Alla vigilia della sua interrogazione presso il Senato americano, in cui dovrà spiegare come mai Apple paga così poche tasse, Tim Cook issa un appello al governo americano chiedendo delle norme più snelle e una tassazione più favorevole per il rimpatrio dei capitali all’estero.
Come sapete, infatti, di recente Apple ha chiesto un prestito obbligazionario di 17 miliardi di dollari nonostante abbia 100 miliardi di dollari nei suoi conti all’estero. L’operazione è stata necessaria perché dovrebbe pagare il 35% di tasse nel caso in cui portasse quel denaro nelle banche americane.
Secondo Tim Cook questo problema attanaglia anche altre aziende americane per un totale di 1700 miliardi di dollari di possibili investimenti. Se quel denaro tornasse in patria, infatti, si potrebbero creare strutture in grado di generare nuovi posti di lavoro.
Tim Cook, come altri manager, vorrebbero uno scudo fiscale in grado di permettere di prelevare denaro dall’estero. Chissà se il governo americano gli darà ascolto.
Come saprete il mercato dei computer è in declino. Una tendenza che si ripete a livello mondiale a causa del boom dei tablet e dalla diffusione repentina degli smartphone. Ormai questi dispositivi da taschino permettono di effettuare le attività base quotidiane.
In Italia la situazione non è diversa. Come si evince da un’analisi effettuata da Gartner per il primo trimestre dell’anno, infatti, il mercato dei computer calato del 25,6% vedendo la vendita di 1.096.386 computer contro 1.473.709 dello stesso trimestre dello scorso anno.
Al primo posto tra i produttori di PC c’è Hp che ha venduto 228.960 unità con il 20,9% del mercato in calo del 30,5%. Al secondo posto abbiamo Acer con 165.385 unità in calo del 44,8%. Al terzo Asus con 163.043 unità con il 14,9% del mercato, in calo del 38,1%.
In quarta posizione troviamo Apple che con 78.600 unità ha il 7,2% del mercato, in aumento rispetto al 5,5% dello scorso anno, anche se la vendita di Mac è calata del 3,4%. L’aumento della quota di mercato si è avuta per il calo molto elevato degli altri produttori. In quinta posizione abbiamo la società che è cresciuta di più: Lenovo che con 75.107 unità, rispetto alle 33.491 dello stesso trimestre del 2012, è cresciuta del 124,3%.
[via gartner]
Qualche settimana fa abbiamo spiegato come funziona il sistema di pagamento delle tasse in Europa. Un sistema chiamato doppio panino olandese con caffè irlandese in grado di far pagare pochissime tasse alle multinazionali. Il tutto si basa su alcuni paesi in cui la tassazione è molto favorevole.
Un sistema che sottrae risorse anche negli Stati Uniti. Per tale motivo il Senato americano ha chiesto lumi alle multinazionali. Lo scorso 12 settembre sono state ascoltate Microsoft e HP. Il prossimo martedì 27 maggio, invece, sarà il turno di Apple.
Tim Cook comprenderà un volo per andare a Washington dove spiegherà, alle 9.30 del mattino, in che modo l’azienda amministra il pagamento delle tasse negli Stati Uniti. L’obiettivo è trovare quei punti deboli nella legge attraverso le quali le società riescono ad eludere parte delle tasse.
In un clima di crisi come quella attuale ogni risorsa è importante. Veder entrare miliardi di dollari in tassazione potrebbe aiutare la situazione generale.
[via politico]
Puntando sulla possibilità di chiamare gratuitamente e mandare messaggi, come fanno tante applicazioni presenti all’interno dell’App Store, LINE ha costruito il suo successo sulle faccine animate che di recente sono state introdotte anche in altri software come Viber e Facebook.
Tra le funzioni ce n’era una che permetteva di regalare pacchetti di adesivi animati agli amici acquistandoli attraverso il sistema In-App. Un sistema che si basava su un business model, in base ai dati del primo trimestre di quest’anno, in grado di generare 58 milioni di dollari. Un modello che è stato compromesso da Apple.
LINE, infatti, ha comunicato all’interno del suo blog che è stata contattata dalla società di Cupertino con la richiesta di rimuovere l’uso dei crediti, utilizzati per regalare i pacchetti di adesivi animati. Una richiesta che cancellerà, di fatto, il 30% degli introiti dell’azienda: circa 17 milioni di dollari.
Al momento non sappiamo il motivo per cui l’azienda abbia chiesto di eliminare questo sistema, anche perché con l’acquisto dei crediti si generavano il 30% di commissioni per le casse di Cupertino. Fatto sta che, dalla sera alla mattina, Apple con la sua decisione ha recato un danno ad un’azienda che aveva investito in iOS.
Un comportamento che potrebbe ledere gli investimenti futuri nello sviluppo di applicazioni. In un clima in cui le aziende potrebbero non essere mai sicure di vedere generale denaro dagli investimenti.
[via line]
La guerra dei brevetti tra le multinazionali dell’elettronica è ancora in corso. Il problema è che la maggior parte delle aziende utilizza questo strumento, non come un modo per salvaguardare l’innovazione, ma una leva in grado di scardinare la porta delle vendite e abbattere la concorrenza.
Un concetto riassunto molto bene da Joaquin Almunia, commissario per la competizione nell’Unione Europea, che ieri ha bacchettato Google per aver chiesto il ban di alcuni prodotti di Apple.
Credo che le società dovrebbero utilizzare il loro tempo per rinnovare e competere in base ai meriti sui prodotti che offrono, non misurando la loro proprietà intellettuale con dei diritti per fermare la concorrenza a scapito dell’innovazione e sulla scelta offerta ai clienti.
Una sentenza dura che va associata all’accusa dell’Unione Europea nei confronti di Motorola, azienda acquistata da Google, che ha utilizzato la sua posizione dominante nel mercato non concedendo le licenze sulla tecnologia 3G.
Nel febbraio di quest’anno Apple ha dovuto eliminare nel suo catalogo in Germania gli iPhone 3GS e 4. A seguito di questa sentenza della UE, il ban in Germania cadrà.
[via macrumors]
Ogni anno la rivista Fortune stile alla classifica delle 500 aziende più importanti degli Stati Uniti. Tutte le società americane farebbero carte false pur di finire in quella classifica, poiché dona prestigio e di solito procura anche buoni contratti.
Quest’anno Apple è entrata tra le prime 10 posizioni. Lo scorso anno, infatti, la società di Cupertino era alla posizione numero 11, mentre quest’anno si è aggiudicata la 6ª posizione. Tutto merito del fatturato che continua a crescere e alla sua quotazione in borsa. L’azienda, infatti, è ancora la più capitalizzata del mondo.
Al primo posto abbiamo i negozi Wal-Mart, seguiti dall’azienda petrolifera Exxon Mobil e da Chevron. Apple tra le aziende di elettronica è la più in alto in classifica. La seconda è HP alla 15ª posizione.
[via cnn]
Come saprete Apple ha deciso di attivare un prestito obbligazionario da ben 17 miliardi di dollari: uno dei più grandi nella storia dell’economia. Quanto basta per acquistare Nokia e altre piccole società. L’obiettivo dell’azienda, però, è quello di far fronte alla liquidità che le servirà entro il 2015. Data entro cui l’azienda dovrà versare nelle casse degli investitori 100 miliardi di dollari.
Ma perché un’azienda che ha in cassa 145 miliardi di dollari in riserve deve chiedere un prestito? La risposta è molto semplice: la maggior parte del suo denaro è in banche all’estero. Se la società volesse importare quel denaro negli Stati Uniti dovrebbe pagare una tassa del 35%.
L’obiettivo dell’azienda è ovviamente risparmiare il più possibile su quest’operazione. Chiedendo il prestito obbligazionario potrà dedurre gli interessi pagati annualmente dalla base imponibile su cui dovrà calcolare le tasse. Considerando i vari scaglioni di rimborso si calcola che in media Apple pagherà 308 milioni di dollari all’anno.
In questo modo, oltre ad evitare la tassazione del 35% sull’importazione del denaro, riceverà anche un’agevolazione fiscale per gli interessi pagati al mercato.
[via bloomberg]
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