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App Store: ora anche i giornali chiedono di abbassare le commissioni 2

È più forte di noi. Quando siamo al mercato e vediamo una bancarella piena di gente, ci avviciniamo per comprendere come mai tutto quell’interesse. Si attiva un meccanismo nel cervello che ci spinge a pensare “se quella gente sta occupando il suo tempo in quel punto un motivo deve esserci, forse posso ricavarne un vantaggio anche io”.

In questo caso il punto è l’App Store e il motivo è la richiesta di abbassare le commissioni. Ci ha provato prima Spotify, poi altre aziende e tra le ultime Epic Games. Quest’ultima ha fatto anche di meglio: ha chiesto ad Apple di aprire un suo negozio personale nell’App Store. Negozio che ovviamente non doveva pagare commissioni.

Riprendendo un esempio fatto qualche tempo fa, è come se Eurospin chiedesse ad Esselunga di aprire un angolo suo nei suoi store gratuitamente. Ovviamente Epic Games ha ricevuto un diniego da Apple e si è “vendicata” urlando in giro quanto Apple fosse cattiva e monopolista. Poi ha fatto causa sia a lei che Google per chiedere ad un tribunale di farsi dare ragione.

Ma tutto questo polverone suscita interesse. Potevano mai i giornali non approfittare del trambusto per togliersi il cappello e avvicinarsi a raccogliere qualche moneta? In una recente lettera pubblicata online da alcune testate, tra cui il Wall Street Journal e il New York Times, è stato chiesto di abbassare le commissioni dal 30% al 15% per i prodotti editoriali.

La richiesta in questo caso viene effettuata in modo più intelligente, perché viene posto sul tavolo un precedente. Apple ha dichiarato che applica le stesse condizioni a tutti indistintamente, quindi il 30% di commissioni sugli abbonamenti per il primo anno e il 15% per il rinnovo sugli anni successivi.

Durante l’audizione di fine luglio dell’Antitrust ad Apple, Amazon, Google e Facebook, infatti, è emerso che Apple ha concesso ad Amazon delle commissioni con tetto del 15% per convincerla a portare Amazon Prime Video nell’App Store e nelle Apple TV. Questo è di fatto un trattamento di favore.

Se la società lo ha concesso ad Amazon, provando che non è vero che tutti sono trattati in modo uguale, allora potrebbe concederlo anche ad altri. Come per l’appunto ai giornali. Il motivo? La solita canzone.

I giornali devono essere liberi, avere più soldi per le notizie ed essere meno legati agli sponsor.

Personalmente credo che abbassare le commissioni dal 30% al 15% per l’editoria non sia la panacea della profonda crisi che il settore sta vivendo in questi anni. Sempre meno persone leggono i giornali perchè nel frattempo sono nate tante alternative molto valide online. Pensiamo a IlPost, Valigia Blu, Internazionale e altre testate online che lavorano con maggiore obiettività dei giornali blasonati.

Sempre più spesso queste testate famose, che in passano hanno prosperato, si affidano ai video rubati da YouTube e TikTok per stuzzicare i lettori e piazzare le loro pubblicità. Oppure il lavoro di stesura degli articoli sono affidati a freelance di passaggio con poche competenze e pagati sempre meno.

Ridurre le commissioni nell’App Store per aumentare leggermente le entrate di alcune testate non risolverà i profondi problemi di fiducia dei lettori, di qualità delle notizie, dell’assenza di inchieste esclusive, di domande giuste fatte ai potenti di turno e una scelta degli argomenti che sia immune al gossip.

Perché non è vero che la qualità sta calando perché i soldi sono sempre meno. Piuttosto i soldi sono sempre meno perché la qualità sta calando.

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