Una musicassetta
Una musicassetta

Viviamo in un’epoca dove la musica si può reperire con la stessa facilità con la quale ci procuriamo la luce, il cibo o l’acqua. È ovunque e fruibile in qualsiasi momento della giornata, esattamente nella quantità di cui abbiamo bisogno e nella qualità che vogliamo.

Ma non è sempre stato così. Oggi prendiamo il nostro smartphone e possiamo ascoltare quel pezzo che ci ritorna spesso nella mente in qualsiasi momento, ascoltandolo tutte le volte che vogliamo, a volte scegliendo anche più versioni dello stesso brano. Ma prima del 2000 la musica andava cercata in giro, nel mondo reale e costava tanto. L’esperienza d’uso della musica negli anni ’80 era completamente diversa.

Quando ero piccolo io l’unico mezzo per averla sempre con se era il Walkman. Prima di quel momento c’erano solo tre mezzi disponibili: la radio che era il più economico, l’impianto audio con il lettore di vinili o i juke-box presenti nei locali.

Il vinile

Il vinile di Michael Jackson
Il vinile di Michael Jackson

I dischi in vinile, dal nome del materiale usato per realizzarli, arrivarono nella metà degli anni ‘50 e durarono per quasi 40 anni. Anzi a oggi continuano a essere venduti.

Mio padre ne possedeva una collezione e quindi ebbi la fortuna di incontrare questo formato nella mia vita. Avevano un diametro di 25 centimetri, che si abbassava a 17,5 cm per i singoli, e contenevano circa 15-20 minuti di brani per lato.

Ogni disco conteneva dei solchi. Tramite un lettore da scrivania, renderlo portatile era impossibile, si faceva passare una puntina sui solchi generando le vibrazioni necessarie per ottenere i suoni delle canzoni.

Ogni disco in vinile era formato da un certo numero di giri di solchi. Da qui la definizione di 45 giri o 78 giri al minuto. Era la velocità necessaria da applicare alla rotazione del disco per ottenere il brano con l’audio al livello corretto. Bastava appoggiarlo su un piatto rotante per ottenerlo.

I vinili ebbero un grande successo perché per la prima volta si poteva usare un formato fisico per portare la propria musica in giro. Prima impossibile. Questo avviò una rivoluzione nel settore. Nacque, per esempio, il lavoro di disc jockey, o DJ come lo conosciamo oggi. Una persona in grado di far suonare i vinili nell’ordine giusto per animare una festa.

I juke-box

Uno dei Juke-box presenti nei locali degli anni ‘70 e ‘80
Uno dei Juke-box presenti nei locali degli anni ‘70 e ‘80

Il diffondersi dei vinili consentì la realizzazione dei juke-box. I primi si ebbero negli anni ‘30 negli USA, ma in Italia fu necessario attendere gli anni ‘60. In pratica durante il boom economico e dopo la ricostruzione post Seconda Guerra Mondiale.

Io ne incontrai vari da bambino, durante gli anni ‘80, perché erano diffusi nei locali. Bastava mettere una moneta per attivarne uno.

Il sistema era abbastanza semplice. Nella sua cassa erano contenuti circa 100 vinili da 7 pollici, necessari per i singoli delle canzoni. Quando si inseriva una moneta nella plancia, un braccio robotico si alzava per andare ad afferrare il vinile presente nella posizione scelta dalla persona.

Afferrava il disco in vinile e lo andava a posizionare sul piatto rotante per avviare la riproduzione. Quindi dall’inserimento della moneta all’inizio del brano in riproduzione passavano diversi secondi. Secondi intrattenuti da questo braccio robotico che si muoveva per spostare fisicamente gli oggetti.

I juke-box non si usavano a casa, ma quasi sempre nei locali. Erano un mezzo di intrattenimento per tutti i presenti e uno strumento per monetizzare per il proprietario del locale. Poteva mettere musica e farsi pagare in monete.

La cosa divertente è che tutte le persone presenti nel locale dovevano “subire” la scelta musicale di chi aveva sganciato la moneta. Quindi spesso nascevano epiteti per chi sceglieva male il brano.

Le musicassette e il Walkman

Il primo Walkman fu venduto nel 1978 e l’ultimo nel 2010. Il fenomeno dello streaming musicale si ebbe proprio verso il 2010 e questo divenne un punto di cambiamento nell’industria musicale.

Il primo Walkman della storia venduto dal 1° luglio del 1979 in Giappone
Il primo Walkman della storia venduto dal 1° luglio del 1979 in Giappone

Il Walkman fu realizzato su ispirazione del Pressman: un registratore vocale nato in ambiente lavorativo, per registrare le conversazioni e prendere appunti. Al centro del sistema c’erano le cassette, o cassettine come venivano chiamate con affetto.

Le prime cassette furono sviluppate in Olanda nel 1962. Probabilmente le avete viste da vicino. Da ragazzino ne avevo molte.

Si tratta di supporti formati da due rotelle in grado di far passare un nastro magnetico da una parte all’altra. Il nastro conteneva le informazioni musicali. Una testina appoggiata sul nastro, presente nei lettori musicali, riusciva a tradurre le informazioni magnetiche in informazioni audio.

A volte capitava che il nastro magnetico fuoriuscisse dalla cassetta, costringendo a infilare una penna nel foro di una delle due rotelle per tentare di rimetterlo a posto. È un’immagine tipica degli anni ‘80.

Come mettere a posto un nastro magnetico nella sua cassetta
Come mettere a posto un nastro magnetico nella sua cassetta

La cosa interessante è che di solito queste cassette contenevano 60 minuti di audio. Poi ci furono anche formati da 90 e 120 minuti. Quindi di solito un album musicale doveva stare in quel range temporale.

Non era ovviamente possibile andare su un brano preciso. Sul retro della confezione della cassetta di solito era stampato un elenco di canzoni in ordine di apparizione. Quindi se si voleva ascoltare un brano in posizione 5, bisognava usare i pulsanti indietro e avanti per mandare avanti il nastro fino a trovare il brano 5.

Se si voleva ascoltare quel brano per una seconda volta, bisognava rimandare il nastro indietro fino ad arrivare all’inizio del brano e riascoltarlo. Ovviamente non sempre si riusciva a indovinare il momento preciso.

L’elenco dei brani presenti in una cassetta
L’elenco dei brani presenti in una cassetta

I Walkman più recenti integrarono anche la possibilità di individuare le tracce automaticamente. Si utilizzò il trucco di comprendere l’interruzione tra un brano all’altro, di solito durava 1 o 2 secondi, per comprendere l’inizio e la fine del brano.

Questo consentì di realizzare un sistema in grado di saltare da un brano all’altro mandando avanti la cassetta e finire esattamente all’inizio del brano da ascoltare. Era un sistema però integrato nei Walkman costosi.

Il nome Walkman, un po’ come accadde con gli iPod, fu usato negli anni in modo generico per indicare il lettore di musicassette portatile, anche se questi in realtà era un brand di Sony.

Il più costoso che comprai lo pagai 120.000 lire (circa 62 €), mentre il più economico 15.000 lire (circa 8 €). Questo per indicare la presenza di lettori molto diversi, dalle funzioni diverse.

Erano comunque pesanti, per via delle batterie AA necessarie per farli funzionare. A volte bisognava pulirli con un cotton fioc imbevuto di alcol. Inoltre la musica saltava. La testina era molleggiata per favorire il meccanismo di play e stop. Rispettivamente consentiva di alzare e abbassare la testina sul nastro magnetico.

Quindi se si usava il Walkman per andare a correre, capitava che la testina si alzasse e ci fossero dei momenti di silenzio durante la corsa. Fenomeno che si ebbe anche quando si passò ai CD musicali e che durò fino agli iPod con disco rigido. Fenomeno che si superò solo con le memorie solide.

Come si reperiva la musica negli anni ‘80

Credo che il reato sia finito in prescrizione, quindi posso dirvi che non tutte le mie musicassette erano originali. Dalle mie parti esisteva un florido mercato di audiocassette clonate. Era facilissimo copiarle visto che non c’erano sistemi DRM.

Il registratore di musicassette consentiva di copiarle facilmente
Il registratore di musicassette consentiva di copiarle facilmente

Bastava prendere la cassetta con la musica e inserirla in un lettore con doppio comparto per le cassette. Premere play su un lato, rec nel lato dove si inseriva una cassetta vuota e attendere che la musica riprodotta da un lato venisse registrata sull’altro lato.

Quindi per copiare una cassetta da 60 minuti erano necessari 60 minuti. La cosa positiva è che su un nastro si poteva registrare di nuovo. Si poteva sovrascrivere il nastro.

Questi poteva essere inciso sia su un lato che sull’altro. Basta estrarre la cassetta dal lettore e girarla. Si aveva così un lato A e un lato B con la stessa cassetta. Al termine di un lato, se lo si voleva riascoltare, bisognava rimandare tutto il nastro indietro.

Da ragazzini passavamo i pomeriggi nell’attesa che la nostra canzone preferita venisse passata alla radio. Di solito si utilizzava uno stereo in grado di registrare, si inseriva un nastro vuoto e si attendeva di premere play all’inizio delle canzoni passate alla radio.

Se la canzone ci piaceva la lasciavamo sul nastro. Se non ci piaceva tornavamo indietro nel nastro, per attendere la canzone successiva passata alla radio e così via, fino a ottenere una cassetta da usare nel nostro Walkman. Gli amici di scuola più svogliati registravano tutta la trasmissione radio, quindi si ascoltava tutto prima di una canzone, anche le interruzioni pubblicitarie.

Oggi basta creare una playlist in pochi secondi in un qualsiasi servizio di streaming musicale e condividerla. All’epoca bisognava passare il pomeriggio ad ascoltare la radio.

Sforzo che veniva utilizzato anche per creare le cassette per le nostre crush, o cotte come venivano chiamate all’epoca. Bisognava creare una cassetta piena di canzoni d’amore con una precisa opera di tassellamento di brani presi su varie cassette.

La cassetta di Fivelandia con i brani dei cartoni animati
La cassetta di Fivelandia con i brani dei cartoni animati

Era necessario calcolare l’esatta apparizione dei brani e la loro durata per creare il giusto equilibrio. Infatti era da premiare non tanto il contenuto melenso dei brani, ma lo sforzo adoperato per creare quella cassetta che si sperava venisse ripagato con un bacio (ricompense più elevate erano precluse all’epoca).

Concludendo questo racconto sulle musicassette, volevo evidenziare il fatto che la mia infanzia è stata segnata dal mancato acquisto della musicassetta di Fivelandia con i brani dei cartoni animati cantati da Cristina D’Avena. Cassetta che per i miei genitori costava troppo e quindi non me la comprarono mai.

L’avvento dei CD musicali

Le specifiche tecniche dei CD musicali si ebbero nel 1980 e il primo lettore nel 1982. Il supporto si affermò solo dalla metà degli anni ‘90 per via dei costi elevati.

Il primo CD musicale che comprai credo fosse il singolo di “Candle in the Wind” di Elton John uscito dopo la morte di Lady Diana.

Avere un lettore di CD musicali all’epoca, in un periodo storico dove eravamo tutti un po’ poveri, era uno status symbol. Un modo per dire che si stava passando a un livello più borghese.

Al centro di questo fenomeno c’era sempre Sony che era l’Apple dell’epoca. Forte del successo del Walkman che durava da circa 20 anni, Sony fece evolvere il settore mediante i CD musicali.

Questi contenevano 700 MB di musica. Circa 74 minuti nel formato non compresso. Non molto di più di una musicassetta, ma con la possibilità di passare da un brano all’altro velocemente. Non era più necessario avvolgere il nastro.

La rivoluzione si ebbe nel 1995, quando fu reso disponibile il formato MPEG-3 a 128 Kbits/s. Quello che conosciamo come MP3.

In un CD musicale, così, riuscivano a trovare posto ben 150 brani e non solo 20 max come in precedenza. Stava iniziando l’epoca dei lettori in grado di contenere centinaia di brani da ascoltare in qualsiasi momento, che portò poi ai 1.000 brani del primo iPod nel 2001 e a Spotify con lo streaming musicale nel 2008.

Il mio primo player musicale

Il player musicale Ericsson HPR-08
Il player musicale Ericsson HPR-08

Quando iniziai a lavorare potei comprare il mio primo player musicale. Era un Ericsson HPR-08 che andava agganciato al mio primo cellulare, un Ericsson T10 blu. Quindi il player non funzionava stand-alone, ma era necessario usare il cellulare per tutto il tempo.

La musica era caricata in una scheda SD da 16 MB. Si avete letto bene, non GB ma MB. All’epoca era una delle memorie più capienti. Conteneva circa 4-5 brani in formato MP3. Ovviamente le cuffie avevano il filo che usciva dal lettore.

Non era molto comodo da usare in realtà. Oltre a dover usare il cellulare per gestire i brani, camminando a volte il lettore si staccava dalla porta del telefono e la musica si interrompeva. Non durò molto.

Il mio secondo lettore fu un iPod Shuffle che conteneva 1 GB di brani e funzionava senza telefono. Bastava indossarlo attaccandolo al collo. Su una estremità c’era una porta USB-A. I brani al suo interno si passavano mediante iTunes.

L’iPod Shuffle di prima generazione
L’iPod Shuffle di prima generazione

Poi arrivarono altri iPod, fino all’arrivo dei servizi di streaming musicali, come Deezer, Spotify e poi Apple Music. Servizi che cambiarono tutto di nuovo perché non solo era possibile ascoltare la musica preferita, ma scoprirne di nuova.

Un’evoluzione che ha portato al sistema attuale, dove possiamo accedere in pochi secondi a un catalogo di 90 milioni di brani in qualsiasi momento della giornata, a una qualità anche elevata con il formato Lossless, fruibile in ogni momento, per soddisfare qualsiasi stato d’animo.

La fatica provata nella ricerca della propria canzone preferita è ufficialmente un ricordo del passato.

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