Insensata scelta italiana di legare le eSIM alla plastica e centri fisici

Non è certo la prima volta che sentiamo parlare di eSIM nell’ambito Apple. La società di Cupertino ci pensa da moltissimi anni. Ci sono dei brevetti in merito che risalgono al 2012. Inoltre Apple ha integrato questo sistema già da qualche anno silentemente negli iPad. Dagli iPhone XR e successivi, inoltre, abbiamo l’integrazione anche negli smartphone per avere una doppia SIM (una fisica e una virtuale).

Non dimentichiamo che dagli Apple Watch serie 3 c’è la possibilità di acquistare una versione con eSIM, per usare la connettività LTE in mobilità e fare a meno del telefono per gestire chiamate, streaming musicale e notifiche. Questo indica un forte interesse della società per questa tecnologia.

La società, dicono voci di corridoio, sta pensando di integrare le eSIM anche nei MacBook, per consentire loro di collegarsi alla rete quando il WiFi non è disponibile.

Ma a che punto siamo con l’integrazione della tecnologia da parte degli operatori telefonici? Da un paio di anni questa è disponibile solo presso Vodafone. L’operatore rosso fornisce il supporto delle Sim card virtuali per gli Apple Watch, ma non ancora per gli smartphone.

Da alcuni giorni le cose stanno cambiando. TIM è il primo operatore telefonico in Italia a vendere ufficialmente le eSIM. Teoricamente si potrebbe pensare che queste siano dematerializzate. Quindi che basti entrare nella sezione dell’operatore nel telefono, fare richiesta di attivazione e ricevere l’autenticazione direttamente con la rete. In fondo l’autenticazione avviene in modo sicuro, così come sicura è la certificazione dell’utente. In alternativa si potrebbe usare la PEC, il sistema SPID o l’invio telematico della carta di identità.

Invece bisogna recarsi fisicamente in un centro TIM. Bisogna dare dei documenti e ritirare, inspiegabilmente, un supporto in plastica contenente un QR code. Questi potrebbe essere ricevuto comodamente via email, invece l’utente si ritrova con un supporto fisico in cambio di 15 €. Soldi che presumibilmente TIM lascia al gestore del negozio.

Il passaggio successivo consiste nell’inquadrare il QR Code con la fotocamera dell’iPhone e attivare l’eSIM. Questa può essere attivata in un solo telefono alla volta, come le SIM fisiche. Non si può usare la propria scheda su tutti i propri dispositivi e pagare un solo abbonamento. Cosa che in realtà porterebbe molto vantaggio.

In pratica la eSIM è gestita proprio come una SIM fisica. Cambia solo l’associazione con il telefono. Operazioni che potrebbero essere gestite tutte telematicamente. Viene da pensare che l’operatore, per evitare di inimicarsi i gestori dei negozi, non vuole togliere loro la fonte di reddito della vendita delle Sim card. Cosa che ovviamente ricade sull’utente finale che si trova a pagare un supporto inquinante e superfluo.

La eSIM è una tecnologia che pian piano arriverà anche presso altri operatori. Il prossimo sarà Wind, mentre Vodafone ha rimandato agli inizi del 2020. Siamo ancora lontani, però, dalla gestione virtuale delle schede.

Da utente vorrei poter attivare una scheda direttamente dal telefono, senza dover passare per un supporto fisico. Vorrei anche usare la mia utenza su più dispositivi personali e poter cambiare operatore in poche ore mediante un passaggio telematico dei dati.

Tutte cose fattibili. Se solo le cose fossero gestite a favore degli utenti e non a favore delle società. La speranza è che con il tempo sia posto rimedio all’esperienza utente non ideale.

One Comment

Cosa ne pensi?