È iniziata ufficialmente nel tribunale del distretto nord della California la guerra tra Epic Games e Apple. Come saprete le tue aziende sono giunte ai ferri corti perché Epic Games ha esternalizzato la vendita dei V-Buck, la moneta elettronica di Fornite, sul sito dell’azienda per non pagare il 30% di commissioni dell’App Store.

Apple ha bannato la società accusandola di voler utilizzare i vantaggi offerti dall’App Store, tra cui visibilità e piattaforma, scroccandone i servizi. Stesso trattamento è stato deciso da Google nel Play Store per il medesimo motivo.

Durante la discussione tra i due colossi sono emersi dettagli interessanti. Oltre a una nutrita raccolta epistolare tra i manager delle rispettive aziende, si possono leggere informazioni come quella del progetto Liberty.

Epic Games aveva avvisato Microsoft di volersi liberare delle commissioni delle piattaforme mobile, ritenute troppo alte. Per questo motivo proponeva a Microsoft una esclusività per PC e console come Xbox in cambio di margini ben più alti.

Nei documenti di Epic Games si legge, infatti, che il mercato più ampio per Fornite non erano i dispositivi mobile, ma i PC. Da una ricerca effettuata dall’azienda, inoltre, il 95% degli utenti iPhone aveva anche un PC o un Mac, sul quale non veniva richiesto il 30% di commissioni.

L’obiettivo di Epic Games è stato quello di massimizzare le sue entrate non pagando quanto pattuito ad Apple. Quest’ultima ha fatto presente, infatti, che Epic Games è stata per anni nell’App Store e conoscesse bene le regole e i termini dell’accordo. Ciò che l’azienda ha fatto è stato appropriarsi della visibilità dell’App Store per poi decidere di non pagare quanto pattuito.

Dai documenti si legge anche che Epic Games ha agito contro Apple in virtù della non dipendenza da quest’ultima per il suo mercato. L’accusa di posizione dominante, attribuita per la gestione dell’App Store, si scontra con l’evidenza del fatto che Apple gestisce tra il 23,3% e il 37,5% delle transazioni nel settore dei videogame, evidenziando la mancanza di fatto di una posizione dominante.

Apple dal suo canto ha giustificato la presenza delle commissioni. Tra l’altro queste sono state ridotte al 15% per chi non supera 1 milione di $ in fatturato annuo.

L’azienda di Cupertino ha evidenziato che la piattaforma di sviluppo per iOS, iPadOS, tvOS, watchOS e macOS offre 250.000 interfacce. Inoltre integra licenze pagate anche ad altre aziende, framework, risorse e così via. Tutte elementi che hanno un costo di mantenimento che sarebbero impossibili da sostenere in assenza di commissioni.

Nei documenti si legge anche che Phill Schiller, ex capo del marketing di Apple, nel 2011 propose ad Eddy Cue di abbassare le commissioni dell’App Store al 25% o 20% qualora i ricavi di Apple avessero superato 1 miliardo di $ annui per le app, in modo da incentivare il settore. Cue, però, prese tempo. Nel 2016 la commissione scese al 15% per gli abbonamenti rinnovati oltre il primo anno e nel 2020 la stessa percentuale fu applicata a chi non supera 1 milione di $ annui di fatturato. Ricordiamo che l’84% delle 1,8 milioni di app nell’App Store si scaricano gratuitamente.

Il processo tra Apple ed Epic Games andrà avanti fino a un verdetto.

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