Apple chiederà il permesso anche per migliorare Siri

Siri

Come migliorare Siri se non si comprende dove l’assistente sbaglia? Questo è uno dei grandi dilemmi al quale gli ingegneri della società dovranno rispondere. Il machine learning, infatti, funziona se c’è materiale sul quale apprendere.

Per avere materiale bisogna ricavarlo proprio dove c’è, vale a dire presso gli utenti. Apple controllava circa l’1% delle interazioni con Siri per addestrare meglio l’assistente e renderlo più efficace. Una recente osservazione del Guardian, però, ha fatto notare che questa raccolta non era approvata espressamente dall’utente.

Per questo motivo la società ha deciso di accettare, da adesso, solo il materiale raccolto tra i suoi utenti che hanno deciso di aiutarla nel migliorare l’algoritmo. In pratica l’utente può decidere se finire o meno nel calderone delle conversazioni da esaminare.

C’è da dire che Apple applica la privacy differenziale. Questo rende impossibile collegare un file audio ad uno specifico account. Quindi di per se le informazioni sono anonime. Come riporta Bloomberg, la stessa decisione è stata presa da Google per il Google Assistant.

Resta fuori, al momento, solo Amazon e Alexa che continuano a raccogliere tranquillamente, con tanto di associazione di comando e utente.

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