Era nato come un social network per migliorare la socialità nelle università. Negli anni Facebook è diventata una delle aziende più diffuse al mondo per la vendita di pubblicità. Forte dei suoi 3 miliardi di iscritti, si è poi estesa al comparto della messaggistica e dello scambio di foto.

Ora la società di Mark Zuckerberg prova a effettuare lo stesso passo effettuato da Google nel 2015, quando la società holding fu rinominata Alphabet. In questo caso la società holding di Facebook si chiamerà Meta.

Il nome deriva da Metaverse. Un termine nato nel 1992 e che indica il vivere la propria vita digitale mediante un avatar in un mondo 3D. In realtà nulla di nuovo nel panorama di internet. Basti pensare al fenomeno Second Life del 2003. Ciò che Meta cerca di proporre è una versione di Facebook nella realtà virtuale, per consentire l’incontro a distanza degli utenti.

Per favorire questa transazione pare che sia stato investito un budget da 10 miliardi di $. Denaro che dovrebbe essere sufficiente per creare un mondo alternativo dove si potrà accedere mediante i Meta VR, che poi altro non sono che i caschi Oculus VR rinominati.

Questo è solo il primo passo del progetto di Facebook di creare un mondo virtuale alternativo, dove tutti potranno incontrarsi restando a casa e scambiando ovviamente una grande quantità di dati. Dati che serviranno a vendere una moltitudine di prodotti, servizi e addirittura oggetti virtuali.

Meta potrebbe vendervi una casa virtuale dove vivere, degli abiti, degli arredi. Tutti virtuali, privi di una produzione reale nelle fabbriche, ma pagati con denaro vero. Denaro che andrà nelle casse dell’azienda.

La domanda è: siamo pronti a porre la nostra vita digitale nelle mani di Facebook? Una società da anni nella lista dei cattivi, per aver usato il suo algoritmo per disseminare odio, dare risalto a fake news e alimentare gli hater pur di vendere pubblicità.

Cosa accadrebbe in un mondo dove Facebook può decidere chi può vivere o morire, cosa può apparire o sparire? Il problema di tutto il progetto è la scarsa fiducia di cui Facebook possiede al momento. Più che creare un mondo virtuale e cambiare nome per pulirsi la coscienza, con un logo che sembrano due testicoli, l’azienda dovrebbe occuparsi del male che ha generato nel mondo reale.

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