L’assalto dei trumpiani a Capitol Hill
L’assalto dei trumpiani a Capitol Hill

È interessante seguire in rete le reazioni agli avvenimenti. Non tanto da parte dei soliti leoni da tastiera che non hanno nulla da trasmettere o comunicare, ma da chi si prodiga costantemente a rendere il mondo un posto migliore.

Come saprete l’altro ieri i sostenitori di Trump, presidente uscente, hanno assaltato Capitol Hill: la sede del parlamento americano. Proprio mentre Biden veniva proclamato ufficialmente nuovo presidente. L’obiettivo era minare la democrazia bloccando la nomina di Biden.

Alla base di questo attacco fascista, volto a minare le fondamenta della democrazia, c’è lo stesso Trump. L’ormai ex presidente ha provato dapprima a far decadere la validità delle votazioni usando false accuse, poi incitando l’odio tra i suoi sostenitori cavalcando la scia complottista.

Questa è stata costruita negli anni dallo stesso Trump che sfruttando i social network, si dice sotto ispirazione russa, ha fatto circolare una marea di notizie false con il solo obiettivo di dirottare il voto degli indecisi.

Lungi da me dare risalto ai complotti di QAnon, che sono al pari di invenzioni letterarie, ma fomentare un gruppo di ignoranti usando la vecchia scusa dei “poteri forti” contro il paladino della giustizia Trump è davvero troppo per l’intelligenza di chi legge. Non esistono poteri forti in senso stretto e Trump con le accuse a suo carico di violenza sessuale, corruzione ed evasione fiscale non è di certo un paladino.

Sta di fatto che il mondo è diviso in due fazioni: chi crede che i complottisti dovrebbero avere il diritto di esprimersi e chi invece spinge alla censura per evitare che altri idioti si uniscano a loro.

Ma esiste in internet o in qualche Costituzione il diritto di essere liberi di essere idioti? Esiste il diritto di far circolare notizie false perché non si ha abbastanza coraggio a mettersi in discussione? Alcuni credono che internet dovrebbe essere completamente libera, quindi chi vuole dire falsità dovrebbe dirle, mentre altri dichiarano che le leggi valgono anche sulla rete.

Io personalmente mi schiero con questi ultimi. Se è illegale infamare le persone su internet, cosa che può generare querele e condanne, è altrettanto illegale incitare all’odio, far circolare informazioni false per spingere le persone a commettere crimini e comportarsi da terroristi con il mero scopo di raggiungere un interesse personale.

A far gridare allo scandalo è stato il comportamento di alcune aziende. Facebook, Instagram, Snapchat e Twitter hanno bannato gli account di Trump per evitare che questi siano usati per chiedere altri attacchi. Google ha bannato l’app Parler, usata dai trumpiani per conversare, mentre Apple ha intimato di eliminare le conversazioni entro 24 ore prima di procedere con la stessa decisione.

Ovviamente Trump sta cavalcando l’onda della censura ricevuta, dichiarando che l’essere censurato indica proprio il fatto che lui dia fastidio ai poteri forti. Una favola creata a tavolino per creduloni della rete.

Ma fino a che punto è giusto censurare le sciocchezze? Chi può decidere in merito e quali sono i limiti? Al momento pare che l’unico fattore utilizzato per la scelta sia il buon senso. Ed è proprio questo il motivo di tanta ansia. Il buon senso potrebbe essere soggettivo, quindi opinabile. Non esistono leggi che regolano la censura in rete e nessuno vuole che vi siano.

Sta di fatto che chi incita all’odio, come fa Trump ma anche Salvini nella nostra nazione, dovrebbe avere poco appoggio nei social network. Strumenti che si sono schierati contro soltanto dopo il cambio di presidente e mai prima. Sono complici dell’ascesa di Trump anche loro, così come lo furono all’epoca con Obama osannato sin dai primi giorni arrivando immeritatamente al premio Nobel per la pace.

Forse più che temere la censura e le regole in internet, dovremmo preoccuparci seriamente del ruolo dei social network, l’influenza dei loro algoritmi nella generazione delle echo chamber e la creazione di un sistema che riduce al minimo il potere di cambiare idea tra le persone, proponendo notizie (spesso false) in grado di confermare quotidianamente delle false credenze.

Se Trump verrà giustamente condannato per il suo comportamento sconsiderato, che ha portato alla morte di alcune persone, dovrebbero esserlo anche i social network. Troppo facile prendere le distanze quando il danno è ormai fatto. Ma questo ci porta al punto di partenza: meglio una internet completamente libera oppure bisogna avere più regole?

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