da Banca Widiba, valgono gli accordi in essere tra il cliente e la sua (altra) banca.

Andrea sono certo che questo sia solo l’inizio. Cosa prevedi accadrà grazie all’open banking da qui ai prossimi 5 anni?

È una domanda veramente difficile. A un anno quasi dall’entrata in vigore della PSD2, Banca Widiba è tra le pochissime in Italia ad aver lanciato dei servizi dedicati a questo tema.

Io credo sarà fondamentale che i clienti capiscano quali sono i vantaggi che l’open banking può portare a loro e che non resti un discorso limitato agli addetti al lavoro. Proprio per questo motivo noi dall’anno scorso parliamo ai clienti di open banking attraverso Open Stories, una serie di eventi sul concetto di Open in generale.

Penso anche che la collaborazione tra fintech e banche sia destinata ad aumentare, per offrire sempre più servizi specifici alla clientela ma senza avere in casa, dal punto di vista bancario, oneri e rischi dello sviluppo.

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