Molti non erano ancora nati, ma io c’ero. C’ero quando Microsoft acquistò il browser Netscape e lo integrò con Internet Explorer, fondendo il tutto in Windows. L’operazione fu fatta così velocemente che quando l’antitrust dichiarò che questo avrebbe causato un monopolio, ormai era troppo tardi.

Netscape provò a rinascere. Le sue tecnologie furono offerte open source portando alla nascita di Firefox. Per un periodo il browser di Mozilla sembrava voler conquistare il mercato, ma poi arrivò un grande concorrente: Chrome.

Sviluppato da Google, il browser mira a fornire tutte le tecnologie utili per usare i servizi di Big G. Secondo i dati diffusi da Statista, al settembre del 2020 Chrome gestiva il 69,71% del mercato mondiale dei browser, seguita da Safari con l’8,73% e Firefox con l’8,15% e Edge con il 5,54%. Ormai Internet Explorer ha il 2,51% del mercato.

Personalmente utilizzo Safari. Lo faccio perché è veloce, affidabile, ha buoni strumenti per la protezione della privacy e si integra bene con iOS. Molto spesso vedo amici usare Chrome. Di sicuro a Google fa comodo che questo avvenga. Può tracciare meglio la navigazione degli utenti. Una raccolta di dati che sono fondamentali per far crescere i suoi servizi, rendere migliore il suo motore di ricerca e piazzare meglio le pubblicità. Che poi è il core business dell’azienda.

Sempre più spesso mi accorgo che per usare alcune web app sia necessario passare per Chrome. Nello sviluppare a volte non si testa la compatibilità con tutti i browser. Un comportamento che ricorda molto quello usato con Internet Explorer.

In passato molti siti erano ottimizzati solo per IE, obbligando gli utenti a scaricare e usare questo browser. All’epoca per esempio ricordo che per validare gli esami all’università bisognava munirsi di IE. Con un Mac diventava un’impresa farlo. Bisognava munirsi di un emulatore.

Ma se abbiamo abbandonato IE proprio per il monopolio e la scarsa apertura al cambiamento, perché siamo passati tutti a Chrome? Abbiamo semplicemente cambiato casacca, cacciandoci nelle stesse noie viste in passato.

Pare che con tutta l’apertura all’open source e alla condivisione, in realtà Google lavora costantemente per favorire solo le proprie tecnologie. Come rivela un report di Business Insider, infatti, l’azienda di Mountain View possiede un numero di esperti molto maggiore rispetto alle altre aziende nel W3C (World Wide Web Consortium): il consorzio che si occupa degli standard usati in internet.

Lo fa perché vi versa più soldi degli altri.

Per la protezione della privacy, per esempio, Google ha 30 persone, Apple 11 persone, Microsoft 6 persone e Brave 4 persone. Quindi anche se Apple, Microsoft e Brave volessero coalizzarsi, non potrebbero contrastare Google nella presa delle decisioni.

Le conseguenze potrebbero essere negative per gli utenti. Per esempio Google ha promosso l’uso delle Web Bluetooth API: una tecnologia che consente di gestire i dispositivi con il bluetooth da una pagina web.

Se da un lato questo potrebbe essere usato per delle funzioni interessanti, non è trascurabile il fatto che Google potrebbe sapere quanti e quali dispositivi ci sono in una stanza quando l’utente visita una pagina dell’azienda.

Apple si è rifiutata di supportare le Web Bluetooth API per preservare la privacy degli utenti. Ed è per questo che continuerò a usare Safari.

Ci sono delle scelte che si possono fare nella vita. Scansare il fosso o correre per centrarlo in pieno. Evitiamo di confermare Chrome come il nuovo Internet Explorer.

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5 Comments

  1. IE non rispettava gli standard web.. Chrome si.. non è un problema che tanti usano un browser.. il problema c’è quando non usa gli standard.. e non è il caso di Chrome..

    1. Standard che impone lei, quindi che differenza c’è tra standard proprietari e standard fatti digerire a forza a tutti gli altri?

  2. Credo che molte posizioni di monopolio delle aziende siano acquisite principalmente per la pigrizia degli utenti. Windows ha consolidato così, nel tempo, il suo predominio nei S.O.: lo usano tutti, il commento quasi rassegnato. WA lo stesso: cambiate, c’è Telegram, meglio, Signal. Perché per scrivere due banali righe di testo si deve usare Word? Basta qualsivoglia editor di testo di qualsivoglia altro sistema operativo già installato di serie sul proprio computer. Perché usare Microsoft Office quando per la stragrande maggioranza delle esigenze, anche lavorative, basterebbe Libre Office? Non si vuole fare fatica a imparare metodi diversi da quelli cui ci hanno fatto abituare, e ci troviamo impantanati nella melma dove prolificano i germi che poi generano i monopoli. Pigrizia, indolenza, colpa nostra

  3. Questo periodo Chrome ha creato qualche problema con macOS. Succhiava energia di Windowserver. Provate a vedere con app Monitoraggio Attività e noterete chiaramente il problema. Cosi ho deciso di cancellare ed usare Safari e Firefox. Non mi hanno piu creato i problemi. Mi ricorda molto i vecchi problemi di Internet Explorer.. che nostalgia!

  4. Io mi sono anche stufato dei servizi Google e ho cercato Chromium, il progetto opensource su cui si appoggia Chrome. Si trova la versione ungoogled, senza sync e tutti i servizi Google, ma con codec e tutto quanto…i miei processi di navigazione si sono alleggeriti parecchio. Come seconda opzione Safari. Come terza Opera. E poi Firefox

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