Un iPhone Duo da 2TB, listino 3.199 dollari negli Stati Uniti, è stato venduto su eBay a 4.999,99 dollari: 1.800 dollari sopra il prezzo ufficiale, per un telefono che nessuno ha ancora in mano. I preordini del pieghevole di Apple sono aperti dal 16 ottobre, lo stock iniziale si è esaurito in pochi minuti e sullo store italiano le consegne per chi ordina ora sono slittate al 25 gennaio 2027. Dove la domanda corre e l’offerta resta ferma, lo scalping arriva puntuale: in Italia un annuncio per la versione da 1TB chiedeva 4.499 euro contro i 3.119 del listino.

Il fenomeno non nasce con il Duo e non riguarda solo Apple. Lo scalping è il mercato parallelo che si forma ogni volta che un prodotto scarso vale, per qualcuno, più del suo prezzo ufficiale: la differenza la incassa chi è arrivato primo. Per il primo pieghevole di Apple quel mercato si è formato in poche ore, ma le sue radici affondano in un mestiere vecchio di secoli: stare in fila al posto degli altri, o davanti a tutti.

iPhone Duo, il primo pieghevole di Apple

La fila come mestiere

Prima dei bot, lo scalping si faceva con il corpo. A New York esiste un’azienda, Same Ole Line Dudes, fondata da Robert Samuel con una sezione del sito dedicata proprio alle code per iPhone. L’idea gli venne al lancio dell’iPhone 5, nel 2012, quando guadagnò 325 dollari vendendo due posti in fila: da lì capì che l’attesa poteva diventare un servizio. Le tariffe attuali partono da un minimo di 50 dollari per due ore, con 25 dollari per ogni ora aggiuntiva; su TaskRabbit, nella sola New York, i lavoratori disponibili per il line sitting sono più di 4.900, con una media di circa 27 dollari l’ora. Al lancio dell’iPhone 18 Pro, lo scorso settembre, i professionisti della fila erano in coda in tutto il mondo accanto ai clienti, alcuni accampati dalla notte precedente.

Gli huangniu, le «mucche gialle» della Cina

La versione organizzata e spregiudicata della fila vive in Cina e ha un nome preciso: huangniu, «mucche gialle». Negli anni Novanta il loro giro d’affari erano i biglietti del treno, comprati in blocco e rivenduti fuori dalle stazioni; dal 2010 il bersaglio sono diventati gli iPhone, con squadre che controllano fisicamente le code fuori dagli Apple Store. Nel gennaio 2012, al lancio dell’iPhone 4S a Pechino, gli scalper avevano assoldato lavoratori migranti in squadre da 20-30 persone per occupare la fila; quando lo store di Sanlitun non aprì per la dimensione della folla, partirono lanci di uova contro le vetrine e Apple sospese le vendite in negozio a Pechino e Shanghai. I margini, negli anni, sono rimasti il motore di tutto: nel 2014 un iPhone 6 al mercato nero cinese arrivava a 10.000 yuan contro i 5.288 del prezzo ufficiale, e nel 2020 un iPhone 12 Pro veniva offerto fuori dal flagship di Sanlitun a 1.000 yuan sopra il listino.

iPhone Duo aperto con lo schermo pieghevole

Dalla fila ai bot

La fila ha un limite fisico: un corpo occupa un posto. Il software quel limite lo ha cancellato, e lo scalping è diventato una questione di velocità di calcolo. Nike ammette che tra il 10% e il 50% delle iscrizioni alle lotterie della sua app SNKRS sono opera di bot, non di persone. Nel 2021 il caso Hebert mostrò quanto il sistema fosse permeabile: un diciannovenne, figlio di una vicepresidente Nike, comprava scarpe in edizione limitata con i bot e le rivendeva con profitti dichiarati di decine di migliaia di dollari al mese; la madre si dimise.

Con la PlayStation 5, tra il 2020 e il 2021, l’analisi dell’ingegnere dei dati Michael Driscoll stimò che tra il 10% e il 15% delle console vendute negli Stati Uniti era passato per le mani degli scalper, con profitti complessivi superiori a 40 milioni di dollari. Il punto di rottura culturale arrivò il 15 novembre 2022, con la prevendita dell’Eras Tour di Taylor Swift: la piattaforma di Ticketmaster crollò sotto una domanda che l’azienda definì senza precedenti, e due giorni dopo la vendita pubblica venne annullata. In quella settimana furono comunque venduti oltre due milioni di biglietti in un solo giorno: lo scalping non si ferma nemmeno quando il sistema si rompe, cambia solo chi riesce a passare.

Breve storia degli scalper

Le tappe essenziali del fenomeno stanno in poche righe:

  • 1774 — prima attestazione italiana di «bagarino», voce del lessico giudaico-romanesco di origine araba: il rivenditore abusivo esiste prima dell’industria.
  • 1869 — in inglese americano «scalper» indica già chi rivende biglietti a prezzi non autorizzati, prima teatrali e poi ferroviari: gli intermediari compravano gli spezzoni inutilizzati dei biglietti a lunga percorrenza e li rimettevano sul mercato.
  • 2007 — al lancio del primo iPhone le code si formano giorni prima e Apple impone già un limite di due telefoni per cliente; alla Fifth Avenue di New York il primo della fila si presenta con cinque giorni di anticipo.
  • 2010 — con l’iPhone 4 il posto in coda diventa merce a sé: a Chicago un cliente vende la propria posizione per 500 dollari.
  • 2012 — a Hong Kong Apple sostituisce le prenotazioni «chi prima arriva» con una lotteria legata a un documento d’identità governativo: i bot degli scalper esaurivano gli slot in pochi secondi.
  • 2013 — per l’iPhone 5S un organizzatore californiano recluta senzatetto a 20 dollari per apparecchio da rivendere; lo store blocca lo schema e finisce con due arresti.
  • 2022 — il caso Ticketmaster-Taylor Swift porta lo scalping dentro il dibattito politico americano.

La costante, in due secoli e mezzo, è una sola: cambia la tecnologia della coda, non l’incentivo. Finché un bene scarso ha un prezzo ufficiale inferiore al suo valore di mercato, qualcuno verrà pagato per colmare la distanza.

Dettaglio di iPhone Duo e della fotocamera sotto lo schermo

Il caso iPhone Duo

Il Duo ha riprodotto il copione in forma compressa. Preordini aperti il 16 ottobre, stock iniziale esaurito in minuti, consegne slittate a gennaio 2027 e la definizione di Apple ripresa dalle testate: domanda «straordinaria». Nel giro di ore, sulle piattaforme di rivendita si vendevano gli slot di preordine, non i telefoni: il pieghevole con la fotocamera nascosta sotto lo schermo arriverà nelle mani dei clienti solo dal 23 ottobre. Lo scalping, in questo caso, non vende telefoni: vende tempo, la promessa di saltare tre mesi di attesa. Le vendite concluse su eBay raccontano la scala del fenomeno:

  • il 2TB è stato venduto a 4.999,99 dollari contro i 3.199 di listino, con almeno quattro unità concluse a quel prezzo;
  • due esemplari da 1TB sono passati di mano a 4.400 e 4.100 dollari, contro i 2.599 ufficiali;
  • i modelli da 256GB, listino 1.999 dollari, risultano venduti tra 2.699 e 3.800 dollari.

In Italia, secondo quanto documentato da Punto Informatico, un annuncio eBay per il modello da 1TB chiedeva 4.499 euro a fronte dei 3.119 di listino: 1.380 euro di sovrapprezzo, su un prezzo di vetrina e non su una vendita conclusa. Per chi preferisce i canali ufficiali, l’iPhone Duo resta ordinabile su Amazon ai prezzi di listino, con le stesse attese dello store Apple. In Cina, sulla piattaforma Xianyu, i sovrapprezzi sulla prima fornitura superavano generalmente i 4.000 yuan, circa 480 euro.

Il mercato, però, punisce anche chi lo cavalca. A Zhengzhou un commerciante aveva bloccato 50 Duo del primo lotto per quasi un milione di yuan, contando su un premio di 2.000 yuan a pezzo: in una sola notte l’offerta dell’acquirente a valle è scesa sotto il suo costo di approvvigionamento, e chiudere tutto lo avrebbe lasciato con una perdita stimata di 25.000 yuan. Lo scalping somiglia a una rendita solo nelle prime ore; quando la produzione accelera e le consegne si accorciano, il premio si sgonfia e il rischio resta in mano a chi ha comprato per rivendere.

Le contromisure di Apple

La risposta di Apple al Duo è la sua ricetta storica contro lo scalping, aggiornata. Sugli store online il limite è di due telefoni per cliente, verificato al momento del checkout negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Giappone e in Spagna da Engadget; lo stesso messaggio compare sullo store italiano:

In Giappone e Corea del Sud, nella fase iniziale, il ritiro avviene solo con prenotazione: niente acquisti in negozio per chi si presenta senza. In Cina, Singapore e Hong Kong il tetto di due unità era dichiarato fin dall’apertura dei preordini. Sul fronte delle cancellazioni, le testimonianze di ordini annullati circolano su Reddit e sui social, ma non esiste una conferma ufficiale di una campagna sistematica contro gli ordini sospetti: diverse cancellazioni possono avere cause ordinarie, e trattarle come un dato acquisito sarebbe scorretto.

I precedenti spiegano la prudenza e insieme i limiti del metodo. Nell’ottobre 2007 Apple smise di accettare contanti per gli iPhone e abbassò il limite a due per cliente, spiegando tramite la portavoce Natalie Kerris che la carta serviva a «scoraggiare i rivenditori non autorizzati». Nel 2012, per l’iPhone 5, il limite di due unità si accompagnò a un tetto complessivo di dieci telefoni per cliente, rimosso a dicembre quando le scorte si normalizzarono. La lotteria di Hong Kong dello stesso anno resta il precedente più radicale: nome, numero di documento governativo, esito via email e ritiro il giorno dopo con lo stesso documento in mano. Funziona finché il perimetro è un negozio; su scala globale, tra account multipli e carte diverse, nessun limite per cliente chiude davvero il mercato: lo sposta e lo rende più costoso da alimentare.

Il vuoto legale italiano

Il punto meno intuitivo del fenomeno è giuridico: in Italia lo scalping di un iPhone non è vietato da nessuna norma. La legge di bilancio 2017 (legge 232/2016, comma 545) punisce con sanzioni da 5.000 a 180.000 euro e con l’oscuramento dei siti la rivendita non autorizzata, ma parla esclusivamente di «titoli di accesso ad attività di spettacolo»: biglietti per concerti, teatri ed eventi. Un telefono non è un titolo di accesso, e la norma non lo sfiora. Il decreto legislativo 26/2023, che recepisce la direttiva europea Omnibus, ha dichiarato pratica commerciale ingannevole la rivendita di biglietti comprati con strumenti automatizzati per eludere i limiti d’acquisto: anche qui, solo biglietti.

Negli Stati Uniti il perimetro è identico. Il BOTS Act del 2016 vieta di aggirare le misure anti-bot delle biglietterie online e di rivendere i biglietti così ottenuti, ma si applica agli eventi in strutture con più di 200 posti. Per i beni fisici — una console, una sneaker, un pieghevole da tremila euro — non esiste un divieto federale, e in Italia non esiste un divieto nazionale: restano i contratti dei venditori, cioè limiti per cliente, verifiche e cancellazioni discrezionali.

Il risultato è un’asimmetria netta. Chi compra un iPhone Duo per rivenderlo a 4.499 euro non infrange la legge italiana; infrange, al massimo, le condizioni commerciali di chi glielo ha venduto. Finché il legislatore continua a regolare i biglietti e a ignorare i beni, la lotta allo scalping resta un fatto privato tra piattaforme e rivenditori: Apple può alzare il costo di accesso al mercato parallelo, ma non può chiuderlo. Il 23 ottobre, giorno delle prime consegne, le file davanti agli store diranno quanto quel mercato è ancora disposto a pagare per saltarle.

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