A quanto pare Apple sta attivando una serie di modifiche nell’App Store per evitare imposizioni dall’antitrust. Come sapete la società di Cupertino è accusata su più fronti, non per ultimo dall’Unione Europea, di posizione dominante nell’App Store.

Obbligare gli sviluppatori a usare un negozio centralizzato, obbligarli a usare un sistema di pagamento dettato dalla società per trattenere il 30% di commissioni, dettare legge in un mercato che copre la maggior parte delle app nel mondo, sta causando qualche grattacapo al legislatore.

Per evitare che sia la legge a scegliere al posto suo, come è accaduto di recente in Corea del Sud, la società sta correndo ai ripari, modificando di sua spontanea volontà alcuni punti sotto il focus dell’Antitrust.

Oggi, infatti, l’azienda ha deciso di modificare una norma imposta negli ultimi anni: quella relativa all’impossibilità per gli sviluppatori di integrare nelle app un link per far iscrivere gli utenti nel sito ufficiale evitando di pagare le commissioni.

Come indica la società in un comunicato stampa ufficiale, dal prossimo anno sarà possibile integrare un link a un sito web esterno per consentire di configurare o gestire un account. Questo varrà solo per le app “reader”.

La società le definisce proprio così: app reader. Cosa sia un’app reader è alquanto opinabile. L’azienda le indica come “app di visualizzazione di contenuti”. Possiamo tradurre come app che consentono di mandare video in streaming, leggere ebook, visualizzare foto e riprodurre musica presenti su server esterni.

Quindi teoricamente dovrebbero essere incluse app come Netflix, Spotify, YouTube, Internazionale e altri. Tutti servizi che consentono all’utente di usare un abbonamento per accedere a contenuti esterni.

Al momento queste app non permettono di indicare all’utente di recarsi sul sito del servizio per iscriversi o gestire l’account. Apple lo aveva vietato per costringere gli sviluppatori a integrare il sistema In App per gli abbonamenti e pagare le commissioni.

Al massimo si può integrare la login al servizio, ma l’utente deve essere già registrato in precedenza. Non può registrarsi direttamente nell’app e ne tantomeno nell’app può avere indicazioni su come farlo. Quest’ultimo punto sarà quello che cambierà dal prossimo anno.

Se prendiamo l’app attuale di Netflix, per esempio, alla login leggiamo un avviso:

Non puoi abbonarti a Netflix dall’app. Ci spiace per l’inconveniente. Avviato l’abbonamento, puoi iniziare a guardare Netflix sull’app.

Tutto qui, nessuna indicazioni su come “avviare l’abbonamento”. Dal prossimo anno, invece, potrà essere integrato un pulsante per finire nel sito di Netflix e creare un abbonamento.

Al momento non sappiamo se le norme dell’App Store saranno cambiate in modo da consentire gli sviluppatori di evitare di integrare il sistema In App, rimandando tutto il tutto al proprio sito, oppure se dovranno essere indicati entrambi i sistemi.

Nel caso di quest’ultimo, sarà consentito indicare che abbonandosi sul sito si pagherà di meno? Inoltre la società indica che le app reader “non offrono l’acquisto di beni e servizi digitali in-app”. Un’indicazione che potrebbe generare un po’ di confusione e creare trattamenti iniqui in base all’interpretazione del momento da parte del team di approvazione delle app.

La scelta di allargare i cordoni dei pagamenti per le app reader è arrivato per chiudere una disputa con il Japan Fair Trade Commission, che aveva attivato un’indagine in Giappone contro la presunta posizione dominante di Apple nel settore delle app.

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