Mentre nel resto del mondo ci si chiede se Apple e Google stanno operando in regime di monopolio nei loro negozi di app, la Corea del Sud ha preso delle decisioni ufficiali.

La nazione, famosa per aziende come Samsung, non ha intrapreso la strada dell’antitrust, ma è andata a legiferare direttamente per cambiare l’ambiente legislativo in cui le aziende operano.

Nello specifico la National Assembly ha approvato gli emendamenti inseriti nella Telecommunications Business Act e prevedono alcuni punti, tra cui:

  • I venditori di app non possono obbligare i cittadini a usare metodi di pagamento scelti da loro
  • Ritardare ingiustamente la revisione delle app
  • Cancellare le app dai negozi arbitrariamente

Apple e Google controllano l’85% della vendita di app in Corea del Sud, quindi anche se la legge è generica e non si riferisce direttamente a loro, la nuova legislazione riguarda proprio loro.

Secondo il New York Times entrambe le aziende hanno cercato di influenzare il passaggio della legge mediante importanti studi legali, in stretto contatto con i membri e lo staff del National Assembly, ma senza successo.

La legge sud coreana è la prima al mondo che mette al bando l’obbligo di usare sistemi di pagamenti imposti dai venditori di app, come il sistema In App Purchase di Apple.

Gli sviluppatori potrebbero integrare altri sistemi di pagamento e far decidere all’utente quale usare per pagare potenziamenti o sbloccare funzioni. In pratica Apple e Google potrebbero perdere buona parte delle commissioni nell’App Store e nel Google Play Store.

Cosa accadrebbe se molte altre nazioni si accodassero con leggi simili? Le due aziende dovrebbero rivedere il proprio modello di business, applicando le commissioni non sugli acquisti, ma in via generale sul fatturato degli sviluppatori, consentendo loro di integrare qualsiasi sistema di pagamento.

Una cosa è certa: qualsiasi sia la decisione del legislatore, non esiste business model privo di entrate. Se il sistema non permetterà ai negozi di app di restare sostenibili economicamente, chi ne pagherà le conseguenze saranno tutti gli attori.

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