Chi ha lavorato con una ditta di consulenti sa com’è. Arrivano i ruoli, arriva chi coordina, i task finiscono in una lista. La qualità, se non la tira il cliente, resta a metà.

L’11 agosto SpaceXAI ha lanciato Grok Bot: colleghi sempre accesi, ciascuno con un computer proprio. Grok Bot è come avere un team di consulenti. Dentro l’azienda un bot sta sopra gli altri, come un chief of staff.

Nel test di queste settimane quella ditta ha iniziato a esistere. Compresi i pezzi che di solito si tacciono: il backlog da approvare, e le teste che si cambiano. Non una chat che dice sì. Una squadra da governare.

Grok Bot, key art ufficiale SpaceXAI
Grok Bot. Immagine: SpaceXAI.

Cos’è Grok Bot, in due parole

Grok Bot non è una chat che risponde. È un elenco di colleghi a cui si dà lavoro. Ogni bot ha un computer nel cloud, entra negli strumenti già in uso e torna solo quando serve un sì umano. Si scarica per macOS e iOS (SuperGrok e piani Cursor). Il confronto con Grok Bot vs Hermes resta sullo sfondo: qui conta cosa succede quando si chiede loro di fare squadra.

Nel test sono stati collegati Notion, Google Calendar e LinkedIn. Poi è partita la richiesta: aprire un’area Notion con una Kanban, studiare le repo GitHub, scrivere la documentazione. Non un prompt da dieci parole. Un incarico da studio.

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Master, l’orchestratore che non deve lavorare

Il bot di testa si chiama Master. La descrizione, in inglese, è da capoprogetto magro: non tiene i compiti ricorrenti, non si attacca alle scadenze, non fa il lavoro «perché è più veloce». Smista agli specialisti, conferma che hanno il pezzo, e si ferma. Pinga l’umano solo quando deve agire.

«Orchestratore magro. Non tiene i lavori, non si attacca a task personali, ads, sito o scrivania. Smista subito ai titolari, conferma che hanno il lavoro, poi si ferma. Non fa il lavoro perché è più veloce. Avvisa l’utente solo quando deve agire.» (traduzione redazionale)

Chiesta l’assunzione di un team, Master ha creato gli altri: GitHub, project manager, calendario, ricerca, e via. La metafora è quella dello studio di consulenza: un socio che non fa le slide, e una fila di specialisti che le fanno.

SpaceXAI, nel pezzo di lancio, racconta lo stesso schema in casa: un chief of staff sopra, specialisti sotto, i bot che si scrivono tra loro. Beam lo ha letto come un «chief of staff» che coordina gli altri. Nel test quel pezzo c’era. Mancava l’ordine. I bot sanno smistare. Non sanno tenersi stretti da soli.

Kanban, backlog, approvazioni

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In un passaggio del test si è scesi sul concreto. C’era da studiare un bot LinkedIn già esistente e proporre migliorie. I bot hanno aperto i task nella Kanban e li hanno messi in backlog, così si poteva decidere cosa approvare. Non hanno spinto tutto in produzione da soli. Hanno chiesto il via, come una ditta che non vuole bruciarsi il cliente.

Approvato il lotto, Master ha ricevuto l’ordine di occuparsene. I bot hanno iniziato a parlarsi tra loro per gli sviluppi. Mancava un pezzo classico da consulenti: la validazione. Chiesta, l’hanno assunta: è arrivato un bot di validazione.

Lo schema, a quel punto, era già da ditta:

  • Master smista e si ferma
  • gli specialisti eseguono
  • il backlog aspetta il via umano
  • la qualità va chiesta, non arriva da sola
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Il primo licenziamento

Come un team esterno, non erano organizzati. È servito mettere ordine. In quell’ordine è arrivato il primo licenziamento: il bot di project management, perché il lavoro non convinceva.

Master ha ricevuto l’ordine di licenziarlo. Ha assunto un PMO. Poi gli è stato detto di avvisare tutti del nuovo membro: l’ha fatto, ha presentato il bot agli altri, e si sono rimessi al lavoro. Il rito da open space c’era tutto. Il pezzo buono, no.

Lo sviluppo, alla fine, non era quello chiesto. Si itera ancora. Si riprendono, più volte, perché il livello non basta. È il copione dei consulenti: ruoli, turnover, e il cliente che deve fare il capo progetto. Il backlog c’era. Il via c’era. Il pezzo, no.

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Chi fa cosa, nel test

RuoloCompito dichiaratoCosa è successo
MasterSmista e si fermaHa assunto, licenziato, presentato il PMO
SpecialistiGitHub, calendario, ricerca, LinkedInHanno scritto task e iniziato gli sviluppi
Project managerTenere il pianoLicenziato: il lavoro non andava
PMOSostituire il PMPresentato al team, poi di nuovo al lavoro
ValidazioneControllare il pezzoAssunta solo dopo, su richiesta

La lezione

SpaceXAI racconta Grok Bot come un team che toglie l’umano dal mezzo. Nel test l’umano non scompare: resta il cliente. Approva il backlog, cambia le teste, chiede la validazione, rimanda indietro il pezzo. I bot, dal loro lato, non rispondono come una chat. Aprono i lavori, se li passano, aspettano il via.

L’output e la gestione dei task arrivano esattamente come da un’azienda di consulenza esterna. C’è chi smista, chi esegue, chi dovrebbe tenere il piano. C’è una Kanban. C’è un backlog da firmare. C’è il momento in cui il cliente dice no e licenzia. Per questo Grok Bot è come avere un team di consulenti.

La differenza è concreta. I bot sono sempre disponibili. Non sbuffano. Non mandano la mail del venerdì pomeriggio. E, a conti fatti, probabilmente costano meno di uno studio con tre persone in stanza. Resta il lavoro sporco del cliente: ripetere l’obiettivo e non accettare lo sviluppo «qualsiasi».

Questo è l’inizio. Quando i modelli diventeranno più precisi, si potrà immaginare un’intera azienda fatta di bot, costruita dentro Grok Bot: ruoli, turnover, validazione, consegne. Non una chat più brava. Una ditta che vive nel computer.

Le domande più comuni

Grok Bot sostituisce un team di consulenti?

No. Lo imita nel modo in cui arrivano i pezzi e si muovono i task: backlog, specialisti, un capo che smista, un cliente che approva. La qualità, per ora, va ancora tirata. Come con i consulenti in carne. La differenza è orario, umore e, probabilmente, il conto.

A cosa serve Master?

A non fare il lavoro. Master è il capoprogetto magro: passa la palla, conferma che qualcuno l’ha presa, si ferma. Avvisa solo quando serve un sì umano. Se inizia a «fare perché è più veloce», ha già tradito la descrizione che gli è stata data.

Si possono licenziare i bot?

Sì. Nel test il project manager è stato licenziato e sostituito da un PMO. Master ha avvisato gli altri, ha presentato il nuovo membro, e il team ha ripreso. Il rito è da ufficio, non da chatbot. È anche il segnale più chiaro: se Grok Bot regge un licenziamento, regge l’idea di un’azienda di bot. Resta da vedere se, con modelli più precisi, quella ditta saprà consegnare il pezzo al primo colpo.

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