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Dal 2008 a oggi Apple ha sempre fornito l’accesso alle app di terzi attraverso un unico negozio: l’App Store. Un unico luogo dove poter trovare tutte le app utilizzabili nei dispositivi mobile.

Questo si è tradotto con maggiore sicurezza rispetto la concorrenza, ma anche minori frodi, cloni di app di terzi, controlli sulla stabilità dei software, controlli sul rispetto della privacy e molto altro. Apple con l’App Store ha praticamente creato un giardino ideale dove soggiornare in sicurezza.

È di fatto un monopolio, anche se con effetti positivi sugli utenti. Negli ultimi tempi, però, sembra che la cosa non vada più bene. Alcuni sviluppatori vorrebbero poter fornire tutte le app che vogliono, come vogliono e soprattutto non pagare nulla.

Lamentele che trovano terreno fertile in alcuni governi. Avere un App Store controllato da Apple non è positivo per alcuni stati. Significa non poter fornire app modificate a dovere, come il trojan di stato italiano usato per intercettare i sospettati, fino alle app cinesi per tracciare la navigazione dei cittadini.

La lotta all’uso indiscriminato dei dati, la cifratura di base e il rispetto della privacy che vedono introdurre strumenti sempre più efficaci da parte di Apple, stanno diventando dei problemi per molti governi. Un caso emblematico fu il caso di San Bernardino del 2016.

In pratica Apple dà fastidio a molti: ad alcuni sviluppatori, alcuni governi, a molti concorrenti e società che guadagnano trafficando dati. Tutti schierati contro il giardino sicuro dell’App Store.

Questo è uno dei motivi per il quale Apple sta ribadendo quanto sarebbe un errore consentire di creare negozi alternativi all’App Store. Di certo la società teme di perdere miliardi di dollari in commissioni, nonostante le abbia abbassate lo scorso anno, ma è innegabile l’enorme danno arrecato agli utenti.

Facciamo finta che domani mattina Apple consenta il sideloading, vale a dire la possibilità di installare app non necessariamente presenti nell’App Store. Potremmo decidere di installare app presenti solo nell’App Store e garantire a noi stessi la sicurezza attuale. Ma sarebbe sufficiente?

Ovviamente no. Potremmo essere tratti in inganno quotidianamente. Potremmo ricevere link per scaricare app via email, via SMS, su WhatsApp e altri mezzi ma che in realtà si rivelerebbero app non certificate da Apple. Cosa accadrebbe se per sbaglio installassimo l’app della banca da una fonte non verificata?

Alcuni potrebbero credere che queste preoccupazioni siano solo timori infondati. In realtà ci sono prove che dimostrano che la pericolosità di aprire iOS e iPadOS al sideloading è dannoso con una probabilità del 100%. Basti vedere cosa accade su Android.

A oggi il 27% dei malware nel mondo sono stati creati proprio per Android, mentre il 39% per Windows. Solo l’1% per iOS. Aprire ad app non controllate e certificate da parte di Apple significa dover preoccuparsi di effettuare numerosi controlli a ogni singola installazione, mettendo a rischio 1,3 miliardi di dispositivi nel mondo.

Inoltre se molti sviluppatori, come Facebook o Spotify, decidessero di distribuire app evitando completamente l’App Store potrebbero spingere gli utenti verso numerosi pericoli. Non solo per la sicurezza, ma anche per la privacy.

Ma quindi cosa si può fare contro il monopolio di Apple? In realtà delle alternative esistono già. A chi non piace la proposta di Apple può sempre comprare uno smartphone con Android o altro sistema operativo. Nessuno è obbligato a comprare un iPhone.

Ormai gli smartphone offrono funzioni molto simili tra di loro. Chi compra un iPhone sa benissimo a cosa va incontro. Sa benissimo che potrà scaricare le app solo dell’App Store. Nessuno cade dal pero per questo. Non è una novità e non è stato deciso negli ultimi anni. Il vincolo è disponibile sin dal giorno 1. Nessuno ha mai potuto installare app al di fuori dall’App Store nella storia dell’iPhone.

Quindi i clienti sono in realtà liberi. Se a qualcuno non va bene l’App Store può comprare uno Samsung, un Huawei, uno Xiaomi o altro. Io compro un iPhone proprio perché non voglio ansie inutili. Voglio un iPhone proprio per la presenza del giardino chiuso di Apple. È una mia scelta. Il dottore non mi ha mai sottoscritto l’acquisto di un iPhone per poter vivere.

E questo può dare fastidio a Facebook o Spotify? Pazienza. Per me possono anche decidere nella loro piena libertà di chiudere le app per iOS e darle solo a chi compra Android. Questo rende il lavoro dei governi più difficile? Pazienza anche per loro, pago le tasse non per dare loro meno pensieri possibili e farli riposare, ma perché lavorino duramente.

La soluzione è sicuramente un compromesso, ma non un’apertura piena. Di sicuro Apple dovrebbe migliorare il suo regolamento per consentire una flessibilità maggiore, ma il controllo delle app e le garanzie offerte nell’App Store per me sono fondamentali.

Se l’Unione Europea o altro governo decidesse di obbligare Apple ad aprire iOS a qualsiasi negozio di app non salvaguarderebbe la mia libertà, anzi la limiterebbe decidendo al posto mio. Mi obbligherebbe vivere la mia vita digitale in un sistema operativo poco sicuro e potenzialmente pericoloso.

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3 Comments

  1. Kiro che scrive “è di fatto un monopolio” andrebbe citato in ogni post dove i fanboy dicono che non lo è

  2. Ciao Kiro. Da ex-utente Apple, fino ad un anno fa circa, dopo aver avuto praticamente tutti gli iPhone (dal primo preso a NY e crackato con Zibri per poterlo usare in Italia) ero quasi d’accordo con te. In realtà la Apple è una società come le altre che lo fa con il solo scopo del guadagno. Limitare la libertà degli utenti è sempre un male, senza se e senza ma. Con il tempo ho capito che gli utenti devono essere responsabilizzati, devono poter prendere le loro decisioni, e non devono essere tenuti in una gabbia dorata (con quello che costa, direi di platino diamantato). Dare l’alternativa di installare app store secondari vuol dire solo poter uscire dall’ecosistema Apple e quindi farle perdere guadagni. Ho usato Cydia per anni, poi ho smesso perché era “pericoloso” perché non ti potevi fidare di Jailbreak &co. Ma uno store di una compagnia alla quale già ho regalato la mia vita e i miei dati (come Amazon, ad esempio) deve poter avere un suo store su iOS, perché altrimenti è semplicemente concorrenza sleale. Ti vendo una macchina con una sola persona che la può guidare e ti porta solo dove dico io: chi comprerebbe un’auto così? Responsabilizzare gli utenti, renderli parte attiva nella conoscenza e nelle decisioni è cruciale per fare cresce le competenze digitali di una nazione. Usare uno smartphone sempre più simile ad un frullatore è il male perché così sarai in balia delle scelte di App!e e non potrai più scegliere. Anche la chiosa del “se non vuoi Apple prendi Android” è una presa in giro perché le leggi degli stati tutelano i cittadini, e perché è esattamente come Internet Explorer installato su Windows di default. Ma guarda facciamo un discorso hardware: hanno tolto la lightning su iPad e non su iPhone, perché? È sempre la stessa storia, la Apple pensa solo ai profitti non gliene frega niente della privacy degli utenti, dell’ambiente, del design, dell’usabilità, del cliente. Come tutte le altre aziende, intendiamoci. Ma installare store alternativi permette di avere F-Droid con software Open Source, libero. Leggiti “Errore di sistema” di Snowden e capirai che la Apple non ti dirà mai se ha venduto i tuoi dati e a chi. Sembra un futuro distopico di Black Mirror dove una COMPAGNIA ti garantisce la tua privacy, fermati a pensare. È tutto sbagliato, sono gli stati che devono garantire che nessuno rubi i tuoi dati. Finiremo con votare l’iSindaco della Apple se continuate a scrivere articoli così e a convincere le persone che si può sostituire la tutela di uno stato con quella di una compagnia. Scusate la lunga scrittura, ma so che sto parlando con un padre e credo che tu debba scegliere cosa insegnare a tuo figlio (era un maschietto, giusto?). Un caro saluto, S

  3. Condivido assolutamente quanto indicato nell’articolo. Amo Apple per quello che è oggi e non vorrei store terzi che anche se non usati, aprirebbero varchi di vulnerabilità oggi per fortuna preclusi.

    Ps
    È sempre “simpatico” vedere i post dei soliti noti che strumentalizzano le parole dell’articolo, estrapolandole dal concetto.

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