Cosa prevede la legge sul copyright che vuole l’Europa

Bandiera Europa

Lo strumento del copyright è sicuramente giusto. Consente di riconoscere ad un lavoro artistico la giusta proprietà. Avere strumenti che ne regolino la diffusione è utile, ma regolarizzare ogni singolo passaggio, in un’era dove le informazioni corrono veloci, rischia di ingessare tutto il processo.

Se ricordate lo scorso 3 luglio Wikipedia oscurò le sue pagine contro la nuova legge del copyright, perchè vieta anche di citare frammenti di articoli altrui. Cosa che Wikipedia fa per rendere le sue voci più complete. Nonostante questa protesta, però, la legge è andata avanti.

Il 12 settembre è stata votata dal Parlamento Europeo. Ora il testo andrà in discussione al Consiglio dell’Unione, per poi ritornare ad una votazione in plenaria del Parlamento. Successivamente, essendo una direttiva, deve essere trasformata in legge nei singoli stati. Ma cosa prevede?

Non c’è la libertà di panorama. Quindi non è lecito fotografare monumenti e scene dove appaiono elementi il cui copyright è di altri. Per esempio un cartellone pubblicitario. Quindi se andiamo viaggiamo possiamo scattare foto dei monumenti, ma non distribuirle on line.

Non è possibile registrare, fotografare e condividere eventi sportivi. Quindi se andrete allo stadio e fate dei video, assicuratevi che rimangano nel vostro telefono. Non pubblicateli nelle vostre pagine on line o potrebbero farvi causa.

È stato confermato l’art.11 che prevede di pagare i diritti di autore anche sui link. Quindi se scrivete un articolo e integrate un link ad un articolo non vostro, dovreste pagare i diritti a quest’ultimo. Probabilmente morirà la buona prassi di “citare la fonte”.

Approvato anche l’art.13 che prevede la piena responsabilità della piattaforma per i contenuti pubblicati dagli utenti. Quindi se creo un sito di scambio di foto e qualcuno pubblica la foto di proprietà di altri, posso essere chiamato in causa a risarcire i danni per il copyright. Chi gestisce le piattaforme, come forum e social network, sarà costretto a controllare tutti i contenuti.

Negativo anche dal punto di vista degli utenti. La norma consente ai proprietari delle piattaforme di chiedere agli utenti di cedere tutti i diritti sui contenuti pubblicati.

Sono esenti da questa norma le aziende con meno di 50 dipendenti, gli enti non commerciali e le piattaforme open source.

Le norme, quindi, pongono vincoli che teoricamente dovrebbero colpire i grandi big della rete, come Google e Facebook, ma che in realtà rischia di rendere la vita difficile ai piccoli editori. La speranza è che l’Europa si occupi del benessere dei suoi cittadini, anziché gonfiare una burocrazia che potrebbe porre i freni a molti progetti validi.

One Comment

  1. Fantastica la battuta: “La speranza è che l’Europa si occupi del benessere dei suoi cittadini…” degna dei migliori comici di Zelig.

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