Bisogna pagare le tasse se si vendono app nell’App Store?

App Store

Abbiamo letto tante notizie inerenti le grane fiscali di Apple negli ultimi anni. La società di Cupertino, come un po’ tutti in questo mondo, cerca di pagare meno tasse possibili. Nel farlo a volte usa metodi poco trasparenti e va incappa in sanzioni. Per esempio in Italia pagò 318 milioni di € e in Francia 500 milioni.

Denari dovuti per aver portato il fatturato in Irlanda e Olanda, evitando percentuali di tassazione più alte. Ma per quanto riguarda gli sviluppatori? Ieri ho letto un post su Facebook in cui c’era un’interessante teoria. Si diceva che gli sviluppatori non devono pagare tasse perché le app sono opere di ingegno e non veri prodotti. Dovrebbe essere Apple a pagarle perché è lei che incassa i denari, dovendo fungere da sostituto d’imposta.

In realtà anche per le opere di ingegno si pagano le tasse. I diritti d’autore prevedono di pagare il 20% con la ritenuta d’imposta. Non esiste in Italia un reddito non tassabile. Potrebbe essere non tassabile un’offerta libera, ma anche in quel caso se è continuativa il fisco può opporsi e chiedere di pagarle.

Quindi chi paga le tasse per la vendita delle app? Per rispondere a questa domanda dobbiamo avere in mente un fattore: per l’App Store noi utenti non siamo clienti di Apple. I clienti di Apple sono gli sviluppatori. Chi compra le app sono clienti degli sviluppatori. Apple fornisce solo la piattaforma. È in pratica un fornitore per gli sviluppatori che per l’uso della piattaforma pagano il 30% di commissioni. È come se gli sviluppatori pagassero dei servizi e tra questi servizi è compresa anche la riscossione.

Quando lo sviluppatore riceve un bonifico da Apple e in un anno non supera i 5.000 € di incassi, cade sotto la voce “lavoro autonomo occasionale”. Bisogna fare un’autocertificazione, dichiarare i proventi e pagarvi il 23% di scaglione minimo dell’IRPEF. L’autocertificazione va consegnata al CAF o altro ente che si occuperà di realizzare la dichiarazione Unico, con tanto di modulo F24 con le tasse da pagare. Trovate ulteriori informazioni per esempio in questo articolo.

Se si superano i 5.000 € di incassi bisogna aprire partita IVA o fondare un’impresa. In quel caso bisogna emettere di propria spontanea volontà una fattura ad iTunes Sarl (iTunes sarl – 8 Rue Heinrich Heine L – 1720 Luxembourg VAT n. LU20165772) per tutte le vendite effettuate in Europa. Queste vanno senza IVA per via dell’articolo 7-ter del DPR n. 633/72. Se si ha il regime forfettario va già senza IVA.

Per le vendite effettuate negli Stati Uniti va emessa una fattura ad Apple INC. Di fatto lo sviluppatore effettua una prestazione di servizi specifici immateriali, con transazioni e pagamenti in via telematica. In pratica vende servizi e viene pagato via internet.

Google ha effettuato un passo in più in questa direzione pagando l’IVA direttamente. In questo modo, però, lo sviluppatore riceve la somma del venduto a cui non solo viene detratto il 30% ma anche la percentuale di IVA. Su 1 € di vendite ne riceve in pratica circa 58 centesimi, sui quali deve però pagarvi pure le tasse. L’IVA di per sé è un’imposta sul valore aggiunto, non rende immuni alle altre imposte.

L’interpretazione del “è solo un’opera di ingegno e i bonifici di Apple sono dei contributi non tassabili” è sbagliata. La verità è che essendo lo sviluppatore chiamato ad emettere documenti, non essendoci un’imposizione coatta dall’alto con calcoli automatici, spesso si fa semplicemente finta di niente.

App Store iOS 11

Questa è ovviamente un’evasione fiscale. Il fisco potrebbe controllare o meno e scoprire se ci sono importi di reddito evasi dall’imposizione. Nel caso se ne accorgesse si verrebbe chiamati a pagare la quota non pagata più gli interessi e sanzioni.

Il problema è che attualmente il fisco non si accorge di queste somme se queste non raggiungono cifre importanti, tali da attivare i radar dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate. Il sistema di per se non è semplice da gestire e spesso si cade anche in tentazione di non dichiarare nulla per evitare le maglie della burocrazia.

La speranza è che il fisco e Apple si accordino per tassare a monte tutti i proventi, liberando gli sviluppatori da qualsiasi obbligo fiscale. Purtroppo questa è un’ipotesi alquanto remota.

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